La discesa agli inferi della Juventus è iniziata nell’estate 2018 ed è coincisa con l’acquisto di Cristiano Ronaldo. Con tale scelta la dirigenza bianconera ha scelto di privilegiare l’azzardo a scapito del progetto. Provo di argomentare queste mie convinzioni.

Dal 2011 e fino all’inizio dell’era Ronaldo la Juve aveva dimostrato di saper vincere in Italia più o meno tutto (7 scudetti, 4 coppe Italia, 3 supercoppe italiane) in 7 anni, mentre con il campione portoghese ha vinto 2 soli scudetti in 3 anni (compreso questo 2021, con il campionato di fatto già assegnato all’Inter di Antonio Conte e Giuseppe Marotta).


E’ palese l’intenzione, la convinzione, l’azzardo appunto, di puntare alla vittoria europea in  Champions League (Coppa dei Campioni per quelli della mia età) scommettendo su un unico giocatore, rinunciando in tal modo a pianificare il futuro, ma a rincorrere ciò che il mercato offriva, tra l’altro pagando eccessivamente giocatori non all’altezza degli obiettivi bianconeri.

L’esito di tutto ciò è sotto gli occhi di tutti, una squadra mediocre in rapporto agli obiettivi dichiarati, non più capace di vincere lo scudetto in un campionato, quello italiano, chiaramente inferiore ai tornei top d’Europa.

La nostra distanza dai vertici continentali è palese, nel nostro campionato la palla “viaggia” a velocità inferiore, il dinamismo, la qualità del gioco, l’impostazione mentale non è vincente e i risultati delle squadre italiane impegnate in Coppa dei Campioni lo stanno dimostrando.

Tornando alla Juve è chiaro il condizionamento negativo di Ronaldo, con l’assenza di un progetto di gioco in quanto il dominus è rappresentato da lui che, come ha efficacemente rappresentato Fabio Capello, da anni non riesce a saltare il proprio marcatore, condiziona lo sviluppo del gioco corale, non aiuta i propri compagni di squadra in fase di copertura e, se non segna, di fatto risulta un peso e non quel valore aggiunto che ci si auspicava.

Oltretutto CR7 pare davvero più concentrato a raggiungere traguardi personali, record parziali e a volte incompatibili con lo spirito che dovrebbe animare un gruppo. Come giustificare, ad esempio, i circa 70 calci di punizione sprecati (con un solo gol realizzato contro il Torino), con in squadra giocatori come Pjanic (fino allo scorso anno) e Dybala chiaramente più abili di lui in questo gesto tecnico?

Con Allegri allenatore la Juve si è avvicinata ai trionfi europei (ora, con Ronaldo, riusciamo ad essere eliminati agli ottavi di finale di Champions da squadre oggettivamente mediocri come Lione e Porto) non in virtù del “bel gioco”, ma con una struttura solida di squadra, con gli undici giocatori migliori che scendevano in campo, senza che nessuno condizionasse l’assetto di squadra appunto.

E gli errori, i limiti societari in questi tre anni sono venuti prepotentemente a galla.

Il centrocampo è il reparto più debole della rosa, la qualità è molto bassa e alcuni giocatori come Bentancur, Arthur, Ramsey, Rabiot, Kulusevski stanno deludendo le aspettative. I dirigenti dovevano concentrare i propri sforzi sul fatto che alcuni giocatori hanno dato tutto quello che potevano (Alex Sandro ad esempio) e andavano sostituiti adeguatamente, andava compiuta una vera e propria rivoluzione perché è finito un ciclo e, in questa situazione non ci si affida ad un solo giocatore (e in fase discendente oltretutto).

Non basta il fatto che Ronaldo si stia dimostrando il numero uno anche in Italia a suon di gol, perché il suo acquisto senza costruirgli una squadra attorno è un suicidio tecnico e le ultime due campagne aquisti di Paratici e Company dimostrano che la Juve si è affidata a ciò che ha potuto, non ai giocatori che avrebbe voluto e di cui c’era bisogno.

A questo punto gli obiettivi nel breve-medio periodo sono fortemente ridimensionati e restano confinati dentro il perimetro italico.

Occorreranno parecchi anni per tornare ad essere la squadra e la società che tutti i tifosi juventini hanno nella mente e nel cuore.

(Tifoso bianconero)