Imola, Città medaglia d’oro al valor militare per attività partigiana, ha festeggiato, in forma ridotta, il 76esimo anniversario della Liberazione, il 25 aprile in ottemperanza a quanto disposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla luce delle normative in vigore per il contrasto alla diffusione del Coronavirus. Non si sono svolte, infatti, la tradizionale cerimonia nelle piazze del centro storico ed il corteo fino al Monumento al Partigiano.

E’ avvenuta direttamente la deposizione da parte del sindaco Marco Panieri, alla presenza del presidente dell’Anpi Imola, Gabrio Salieri, con gesto semplice, di una corona ai piedi del Monumento al Partigiano, in piazzale Leonardo da Vinci. Qui il trombettista Simone Conte, della Banda Musicale Città di Imola, ha eseguito ‘Il silenzio’.

Prima della cerimonia al Monumento al Partigiano, con la stessa modalità  sono state deposte corone all’interno della Rocca sforzesca, alla lapide a ricordo dei partigiani e antifascisti detenuti e torturati in Rocca; all’esterno della sede dell’Anpi, alla lapide dei partigiani ed antifascisti caduti e fucilati a Bologna; nell’androne del Municipio, alla lapide dei caduti in guerra.

La riflessione del sindaco riguardo al 25 aprile – “Il 25 aprile è la data simbolo, che segna la fine del regime fascista, dell’occupazione nazista e della seconda guerra mondiale in Italia. Ma non solo. Il 25 aprile è la data che aprì all’Italia e per l’Italia una nuova era che portò alla Repubblica e successivamente alla Costituzione, ad un nuovo assetto politico di democrazia e partecipazione e alla speranza – ha detto il sindaco -. Per questo è necessario alimentare la ‘memoria attiva’, tenendo aperto il ponte con le nuove generazioni, consegnando loro il testimone del ricordo e della consapevolezza. I nostri strumenti devono essere la cultura e la conoscenza. Quest’anno si celebrano i settantasei anni della Liberazione, in un contesto mondiale e nazionale molto diverso, per la verità è la seconda volta in questo contesto: la pandemia. Che ci ha cancellato certezze, quotidianità e ci lascerà macerie come quelle di una guerra, anche se sotto forme diverse. Ecco perché è importante “ritrovarsi” nelle nostre radici, nella nostra storia e ‘resistere’ per ripartire anche da qui”.

“Se oggi abbiamo questa Costituzione lo dobbiamo ai partigiani e alle partigiane che animarono la Resistenza, alle truppe del Corpo Italiano di Liberazione, ai tanti che persero la vita in nome di quegli ideali. Lo dobbiamo anche alla popolazione civile che, nonostante i pericoli e la violenza dei nazifascisti, sostennero la lotta di liberazione. Non dobbiamo mai dimenticarlo – ha sottolineato Panieri -. Ecco perché non ci dobbiamo fermare davanti a questa pandemia. Oggi, dopo la terza ondata e l’arrivo della campagna vaccinale come unica vera risposta a tutto questo, siamo costretti a cambiare le nostre celebrazioni e pensare a un 25 aprile, diverso nelle modalità di commemorazione, ma più forte nell’appartenenza e nel coinvolgimento. Questa giornata ci deve servire per stare uniti, se pur fisicamente distanti; uniti dunque nel mondo, in Europa, nel nostro Paese, nelle nostre comunità anche per ricordare i nostri Caduti, i sacrifici pagati dalla comunità e il grande vuoto che tanti uomini e donne che hanno vissuto con passione e impegno quel periodo hanno lasciato. Penso ad esempio all’on. Bruno Solaroli, ex presidente dell’Anpi, che come Sindaco, fra l’altro, ha visto assegnare alla Città di Imola la Medaglia d’Oro al valor militare per attività partigiana”.