Il mattino del 16 agosto 2016 sono uscito dalla porta della vecchia casa colonica. Il sole era alto. L’aria calda e afosa.

Davanti a me sull’aia arida bruciata dal sole, due vecchi alberi dal grosso tronco. I pochissimi rami rinsecchiti mostravano tutta la loro età e non ombreggiavano più la casa, Un vento modesto li faceva scricchiolare.


Improvvisamente tutto questo cambiò: una fitta neve scendeva volteggiando coprendo con il freddo manto tutta l’area dell’aia e i dintorni. Solchi di ruota di bicicletta mi fecero capire che mio padre si era già recato al lavoro. Mi incamminai verso il punto che più preferivo, dove di solito la mia fantasia di bambino mi conduceva. Frida, il cane da caccia di mio padre inseguiva per gioco le oche starnazzanti che incuranti della neve, attraversavano il cortile. Con un fischio richiamai l’attenzione della cagnetta che in un attimo mi raggiunse.

Al limite dell’aia due ruscelli dalle chiare acque scendevano dalla collina e si riunivano davanti a me in un unico rio. Le ripide sponde coperte di acaci e noci selvatici i cui rami mossi dal vento si intrecciavano tra di loro come cavalieri e dame in una danza antica, formavano una barriera impenetrabile alla mia vista. Il vento faceva ondeggiare anche il lungo pelo di Frida splendido animale di razza Setter, che teneva il collo e la testa tesi fino all’impossibile in avanti, la lunga coda dritta volta all’indietro, era un invito a seguirla nella sua possibile avventura di caccia.

In quel momento una voce mi raggiunse da dietro le spalle: “Giulio dal dottore!” mi girai verso la casa: tutto era come prima: L’aia vuota e arida, priva dell’ombra dei due vecchi alberi rinsecchiti.

Nel vano di una finestra, si sporgeva una donna dai capelli bianchi, gesticolava e brontolava : “Se non ci fossi io…”

Mi passai una mano tra i capelli per ricomporli dal disordine creato dal vento, la ritrassi e la osservai. Un capello rimasto impigliato nelle mie dita era bianco… bianco… come la neve che scendeva nell’irrealtà del sogno.

(Racconto raccolto da Lina Cremonini)