Questa sera ( lunedì 5 aprile), alle ore 18.50 su Cine34 (canale 34 del digitale terrestre), ci accompagna fuori dalle festività il film “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores.

Probabilmente sazi dal pranzo di pasquetta, il consiglio è di digerire lasciandosi trasportare dai colori intensi della Grecia e dalle riflessioni proposte da Mediterraneo. Il film è ispirato a Sagapò, un romanzo di Renzo Biason, e racconta di un plotone di otto uomini inviati a stabilire un presidio su una lontana isola del mar Egeo (Kastellorizo), durante la seconda guerra mondiale. L’isola a primo acchito sembra deserta e i soldati, a pochi giorni dal loro approdo, vedono affondare la nave che li ha lasciati sull’isola ed uno di loro, preso da un momento di disperazione, rompe l’unica radio. L’isolamento diviene totale ma sebbene la situazione di partenza sembri disastrosa, il gruppo troverà il modo di approcciarsi all’isola, che si rivelerà un vero e proprio locus amoenus caratterizzato da paesaggi dal fascino incantevole e da un clima idillico.

“In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare”. Con questa frase di Henri Laborit (medico e filosofo francese) inizia il film di Salvatores, che, senza pretese, affronta il tema del viaggio e della crescita. È il tenente Montini, un insegnate di latino e greco al ginnasio, a presentare la cultura greca come nostra antenata e a suggerire al soldato Farina, che gli confida le sue insicurezze, di ricercare sull’isola le proprie origini. L’incertezza della vita è un attributo comune a tutti i personaggi della storia che sono in “quell’età in cui non hai ancora deciso se mettere su famiglia o perderti per il mondo” e affrontano percorsi diversi, combattendo paura e malinconia e trovando nuove consapevolezze. Il tema della guerra, nonostante venga utilizzato come pretesto narrativo, non è eccessivamente affrontato nel film: il regista preferisce mostrare che dire ed inscena l’amicizia che si crea tra popoli diversi se si considera l’altro come un compagno e non un nemico. Infine l’atmosfera e gli ambienti bucolici, così come i personaggi proposti, si prestano a letture metaforiche e mitiche degli avvenimenti. Il tema del viaggio, anch’esso molto legato alla cultura classica, riecheggia nella dedica finale: “a tutti quelli che stanno scappando”.

Con Mediterraneo Gabriele Salvatores conclude la sua “trilogia della fuga” (composta da Marrakech Express e da Turné) con cui indaga l’individualismo dell’uomo degli anni ’90, deresponsabilizzato da ogni tipo di dovere. Il film vince il Premio Oscar nel 1992 come miglior film straniero consacrando Salvatores a regista di grande fama.

(Leonardo Ricci Lucchi)