Spett. direttore,
Abbiamo ricevuto, automaticamente in indirizzo come “Cittadini per un Autododrodiverso”, la mail da Legambiente Medicina, che sintetizza il valore, secondo i gestori dell’Autodromo e i politici di turno, delle nuove barriere anti-rumore quasi ultimate su di un lato della pista poco dopo la variante alta, con lo scopo di rendere compatibile il rombo di un bolide di F 1 con la vita che dista lì a due passi.

Si dirà che sono sempre i soliti proprietari di ville di lusso, di quelli che hanno costruito dopo la nascita dell’autodromo. Ognuno ha le proprie ragioni, ma far passare un provvedimento di mitigazione la posa di pochi metri di barriera da un lato della pista quando dall’altro lato, a poche decine di metri è situato l’Istituto Agrario è il cercare di prendere in giro il cittadino!

Non poi tanto tempo fa abbiamo raccolto il lamento del Preside dell’Istituto, ora in pensione, che affermava trattarsi di una cosa vergognosa, di una situazione insostenibile, che non si riusciva a stare in classe: e dall’altro lato che barriera mettiamo? Quanto la facciamo alta? Quanti altri denari inutili gettiamo? Più o meno nello stesso periodo un insegnante venne a firmare una nostra petizione (inascoltata) affermando che, commissario esterno all’esame dei ragazzi dell’Istituto Paolini, non riusciva a comprendere le parole degli esaminandi: che tipo di barriera mettiamo da questo lato? E per finire, ma certo non da ultimo, mentre percorrevamo le corsie dell’Ospedale nuovo in visita ad un amico ricoverato, udimmo due infermiere intente a chiudere le finestre dicendo: ” … ma cosa sono, matti? E’ da questa mattina che vanno avanti così! Ma lo sanno che qui c’è gente che sta male e che muore?”. Altra barriera?

Percorrendo il ponte al termine del bellissimo viale Dante abbiamo scorto le numerose bandiere bianche con l’indicazione di “Motor Valley”: non prendiamoci in giro da soli, la valle dei motori (noi siamo italiani) sta da un’altra parte, là vicino a Modena, là sono arrivati i dollari dei cinesi che investono nella produzione dove, questa volta davvero, la tradizione dell’inventiva, del successo, della ricchezza dovuta ai motori, ai carrozzieri, agli ingegneri dei motori a combustione interna ha la sua sede naturale. Quella vera.

I numerosi milioni di euro che getteremo nella giostra del grande circo, ancora una volta per la passione di tanti nostalgici che non potranno neppure sedere nelle tribune appositamente tracciate con le sedute a forma di tulipano (o era qualche altro fiore?) non avrebbero potuto e dovuto prendere una destinazione diversa? Si provi a chiedere ai tanti gestori di pubblici esercizi che hanno minacciato di non onorare le scadenze della fiscalità, o a quelli che invadono le piazze stanchi di vivere senza guadagno, o ai tanti che hanno perso e perderanno il lavoro! Il circuito del “ristoro” non avrebbe preso la forma, una volta tanto sincera di “vistoso indotto”? La politica riuscirà a modificare i propri arcaici sistemi di scelta?

(Cittadini per un Autodromodiverso)