“L’Ausl di Imola, per fronteggiare la pandemia, ha assunto circa 180 persone: questo si deve trasformare in perdita di salario per tutti? – si chiedono i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil -. Norme prive di senso bloccano il valore complessivo del salario accessorio al 2018 e conseguentemente, se gli operatori aumentano di numero, il livello pro capite cala”. Per tale motivo, il 9 aprile dalle 12 alle 13.30, si terrà un presidio negli spazi antistanti l’ingresso dell’ospedale Santa Maria della Scaletta.

“Per questa ragione abbiamo aperto la mobilitazione del personale sanitario dell’Emilia Romagna, perché servono risposte strutturali per il salario delle donne e degli uomini che lavorano nel comparto sanitario, le colonne portanti delle nostre Ausl – sottolineano Erika Ferretti per la Fp Cgil, Stefano Franceschelli per la Cisl Fp e Giuseppe Rago per la Uil Fpl. Serve un impegno a superare vincoli di spesa assurdi che rischiano di penalizzare chi lavora e chi assume per migliorare i servizi, per questo chiediamo alla Regione Emilia Romagna di intervenire in modo strutturale sui Fondi contrattuali delle aziende per assicurare la giusta valorizzazione ai professionisti e al personale. Stiamo raccogliendo anche all’Ausl di Imola le firme dei lavoratori e delle lavoratrici che presenteremo all’assessore regionale assieme a quelle dei lavoratori di tutte le aziende sanitarie della Regione”.

“Le assunzioni sono irrinunciabili, lo erano prima della pandemia, visti gli anni di blocco del turnover, e lo sono ancor di più in questo momento per garantire tutti i percorsi assistenziali alla cittadinanza – continuano la Ferretti, Franceschelli e Rago -. Ribadiamo quindi con forza che, se non si superano questi assurdi limiti di spesa imposti dal Ministero dell’Economia e della Finanza, e se non c’è un forte investimento di risorse sui fondi della contrattazione delle aziende del Servizio Sanitario Regionale, gli stipendi di chi ci garantisce la salute subiranno un inevitabile calo. All’Ausl di Imola si assiste poi ad un ulteriore paradosso: nonostante la situazione emergenziale l’Ausl propone alle organizzazioni sindacali di procedere con un sistema di valutazione individuale per verificare le performance di ogni singolo lavoratore.
Non è sufficiente il fatto che da un anno a questa parte si siano visti bloccare le ferie, saltare i normali turni di lavoro e di riposo, si siano visti trasferire da un reparto all’altro per gestire le emergenze, anche nella prima fase in cui i rischi erano molto alti per il personale? A nostro avviso sì. Questo per noi è inaccettabile. Al contrario, bisogna rilanciare i percorsi di valorizzazione delle competenze delle quali tutti noi fruiamo e che contribuiscono all’eccellenza della sanità emiliano romagnola”.