All’interno della società che non ha equilibrio risulta essere molto difficile, se non impossibile, individuare un punto fermo sul quale fare forza per una possibile ripartenza. Lo affermava anche Archimede quando assicurava che, trovando un punto fermo, sarebbe stato in grado di sollevare il mondo.
Così, in aggiunta al danno sociale, quello politico, quello economico ora si aggiunge l’incertezza. Le decine di “gurù” che da mesi ci acquietano con le loro frasi di certezza, ora cercano di superare il limite da loro stessi imposto e cercano, cercano, di diffondere ulteriore certezza. Quella provvidenziale boccetta che ci hanno propinato in mille salse, ora impugnata dall’infermiera che ne fora il tappo di gomma con la piccola siringa, poi mentre misteriosi meccanismi che la fanno incedere in tutta sicurezza su misteriosi percorsi di metallo, ora trasportata all’interno di refrigeranti contenitori trasportati da donne e uomini in divisa (e sovente pure con scorta), poi finalmente poggiata su di un banco affiancata ad una ventina di siringhe contenute in un vassoio sterile, ha perso un po’ della sua lucidità, della sua franchezza, della sua sicurezza. Adesso, in aggiunta ai quotidiani numeri di infettati, di ricoverati, di deceduti, ci propinano una ridda di percentuali degna di ambiti ben diversi: perfettamente inutile.
Nella lunga fila di attesa, nella sala dove in fondo si accende una luce di speranza, di libertà, di rinascita, un dubbio assale gli speranzosi: non toccherà a me, per puro caso, ritrovarmi dentro a quei tre su centomila destinati al sacrificio in nome della salvezza degli altri novantanovemilanovecentonovantasette? In aggiunta, per colmo di sicurezza a rovescio, si assiste al balletto dell’età di salvezza che tende ad oscillare tra i cinquantacinque anni ai sessantacinque, pare a seconda del parallelo geografico di appartenenza. Poi il mistero si infittisce quando una nazione neppure a noi tanto lontana bandisce il tutto in attesa dell’ennesimo consulto di eccelse menti, le quali se ne guarderanno bene dallo sbugiardare l’esimio collega che parla un altro idioma, quello con il quale sono diventati facilmente amici durante quel meraviglioso soggiorno su quell’isola esotica, tanto esotica da non apparire neppure sulle carte geografiche, quell’omaggio che non si sa neppure da dove derivi, ma che tutti sanno da dove deriva. Poi, dulcis in fundo, fresco di giornata, arriva l’ultimo messaggio del luminare di turno che si rammarica di essere partiti male, di non aver fatto chiarezza fin dal primo momento.
Praticamente, in povere parole comprensibili ai più, dei quali io faccio parte non so voi, ci hanno intortato. Sarebbero state sufficienti poche sintetiche parole: “Guardate che qui si sta morendo a centinaia tutti i giorni, a migliaia: siamo in guerra con un subdolo nemico invisibile in grado di nascondersi nella nostra gestualità di ogni giorno, nell’aria che respiriamo, nella mano dell’amico che, dimentichi, stringiamo, nell’abbraccio alla persona amata, nella banconota che con cura riponiamo all’interno del borsellino, sul bordo del bicchiere che ci porge il cameriere, sulla maniglia del supermercato. Non abbiamo scelta: questo è il vaccino e come tutti i vaccini, come tutte le cure inventate dall’uomo, salverà decine di migliaia, centinaia di migliaia, milioni di esseri viventi ma alcuni di noi, pochissimi, davvero pochissimi, non reggeranno, il loro fisico non supererà la prova. Non abbiamo scelta: gettiamo le scialuppe in mare e l’ultimo che calerà l’ultima, dovrà restare sulla nave che affonda. Non ci è stato forse detto così quando ci avete spedito dentro le trincee a vendere cara la pelle? Non ci avete detto che lo dovevamo fare per il bene di tanti altri come noi che sarebbero stati finalmente liberi dall’oppressore? Non siamo andati a morire per un profumo, a volte fin troppo fallace, profumo di libertà?
Vi prego, fate che questa mia ultima certezza non si avveri, fate che il mio sia unicamente il frutto di una mente malata, fate in modo che il rifiuto non divenga di massa, che ci si trovi costretti a rigettare quelle preziose boccette che tante volte abbiamo visto in salse diverse, fate in modo che lo scarto da noi prodotto non si riversi sui disperati del terzo mondo che tanto muoiono di già per conto loro in abbondanza e che per tanti di loro il covid è unicamente quasi una panacea alle atroci sofferenze di una vita che non si può chiamare così. Fate che quest’ultimo insulto non venga generato per mano mia.
(Mauro Magnani)
Il covid è pericoloso solamente per la
popolazione anziana con altre patologie.
Non si capisce quale motivo dovrebbe spingere una persona giovane e sana a sottoporsi al rischio (seppure basso) di incorrere in effetti collaterali gravi (trombosi da vaccino) per evitarne uno nullo.
Che sia reso disponbile per gli anziani e per chi lo vuole fare… Se è sicuro ed efficace come i buoni raccontano (e come tutti ci auguriamo) saranno protetti da questa terribile malattia…
Ma non si rompa le palle con obblighi e ricatti schifosi a chi, per mille motivi, preferisce non farlo!
Siccome l’autore dell’articolo, prima dell’emergenza covid, scriveva spesso articoli sull’emergenza spread/debito/conti pubblici…
Esprimendosi più volte in modo critico verso economisti come Borghi Aquilini e Bagnai e sostenendo la tesi che “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, i sacrifici che ci vengono chiesti sono l’unica cura possibile, chi promette soluzioni diverse è un populista”…
Vorrei chiedergli:
Siccome oggi, nonostante il rapporto deficit/pil all’11,8% (ricordo i gridi di allarme e lo spread che “schizzava” per il 2.4% del conte 1, ridotto poi al 2.04%, per finanziare reddito di cittadinanza e quota 100) lo spread è basso…
Possiamo dire che lo spread non era un ineluttabile dato di natura ma uno strumento per orientare le politiche dei governi in modo antidemocratico?
Possiamo dire che aveva ragione chi sosteneva che la moneta non è una risorsa scarsa, che l’austeritá era una medicina inutile per curare un male prodotto da scelte politiche sbagliate?
Con 200 miliardi spesi in poco più di un anno, possiamo dire che frasi come “faremo la fine del venezuela, andremo a fare la spesa con le cariole” erano sciocchezze?
Alla luce di ciò, perché dovremmo credere ancora a chi nel passato recente in circostanze simili, ha mentito, raccontando un’emergenza che non c’era (quella dello spread) per imporci una cura tanto dolorosa quanto inutile (l’austerità)?
Questa volta assumendo un vero farmaco…
In tutta franchezza una simile risma di “imprecisioni” difficilmente si incontra.
Lo spread non è altro che un parametro economico che evidenza l’equilibrio tra le offerte e le richieste di investimento in ben determinati titoli. In questo difficile momento decisamente tutti i paesi del mondo stanno cercando di piazzare titoli di debito sovrano: ecco perchè i dati di parametro non oscillano come accadrebbe in una normale contrattazione tra domanda e offerta. Poi occorrerebbe quantificare gli acquisti della BCE.
La moneta é una risorsa da ujtilizzare con equilibrio: Venezuela a parte (si dice siano finite anche le cariole) basta guardare il sov ranista sultano turco che stampa stampa ha ridotto la lira turca vicina al valore zero in campo internazionale: suggerisco di acquistare lire turche sulla piazza di Zurigo e trascorrere un mese di villeggiatura in Turchia con poco meno di 100 €.
Quando riusciremo ad uscire dal covid (se riusciremo) e discuteremo di come ripianare i finanziamenti alle piccole e medie imprese che non riusciranno in proprio (nel Regno Unito stanno parlando di 1.800.000.000 di sterline) e qualcuno dovrà pur pagare. O lascieremo tutto a carico dei nostri rfagazzi?
“In questo difficile momento decisamente tutti i paesi del mondo stanno cercando di piazzare titoli di debito sovrano”
E chi li compra?
Perchè in questo momento così difficile, in cui tutti vendono, anche un paese disastrato e inaffidabile come l’Italia non ha difficoltà a piazzare i propri titoli a tassi prossimi allo zero?
Perchè il compratore è lo stesso per tutti, la banca centrale, che acquista i titoli creando moneta…
L’emergenza spread costrinse il governo Berlusconi a dimettersi, consentì l’arrivo di Monti e ciò che fece tutti lo ricordano…
All’epoca venne presentata dai media, dalle istituzioni e da tutto il sistema di potere politicamente rappresentato dal pd, come un’emergenza causata dalla gestione allegra dei conti pubblici, dal debito alto, dalla sfiducia verso l’Italia…
L’austeritá era una cura dolorosa ma inevitabile…
Sempre l’emergenza spread costrinse il governo giallo verde (inviso a Bruxell) a rivedere la legge di bilancio e ridurre il deficit dal 2.4 al 2.04%…
Anche in quel caso la stampa organica al pd non aveva dubbi nel dipingere l’emergenza come inevitabile conseguenza delle politiche scellerate di un governo irresponsabile…
Oggi, con il deficit al 12% e il rapporto debito/pil prossimo a 200%, non abbiamo alcuna difficoltà a finanziarci grazie agli acquisti fatti dalla banca centrale… A testimonianza, non solo del fatto che lo spread dipende dalle politiche monetarie adottate dalla bce, ma che in passato è stato usato come arma per ostacolare governi invisi e imporre politiche impopolari in modo antidemocratico…
La bce ha già stampato abbondantemente più di quello che sarebbe stato sufficiente ad ad evitare di ridurre in miseria il popolo greco, di negare una serena vecchiaia a migliaia di lavoratori, di chiudere i tanti ospedali di cui oggi sentiamo tanto la mancanza…
E dopo un anno nessuno si è recato al supermercato con le cariole…
Perciò rinnovo la domanda:
Perchè dovremmo fidarci di chi nel passato recente, in circostanze simili, ha mentito, raccontando un’emergenza che non c’era per imporci una cura tanto inutile quanto ingiusta?
Io credo che la stessa prudenza da adoperare nei riguardi del virus vada usata nell’accettare passivamente le limitazioni alle libertà personali che da oltre un anno ci vengono imposte da persone che la nostra fiducia hanno giá ampiamente dimostrato di non meritarla…
Rifiutarsi di comprendere il passato recente metterà forse l’ego al riparo dal trauma dell’errore ma non aiuterá ad affrontare uniti le difficoltà dell’avvenire!