Occhi puntati su L’Avana. Dal 16 al 21 aprile si svolgerà  l’VIII Congresso del Partito comunista di Cuba (Pcc), che potrebbe costituire uno degli snodi nella storia dell’isola. Si tratta di mettere a punto la strategia dei prossimi anni e di cedere il passo alle nuove generazioni. Venerdì, giorno di apertura dei lavori, dovrebbe essere annunciato infatti il “ritiro” di Raúl Castro, 89 anni, segretario del partito fino a questa scadenza, e di altri dirigenti storici, proprio quelli che furono protagonisti della rivoluzione del 1959. Sarà interessante analizzare la composizione del nuovo vertice, mentre Miguel Diaz-Canel, 60 anni, è il presidente di  Cuba dal 2019 e Manuel Marrero Cruz (58 anni) è il primo ministro anche lui dal 2019 dopo la ratifica, mediante voto popolare, della nuova Costituzione che ha ridisegnato la struttura dello Stato e degli incarichi di governo.

Lo slogan che campeggia nella tv cubana lo definisce “il Congresso della continuità storica e dell’unità”, evidenziando così la preoccupazione che il passaggio di mano non sia traumatico. Si discuterà comunque del modello socialista che negli ultimi anni ha preso forma a Cuba nel mix di Stato e mercato bisognoso di messa a punto, oltre che della situazione internazionale in cui si colloca l’isola. L’attesa è quella di una ridefinizione di strategia. I documenti preparatori sono stati analizzati in più occasioni da apposite commissioni e hanno titoli pomposi. Inutile addentrarsi però in previsioni, perché possibili radiografie del dibattito interno sarebbero supposizioni non suffragate da pezze di appoggio (sono i limiti storici del “centralismo democratico” che vige nel Pcc).


Cuba (Foto di Aldo Garzia)

La situazione è particolarmente difficile nell’isola, come avviene a fasi ricorrenti dal 1989. Il turismo è bloccato – causa Covid – da un anno. L’Amministrazione Trump ne ha approfittato per stringere il cappio dell’embargo economico in vigore dal 1962.  La nuova Casa Bianca di Joe Biden potrebbe riportare le relazioni bilaterali ai tempi di Barack Obama che visitò L’Avana del 2016 ristabilendo le relazioni diplomatiche, per ora però si muove a rilento sul “dossier Cuba”. Intanto, il governo cubano ha di recente liberalizzato moltissime nuove attività economiche su scala individuale, ha riformato uso e valore della moneta locale cercando di attutire gli effetti inflazionistici della riforma di salari e prezzi. Prendere  provvedimenti del genere in un periodo di acuta emergenza sanitaria, sommatosi ai problemi fisiologici dell’economia cubana, non è stato semplice. Il governo ha dovuto inoltre fare i conti negli ultimi mesi con l’insofferenza sociale per la scarsità di beni di prima necessità e con il malessere giovanile (il movimento critico denominato “San Isidro”). Il puzzle cubano, come da abitudine, è né di facile comprensione, né di facile soluzione.

Tutte le energie sono rivolte attualmente alla campagna anti-Covid. Cuba è l’unico paese dell’America latina ad avere un vaccino in grado di fermare il virus. “Soberana”, così si chiama quello in produzione da parte della farmaceutica dell’isola, è orma in dirittura finale. Sono iniziate le inoculazioni a campione e presto si avvieranno quelle sull’intera popolazione di 11 milioni. In breve tempo tutta l’isola dovrebbe essere vaccinata, esportando poi nel contempo Soberana in altri paesi (si prevede di produrne 100 milioni di dosi entro il 2021) e lanciando poi una campagna pubblicitaria affinché i turisti vadano a vaccinarsi a L’Avana. Tutto questo è un successo della ricerca scientifica cubana e della sua industria sanitaria, come sappiamo bene noi in Italia dove un anno fa giunsero medici cubani a darci una mano contro il Covid in Lombardia e Piemonte.

Questo Congresso del Pcc che si apre venerdì è il primo senza Fidel Castro, morto nel novembre 2016. Tra le ultime apparizioni pubbliche del leader storico della rivoluzione cubana c’era stata proprio quella al VII Congresso dei comunisti cubani nell’aprile 2016, quando in un breve intervento riepilogò le ragioni della rivoluzione dei barbudos. Il Pcc ha tenuto il suo primo Congresso nel 1975,  ma si è fondato il 3 ottobre 1965. Fino a quel momento le organizzazioni che avevano promosso la rivoluzione (Movimiento 26 de Julio, Directorio, Partido socialista popular) si erano raggruppate nel Partito unito della rivoluzione di Cuba. Il Congresso fondativo del 1965 è ricordato soprattutto perché in quella occasione Fidel Castro lesse la lettera con cui Ernesto Che Guevara annunciava la sua decisione di lasciare l’isola (“Altre terre del mondo reclamano l’aiuto dei miei modesti sforzi…).

(Aldo Garzia – La foto di home page è di Flunkey0 da Pixabay)

P. S. Proprio in questi giorni il Senato italiano ha approvato in maniera quasi unanime una mozione che chiede la fine del blocco commerciale nei confronti di Cuba.