Castel San Pietro Terme (BO). L’idea mi piaceva molto, intervistare un motocrossista di Castel S. Pietro Terme, un mio concittadino, per me che non mi intendo granché di sport, è cosa nuova. Giovane intraprendente pensavo, spericolato, più volte mi sono trovata a passare dal circuito di motocross (pista Calvanella) sulle colline Castellane e spesso mi sono fermata a vedere alcune prove di questi ragazzi e non vi dico il patema osservando le loro evoluzioni: per me situazioni pericolosissime. Ed eccolo qui il nostro motocrossista si chiama Andrea. Anzi no scusate si chiama Andrea Giorgia e Grazia di cognome: non è un rebus, è una ragazza.

Andrea Giorgia in gara

Siete sorpresi? Beh immagino, ma di questi tempi non dovremmo meravigliarci più di nulla. Andrea Giorgia è tutta una sorpresa, a cominciare dal nome.


Altre volte ho sentito nominare ragazze che partecipano a queste corse, non mi sono mai interessata perché le sentivo lontane, invece Andrea Giorgia è proprio castellana doc e questo spiega il mio coinvolgimento emotivo. Certo la sua identità è un intreccio tutto particolare: Andrea Giorgia Grazia, ci si perde la testa a capire qual è il nome e quale il cognome, ma posso assicurare che non è una ragazza complicata come la sua identità, è semplice spigliata, 5 anni di Tecnico alberghiero “Scappi” ad indirizzo linguistico, si esprime con facilità. E’ piacevole parlare con lei, ed ecco la sua storia.

Andrea cominciamo dal tuo primo nome. Come mai un nome che la lingua italiana indicherebbe come maschio?
“Il motivo potrebbe sembrare banale, ma io lo considero un fatto di cuore. Mio padre aveva un caro amico che morì prima che io nascessi, si chiamava Andrea, onde per cui mi chiamo così, poi i miei genitori hanno dovuto aggiungere Giorgia perché all’anagrafe non accettavano un nome da maschio”.

La Coppa da prima classificata

Sei molto giovane, quanti anni hai e quando è cominciata la tua passione per i motori?
“Ho 23 anni e la mia passione è iniziata molto presto, ero proprio piccola quando cominciai a formulare l’idea che la mia strada era diventare pilota. Di moto o di auto non lo sapevo ancora, ma sapevo che in qualche modo lo sarei diventata. Sai, il fatto di essere figlia di un gommista/ meccanico vivevo già nell’ambiente giusto, mio padre mi assecondava, mentre mia mamma era proprio contraria. Povera mamma è andata in Paradiso nel 2013 e per un po’ ho accantonato i miei sogni, ma la passione covava sotto la cenere.
A 14 anni, mio padre mi consegnò un Ciao che era nel garage del nonno e con quello ho iniziato a gareggiare a Imola e dintorni, su piste sterrate. La prima gara sono arrivata penultima – beh, mi sono detta – non ultima- benissimo! Poi il mio papà mi aggiustò il Ciao a dovere e cominciai ad arrivare al podio, unica donna in tutta la squadra e ho continuato conquistando il podio finché ho corso con il Ciao.
Ma la mia vera inclinazione, la vera passione, è il motocross, mi piace fare salti e più riesco a farli alti, più mi diverto e quando salto molto alto mi sembra di arrivare vicino alla mia mamma. Dopo queste esperienze incoraggianti ecco la mia prima vera moto una 250 cc. Saltando di pari passo la 125.
Purtroppo anche questo sport è abbastanza dispendioso e se anche vinci una gara, guadagni una miseria. Io lavoro nell’officina di mio padre, sono in società con lui e quindi mi resta poco tempo per l’allenamento. Posso farlo soltanto una o due volte la settimana, ma devo dire grazie perché il lavoro non mi manca”.

Andrea Giorgia in officina

Mi piacerebbe proprio sapere come fa un grillo di 42 kg. di peso, sopra una moto da cross di quella cilindrata. Questa ragazzina mi stupisce sempre di più, deve avere una tenacia più forte dell’acciaio, pari alla sua forza fisica. A quali gare o campionati hai partecipato e in quali sei arrivata sul podio?
“E’ inutile dire che mi piace gareggiare, amo la competizione e naturalmente mi piace salire sul podio. Ho partecipato ai Campionati regionali nel 2015, 2016, 2017, sempre sul podio, prima o seconda, sempre in squadre miste, maschili-femminili. Poi è arrivato il Campionato italiano senza grande soddisfazione. Al Mondiale nella tappa di Imola, penultima, ancora una volta mi sono detta – penultima al mondiale – non ultima – Benissimo! Ho preso lezioni di postura in corsa, da un esperto perché questo mi aiuta molto ma solo per tre mesi, il mio salvadanaio piangeva. Adesso c’è un signore che si prende cura della mia moto e me la porta alle gare, carico e scarico sono azioni molto impegnative, ripara le eventuali rotture del saliscendi o altro e quindi io faccio solo il pilota. Il mio papà mi accompagna sempre e insieme fanno il tifo per me. Cosa posso desiderare di più?”.

Andrea quali sono i tuoi programmi futuri oltre le gare?
Le gare sempre finché avrò la forza, poi stiamo cercando con altre colleghe di organizzare gare a squadre solo femminili perché gareggiare con i maschietti non potremo sempre averla vinta. Spero ci riusciremo, qualche ragazzina c’è già in squadra”.

Suona il cellulare di Andrea, capisco che la reclamano in officina, è ora di lasciarla libera. Vorrei salutarla con un abbraccio ma non si può, mannaggia c’è la pandemia, resta la certezza di aver conosciuto una persona speciale.

(Lina Cremonini – Foto concesse dall’intervistata)