Il tema dei test antidroga sul lavoro fa sempre molto discutere. Da tempo infatti sono in vigore norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro che prevedono serrati controlli in merito.

Il ministero della Salute si è anche a più riprese speso sul tema con campagne di sensibilizzazione ed altre iniziative. Allo stato attuale ci sono delle novità? Qual è la situazione? Abbiamo approfondito il discorso legato ai test antidroga sul lavoro prendendo spunto da un articolo presente nel blog della società Sicurya e facendo due chiacchiere con i loro tecnici.

Perché si prevede un test antidroga sul lavoro?

In generale la necessità di questo tipo di accertamenti è indicata nel D.Lgs 81/08. Infatti l’art. 41 al comma 4 indica proprio che, nei casi previsti dall’ordinamento, l’attività di sorveglianza sanitaria portata avanti dal medico competente è finalizzata anche ad accertare l’assenza di condizioni di alcol dipendenza e di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti.

Dunque già nel D.Lgs 81/08 è richiamato espressamente sia il riferimento alle sostanze alcoliche che alle sostanze psicotrope e stupefacenti.

Chi deve fare questo test?

Questo è uno dei punti nevralgici e più dibattuti dell’impianto normativo. Infatti, per stabilire quali lavoratori devono fare il drug test si fa riferimento al provvedimento dello scorso 30 ottobre 2007.

In tale documento all’allegato I sono indicate tutte le mansioni per le quali è previsto in modo esplicito il divieto di uso di sostanze stupefacenti. Ciò poiché, svolgono mansioni comportanti rischio per terzi. Di conseguenza è richiesto l’esecuzione del test antidroga sul lavoro.

Tra questi troviamo molte attività lavorative. Ad esempio mansioni inerenti le attività di trasporto per le quali è richiesto il possesso della patente di categoria C o superiore. Ancora, gli addetti alla guida di macchine di movimentazione terra e merci. Senza dimenticare i conduttori di apparecchi di sollevamento ad esclusione dei manovratori di carriponte con pulsantiera a terra.

Insomma si tratta certamente di un qualcosa che tocca molte categorie di lavoratori per le quali è prevista anche questa visita medica nell’ambito della sorveglianza sanitaria.

Come viene portato avanti questo accertamento? Ci sono test rapidi da fare?

Trattandosi di un accertamento di tipo biologico si tratta di un qualcosa che afferisce alla sfera di competenza della medicina del lavoro. Ad ogni modo, le modalità da seguire per portare avanti questo tipo di accertamenti sono indicate in un altro atto normativo.

Stiamo parlando dell’ Accordo Stato – Regioni del 18 settembre 2008. In questo riferimento sono indicate passo passo le indicazioni da seguire per lo svolgimento dei test antidroga sul lavoro.

A riguardo aggiungiamo che il documento fa riferimento a varie casistiche in cui si può, o si deve, prevedere questo tipo di accertamento. Nello specifico vi sarà un accertamento fatto prima dell’affidamento della mansione ed uno periodico.

Potrà però esserci anche un accertamento per “ragionevole dubbio”. Ancora, si prevede questo tipo di monitoraggio anche dopo un incidente o per “follow up”. Infine, si prevede un nuovo accertamento anche in caso di rientro alla mansione. Avvenuto però dopo un periodo di sospensione a causa di un precedente esito positivo.

E se si è positivi al test?

In caso di esito positivo al test antidroga sul lavoro la questione si fa molto delicata. Infatti il medico competente ha l’obbligo di informare tempestivamente il diretto interessato ed il datore di lavoro.

Quest’ultimo dal canto suo non potrà lasciare che il lavoratore continui a lavorare nella stessa mansione. Infatti si prevede che, in tale situazione, il medico competente non possa di certo rilasciare un giudizio di idoneità alla mansione. Dunque, in casi particolari, il rapporto di lavoro può anche essere interrotto e ci può essere l’allontanamento del lavoratore dal posto di lavoro.

Capiamoci bene però su una cosa: non stiamo parlando di un licenziamento. Infatti sul punto la norma è chiara. In caso di positività al test il lavoratore non può essere licenziato. Può tuttavia però essere sospeso.

Non è tutto. Il medico competente è obbligato a segnalare quanto accaduto anche agli organi competenti dell’ASL. Si prevede questa comunicazione perchè l’obiettivo ultimo di tale attività è il recupero del lavoratore.

Questo vuol dire che successivamente il lavoratore sarà invitato ad intraprendere e seguire un percorso per la piena riabilitazione. Dunque con la conseguente possibilità di poter poi riprendere il proprio lavoro.

La strada da seguire per i test antidroga sul lavoro appare dunque “facile”?

Tutt’altro. Quotidianamente ci capita di dover gestire situazioni “ambigue”. Un grande interrogativo è infatti quello legato alla retribuzione in caso di sospensione del lavoratore. Altre criticità si pongono poi lungo il percorso riabilitativo di quest’ultimo e così via.

Insomma, non possiamo dilungarci in uno spazio di poche righe ma vi assicuriamo che le insidie sono molto più di quanto si possa pensare.

E sul versante delle sostanze alcoliche?

Anche in relazione alla assunzione di alcolici la norma è chiara. Di fatto possiamo dire che ne è vietato l’utilizzo sul lavoro. Sono altresì. in modo analogo a quanto fatto per i test antidroga sul lavoro, indicate dalla norma le mansioni per le quali è previsto questo tipo di accertamento sanitario.

Possiamo infatti dire che in un certo qual modo la valutazione dei rischi in merito a questi due aspetti. Cioè quello delle sostanze alcoliche e quello delle sostanze psicotrope e stupefacenti è in parte “statalizzata”. Nel senso che vi sono delle norme che ci indicano le situazioni in cui è necessario procedere con questi accertamenti.

Si noti però che le mansioni per le quali sono previsti questi accertamenti non sono uguali. Un esempio su tutti è quello che riguarda le guardie particolari giurate. Queste sono espressamente indicate in relazione alle mansioni per cui è previsto l’accertamento relativo alle sostanze alcoliche. Non lo sono invece per quanto riguarda le sostanze psicotrope e stupefacenti.

A dirla tutta c’è già una nuova versione dell’Accordo che uniforma queste mansioni e quindi risolve la questione. Stiamo attualmente però aspettando la sua pubblicazione e, di conseguenza, la sua entrata in vigore.