200 anni fa la morte di Napoleone Bonaparte. La libreria Atlantide di Castel San Pietro Terme vuole ricordare questo anniversario proponendo una selezione di pubblicazioni dedicate al grande condottiero francese.

Stefan Zweig, La caduta di Napoleone, Garzanti

“La caduta di Napoleone” (“L’ora fatale di Waterloo” è il titolo originale) è una delle «quattordici miniature storiche» che compongono la raccolta “Momenti fatali” di Stefan Zweig. Nel giorno della battaglia di Waterloo il generale Grouchy, uomo fidato dell’imperatore, anziché accorrere in suo aiuto facendosi guidare dal rumore dei cannoni, fin troppo diligentemente esegue l’ultimo ordine ricevuto dal suo comandante: così, mentre Grouchy rimane impegnato in un’azione militare che si rivelerà perfettamente inutile, Napoleone va incontro alla propria definitiva sconfitta.

In questo volume, che contiene anche La conquista di Bisanzio, Stefan Zweig ci consegna il racconto inedito e fulminante di due snodi cruciali – due «momenti fatali», per l’appunto – in cui la «storia universale si condensa in un istante».

****

Paola Bianchi, Andrea Merlotti, Andar per l’Italia di Napoleone, Il Mulino

L’itinerario ripercorre le tappe dell’Italia napoleonica lasciando in sottofondo i campi di battaglia e restituendo, piuttosto, la fitta rete dei luoghi della memoria: monumenti, edifici, ma anche tracce di civiltà materiale. Accanto all’Italia di Napoleone vi fu, però, anche un’Italia dei Bonaparte (i Napoleonidi, come furono chiamati), che popolarono l’Italia della Restaurazione assai più della Francia. Molte città furono luogo d’azione dei fratelli di Napoleone e dei loro figli, così come delle sorelle Elisa, Carolina e Paolina. Non solo Roma e Firenze, ma anche Trieste, Bologna, Macerata, Viareggio, Senigallia e altre città ancora videro nascere e morire ville e palazzi dei Bonaparte. Una presenza giunta sino agli anni Venti del Novecento e che rese l’Italia – dopo la Francia – il paese più napoleonico d’Europa.

****

Sergio Valzania, Napoleone e la Guardia imperiale. La storia delle truppe che permisero al generale di costruire un impero, Mondadori

In un importante volume, Valzania prosegue la rivisitazione delle imprese napoleoniche rendendo omaggio al mito della Guardia imperiale e ripercorrendo i momenti salienti che le permisero di conquistare la considerazione e il rispetto che da oltre due secoli la circondano.

I grandi condottieri della storia, Alessandro come Cesare, Annibale come Carlo Magno, sono stati dei solitari. Hanno però avuto, tutti, un rapporto intenso con i loro soldati, reparti scelti che costituirono lo strumento della vittoria in battaglia e contribuirono a forgiare una leggenda capace di proiettarsi nel tempo. Ad accompagnare Napoleone «nel percorso di occupazione non solo militare dell’Europa e di creazione dell’ultima grande figura di conquistatore prodotta dall’Occidente» furono i “grognards”, i brontoloni, come lui stesso li battezzò affettuosamente, i soldati della Guardia imperiale. Sergio Valzania è andato alla ricerca della loro storia, dalla nascita in terra italiana come scorta personale del generale Bonaparte allo scioglimento avvenuto alcuni mesi dopo la battaglia di Waterloo, per opera di Luigi XVIII che diffidava, a ragione, di un esercito che dopo avergli giurato fedeltà lo aveva abbandonato per seguire Napoleone nella sua ultima impresa. Napoleone cercò sempre di evitare perdite nella Guardia, che considerava preziosa. Perciò ogni suo intervento in combattimento risultò significativo. A Marengo, nella seconda campagna d’Italia, quando la battaglia sembrava perduta la Guardia consolare resistette agli assalti austriaci «come una colonna di granito», nelle parole dell’imperatore; ad Austerlitz la cavalleria della Guardia travolse l’ultima resistenza dell’arciduca Costantino sul centro alleato; a Eilau salvò Napoleone dalla cattura da parte dei russi; in Spagna, a Somosierra, ancora la cavalleria aprì ai francesi la strada per raggiungere Madrid; durante la campagna di Francia, al comando diretto dell’imperatore, la Guardia vinse cinque battaglie in sei giorni. I “grognards” non potevano mancare all’ultimo appuntamento dell’epopea: a Waterloo, quando ormai tutto era perduto, i soldati del primo reggimento granatieri si chiusero in quadrato a protezione di Napoleone e lo scortarono al sicuro lontano dal campo di battaglia.

****

Vittorio Criscuolo, Ei fu. La morte di Napoleone, Il Mulino

A partire dal racconto dei giorni estremi di Napoleone a Sant’Elena, il volume segue la successiva costruzione della leggenda napoleonica che ha segnato nel profondo l’immaginario ben oltre l’Ottocento.

Napoleone morì il 5 maggio 1821 a Sant’Elena, isoletta sperduta nell’Atlantico dove gli inglesi lo avevano confinato sei anni prima. La notizia della sua morte giunse in Europa a luglio, suscitando vasta emozione e dando occasione a poesie, canzoni, opuscoli, stampe che celebravano la sua straordinaria vicenda. Il clima oscurantista della Restaurazione aveva riguadagnato molte simpatie allo sconfitto imperatore, ma poi il «Memoriale» pubblicato da Las Cases nel 1823 sulla base di riflessioni e ricordi di Napoleone, presentandolo come il difensore dei principi liberali e nazionali, ne rafforzò il mito che trovò la sua apoteosi nella grandiosa cerimonia del ritorno delle ceneri a Parigi nel 1840.

****

Adam Zamoyski, Marcia fatale. 1812. Napoleone in Russia, Utet 2021

Tableau vivant intenso, “Marcia fatale” è un’opera che riesce a far convivere il rigore storiografico e l’interpretazione dei documenti con la potenza narrativa, facendoci osservare la lenta e inesorabile disfatta dell’esercito più potente mai messo in campo. E del suo comandante supremo.

La campagna di Napoleone in Russia è ricordata come uno degli avvenimenti più drammatici della storia europea, nonché il primo esempio di guerra totale, che vide i maggiori imperi dell’epoca scontrarsi per il dominio sul Continente. Da due secoli questo evento è impresso nell’immaginario collettivo, eppure alla sua straordinaria forza evocativa non è sempre corrisposta un’analisi storiografica imparziale e approfondita. Con “Marcia fatale”, Adam Zamoyski prova a invertire la tendenza, attingendo a una serie di documenti, spesso inediti, recuperati in archivi e biblioteche di tutto il mondo. Dalle lettere di semplici soldati ai diari personali dei protagonisti, dai bollettini ufficiali agli appunti manoscritti: facendo parlare gli uomini, Zamoyski ci fa rivivere il loro dolore, le loro speranze, le loro paure. E così, accanto alla voce dei grandi protagonisti della storia, sentiamo anche quella degli “ultimi”, di quei francesi e russi, polacchi e italiani, tedeschi e portoghesi impegnati a tornare vivi dal campo di battaglia.

****

Ernesto Ferrero, Napoleone in venti parole, Einaudi

Il mito di Napoleone, «l’uomo che suonava la musica dell’avvenire», continua a coinvolgere e intrigare sempre nuove generazioni. Di che cosa è fatta la sua eccezionalità? Come si è sviluppata e che cosa ha prodotto? Dopo “N.” (Premio Strega 2000), che racconta i dieci mesi dell’Elba, Ernesto Ferrero ha continuato a indagarne gli aspetti che possono rivelarlo meglio e che ci toccano più da vicino: le inesauribili capacità organizzative, le tecniche di comunicazione, la progettualità visionaria, l’introduzione della meritocrazia, il culto del budget, le politiche economiche e culturali, l’attenzione per l’arte e per il libro, la rifondazione della macchina dello Stato, a partire dal Codice civile. Con una narrazione incalzante e in un fitto intreccio di storie e personaggi, il libro condensa in venti temi-chiave le ragioni di un’ascesa e di una caduta fuori misura (dalla prima campagna d’Italia all’Egitto, dalla Russia a Waterloo, all’esilio sull’isola di Sant’Elena) e i retroscena di un «sistema operativo» che fa di Napoleone il fondatore della modernità.

****

Karl Von Clausewitz, 1796 La campagna d’Italia di Napoleone, LEG Edizioni

Carl von Clausewitz (1780-1831) è noto per il suo capolavoro di teoria militare Della guerra, che è però solo una frazione dei suoi studi pubblicati. I rimanenti, dedicati alle guerre europee tra 1789 e 1815, sono i testi attraverso i quali Clausewitz andò costituendo la sua struttura teorica e affinando un inconfondibile stile dialettico. Tra essi, il più importante è con buona probabilità quello dedicato alla campagna d’Italia di Napoleone del 1796, che segue il generale corso nella lotta trionfante con austriaci e piemontesi. Passando attraverso strategia, ricostruzioni di battaglie e analisi delle tattiche, il testo mette in risalto il genio di Clausewitz insieme a quello napoleonico, in una carrellata di lucide riflessioni sulle manovre militari di entrambi gli schieramenti.

****

Antonino de Francesco, Il naufrago e il dominatore. Vita politica di Napoleone Bonaparte, Neri Pozza

Il mito di Napoleone è nato con le straordinarie vittorie in Italia. Il generale seppe sapientemente orchestrarlo per legittimare il colpo di stato che segnò la sua ascesa da primo console della Repubblica fino all’incoronazione a imperatore dei francesi e a re d’Italia. Da allora, memorie e resoconti di dubbia affidabilità hanno alimentato la leggenda, oscurando la sua autentica vicenda umana e politica nel quadro della stagione rivoluzionaria. Scoprire come realmente il giovane e controverso ufficiale venuto dalla Corsica sia diventato il Napoleone dei francesi non è, però, meno affascinante di molta storia costruita ad arte. È quanto accade in queste pagine che riportano al centro della sua biografia la complessità dei fattori che lo guidavano (e condizionavano) nelle sue scelte, innanzitutto lo stato di continua tensione interiore fra poli diversi, talvolta anche opposti, che lo indussero spesso a soluzioni contraddittorie. In Bonaparte convissero, da un lato, l’ardente patriota corso votato all’indipendenza dell’isola, il fervente sostenitore dei valori dei Lumi, della Rivoluzione e della Repubblica, il riformatore, padre dell’identità della Francia moderna, il politico all’ossessiva ricerca della legittimazione tramite il consenso popolare e della conciliazione delle esigenze di tutte le parti sociali; dall’altro lato, il rappresentante della piccola nobiltà di provincia ossequiosamente legato ai capisaldi d’antico regime (la famiglia, l’aristocrazia), lo spregiudicato uomo d’armi disposto a ricorrere alla forza per sconfiggere gli avversari, non solo militari (come l’acerrima nemica Inghilterra), ma anche politici (quale il duca d’Enghien), il conquistatore che non esitava a condurre guerre coloniali contro popoli ritenuti barbari e inferiori, nonché il fondatore di una dinastia imperiale, quando i tempi sembravano suggerire un altro indirizzo al corso della storia. La parabola di Napoleone, così ripercorsa, invita il lettore a riflettere su temi di grande attualità, come le radici profonde dell’identità europea, l’influenza sulla società della propaganda e di un’oculata gestione dell’immagine pubblica da parte dei leader politici, i meccanismi e le distorsioni di un ideale rapporto diretto fra una guida carismatica e il proprio popolo.