Qualche giorno fa il rapporto Istat sul benessere equo e sostenibile in Italia per il 2020 ci ha offerto dei dati sorprendenti. Da una parte le conseguenze drammatiche della pandemia, che ha fatto più di 100mila morti e ha paralizzato economia e lavoro, si ritrovano nei dati relativi alla povertà assoluta (in crescita dal 7,7 al 9,4%) e sull’aspettativa di vita (in calo di un anno come media nazionale).

Dall’altra, la sorpresa di coloro che dichiarano di essere molto soddisfatti della loro vita, la cui percentuale aumenta leggermente (dal 43,2% del 2019 al 44,5% del 2020). Questi dati sono confermati dall’indagine del World Happiness Report che segnala, in tutti i Paesi del mondo, un permanere di buoni livelli di soddisfazione di vita.


La risposta di benessere soggettivo degli italiani allo choc della pandemia è stata completamente diversa da quella della crisi dello spread, quando nell’anno dei sacrifici del governo Monti si passò dal 45,8% del 2011 al 35,2% del 2012. I dati sulla soddisfazione di vita sono normalmente rilevati dall’Istat nei primi sei mesi dell’anno, quindi lo scorso anno per almeno quattro mesi su sei in piena pandemia.

Se è vero che i dati economici ci dicono che c’è una parte del Paese che non ha risentito economicamente del colpo (sicuramente molti di meno di quel 44,5% molto soddisfatti della propria vita), i lutti e le paure sono stati di tutti. La sorpresa di questi dati dunque resta.

Una prima risposta su che ciò che rende la nostra vita soddisfacente e “ricca” è la capacità di attribuirgli un significato forte. Anche se il benessere economico è ovviamente importante, la nostra felicità non cresce di pari passo coi soldi o coi beni che abbiamo o possiamo consumare. È la capacità di attivare il nostro vigore e le nostre energie verso un fine che può renderci felici, scegliendo uno o alcuni problemi, facendocene carico per essere positivi, ovvero per contribuire con i nostri sforzi ad accrescere il benessere di altri.

La tragedia del Covid 19 ha arricchito di senso le nostre vite. In quei terribili giorni ci siamo sentiti tutti parte di una comunità coesa con un copione ben preciso. Dovevamo combattere assieme la pandemia, rispettare alcune regole per provare a uscirne insieme. E sono arrivate le bandiere sui balconi, gli inni nazionali che suonavano dai palazzi: la ricerca ci dice che la partecipazione civile e politica è cresciuta dal 57,9% del 2019 al 62,5% del 2020.

Vedendo attorno a noi lutti e dolore, abbiamo rivalutato quanto sia preziosa e importante la nostra vita, apprezzando il fatto di trovarci – per tutti coloro che ne hanno avuto la fortuna – tutto sommato in buona salute.

Il paradosso della felicità ai tempi della pandemia deve insegnarci qualcosa.

Non dovremmo avere bisogno di una tragedia per riscoprire il senso di comunità, per attribuire un significato forte alla nostra esistenza e capire quanto la vita è preziosa. La dimensione religiosa è di per sé una risposta compiuta alla domanda di senso, ma la fede non è un dono di tutti.

Esistono anche laicamente tante sfide e missioni che in tempi ordinari possiamo abbracciare per rendere la nostra vita soddisfacente e ricca di senso.

Alimentare la partecipazione alla comunità, aiutare i cittadini a trovare occasioni di senso al proprio esistere attraverso forme di partecipazione che scuotano dalla passività.

A noi la scelta di quale strada ci sembri migliore per aumentare il senso di comunità.

(Tiziano Conti)