Oggi vi parlo di una delle esperienze più traumatiche per un genitore: i compleanni dei bambini. Ora, io non sono mai stato un grande amante dei piccoli, sopporto a malapena i miei. A inizio secolo – quanto mi piace dire a inizio secolo -, mi ero fatto incastrare come allenatore di una squadra di Pulcini (calciatori di sette-otto anni). Ancora oggi il ricordarlo mi fa venire la pelle d’oca. Un incubo. E sì che erano solo una dozzina e, a ripensarci bene, anche particolarmente educati. Ad ogni modo, il confronto con l’infanzia mi ha sempre provocato irritazione. Bambini che frignano al ristorante, bambini che si lagnano sull’aereo. Vade retro.

Poi nascono i tuoi di bambini e le prospettive cambiano. Ti ritrovi a sopportare cose che non avresti mai pensato di poter subire. Non parlo delle notti insonni o delle coliche gassose. Mi riferisco piuttosto a situazioni come il lasciare raffreddare un piatto di fritto misto per andare a cullare la piccola che non vuole saperne di dormire, segnando il nuovo record di giri attorno al ristorante. Oppure le ore sprecate davanti a inguardabili cartoni animati mentre sul canale accanto danno la finale di champions league.

Non voglio tediarvi, alcuni di voi sanno di cosa sto parlando, ma l’argomento centrale di oggi è un altro: i compleanni dei bambini. Ecco, dopo anni di esperienza li ho catalogati in tre specie:

  • Il compleanno del figlio di un caro amico. Questo è un impegno semplice, è un po’ come trasferire il bar in una taverna o in un giardino. Di solito arrivo e con un calcio lancio figlio/figlia verso gli amichetti, poi do il cinque a tutti e individuo una sedia dalla quale mi alzerò soltanto quando farà buio. Accanto a me i fidati sodali con i quali i discorsi partiranno dal calcio per poi scendere rapidamente verso il commentare le mamme dei bambini che non fanno parte della nostra cerchia di amici. Il livello basso dei commenti sarà inversamente proporzionale al numero di bottiglie di birra che finiranno nel contenitore del vetro. In questi casi, di solito, non partecipo nemmeno al taglio della torta o all’apertura dei regali. Vengo cacciato dalla festa quando scocca la mezzanotte e, spesso e volentieri, dimentico un figlio.
  • Il compleanno di uno sconosciuto senza tavolo alcolici. Coefficiente di difficoltà altissimo. Solitamente ci finisco di rimbalzo, del tipo che mia figlia viene invitata perché ha seguito mezza lezione di Badminton e ha salutato – per educazione – un’altra bambina. Una volta stabilito che alla festa non ci sono alcolici la priorità diventa individuare una mamma con la faccia mediamente responsabile alla quale affidare la mia bambina. Scusi ma devo assolutamente andare in posta (è domenica), torno a prendere la piccola più tardi. Me ne vado con mia figlia che mi guarda stile addio alla stazione centrale e passo il pomeriggio a non comprare nulla in un centro commerciale di periferia. Sono un mago in questi frangenti. Una sola raccomandazione, nel caso vogliate imitarmi: non tornate troppo tardi a recuperare vostra figlia, se per caso vi palesate per ultimi sarete costretti a portarvi a casa gli scarti della festa: pezzi di torta sditazzati, salatini mosci, pop-corn ingialliti.
  • Il compleanno di uno sconosciuto con ricca fornitura alcolica. Questo è in assoluto il mio preferito. Arrivo che non conosco nessuno. Tutti mi guardano. Io bacio mia figlia e le do un colpetto di incoraggiamento. Le donne sorridono e tornano ai loro discorsi. Mi guardo a sinistra, c’è il gruppo di maschi che litiga sull’ultimo rigore dato alla Juve. Guardo a destra, orde di bambini sudati e maleodoranti. Guardo davanti a me: birre ghiacciate e bottiglie di vino dentro un cestello pieno di ghiaccio tintinnante. Se poi le mie preghiere hanno sortito effetto c’è pure una vasca di Negroni. Sorrido. Ha inizio il gran varietà.

Rispetto a quest’ultima tipologia di compleanni, vi saluto con una chicca, la perfetta interpretazione di Bill Murray nel film Rushmore di Wes Anderson, che riassume in modo sublime la mia teoria.

Corrado Peli

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