Complice la fine dell’emergenza sanitaria delle settimane scorse è aumentata la voglia di stare all’aperto e piattaforme specializzate come Expedia, Booking, ecc. hanno registrato un’impennata di contatti di tutto un Paese che vuole ripartire per conoscere e scoprire cultura, arte e gastronomia di “casa propria” come a cavalcare il cambio d’epoca che stiamo vivendo che riguarderà sempre più natura, sostenibilità e viaggi di prossimità lungo itinerari dove sono segnalati agriturismi, ristoranti e alberghi valorizzando così il territorio, le attività culturali e la mobilità sostenibile, nell’attesa che il turismo d’oltreconfine faccia poi la sua parte.

Gran fondo di ciclismo (Foto di Mabel Amber, da Pixabay)

Già in Inghilterra, Germania e Usa stanno intravedendo per il mese di giugno un “liberi tutti” dove verranno tolte le ultime restrizioni, ipotizzando persino l’abolizione della regola di distanziamento sociale di un metro e dove per musei, cinema e teatri si tornerà alla “quasi” normalità mentre più graduale vedrà il recupero dei posti in presenza per stadi e arene sportive; ripartenza dopo i numerosi danni da pandemia sarà anche per noi più libertà di movimento e la grande festa popolare del Giro d’Italia di ciclismo, iniziato qualche giorno fa, ne è l’esempio ideale a prescindere la gara del gruppo di “campioni” che si contenderà la maglia rosa all’arrivo a Milano.

A margine tutta una serie di altre manifestazioni che vedono la bici come il mezzo preferito negli spostamenti, nel 2020 secondo Unioncamere e Legambiente l’aumento dei ciclisti su strada è stato di quasi il 30% rispetto all’anno precedente come a segnalare voglia di rinascita delle famiglie,, cicloamatori e cicloturisti; non per tutti, invece, l’estremizzazione a due ruote della disciplina Randonnè, ciclisti a volte fuori dall’egida delle rispettive federazioni, che si cimentano in gare di “regolarità” ossia prove a velocità media superiore ai 30 km/h o inferiore ai 15 km/h su percorsi minimi di 200 km con un margine del 5%, sono previste anche gare Randonnè di 600 km calcolando la classifica dividendo la distanza per gli estremi delle velocità consentite.

Da qualche anno una di queste sta facendo parlare di sé non solo per motivi agonistici, si tratta della “1000 di Oriani” un evento che ripercorre un tragitto successivamente calcolato in circa 600 km che il poeta di Casola Valsenio percorse in bici nel 1897, da ciò definito come il primo viaggio mai descritto in un libro e battesimo di ciò che poi in futuro è diventato il Touring club Italia; si snoda con partenza da Casola Valsenio entrando in Toscana dal passo dei Mandrioli fino al senese, poi Pisa, Lucca e Pistoia per ritornare verso Bologna percorrendo la via Emilia e rientrando infine a Casola Valsenio, naturalmente in deroga al coprifuoco nazionale.

Gratificazione e senso di libertà per la cinquantina di iscritti che si cimenterà nell’impresa 2021 dove da regolamento non è previsto alcun mezzo di soccorso (meccanico e sanitario) durante il percorso stradale (dislivello di 6.000 metri) dove sono dispiegati i punti di controllo; cercheranno di fare del loro meglio questi “audaci” non più giovanissimi, ma sono lasciati troppo “soli” e con poche possibilità di cavarsela se non saranno soccorsi tempestivamente in caso di malore, ma queste “eventualità” sulla loro incolumità fisica sembra non preoccupare più di tanto lo staff, gli Enti patrocinatori e gli sponsor.

La pandemia ci ha impedito di “cambiare aria”, di poter andare altrove in libertà viaggiando, fermando l’economia del turismo e degli alberghi, ristoranti ed in generale tutto ciò che è “ospitalità”, dai trasporti alle comunicazioni, dall’industria aeronautica a quella della cantieristica da crociera.

L’allentamento delle misure restrittive dopo il lockdown sta però facendo (ri) partire il businnes del turismo delle vacanze, del quale non possiamo fare a meno, ma la cui “convivenza” rischia di metterci nuovamente nei guai “sanitari” dipendenti dall’andamento dell’epidemia da Covid-19; il certificato rilasciato ai vaccinati vale quanto possedere un’attestazione vaccinale ma non esclude le ordinanza che stabiliscono l’obbligo per chi arriva in una certa località di vacanza di fare tampone e la quarantena, come a dire che la gente non ha paura di volare ma ha paura di “arrivare”.

Malgrado ciò l’industria del turismo, sicurezza anzitutto, (ri)aprirà ripristinando fiducia grazie ai vaccini e test rapidi, affidabili e a basso costo, requisiti indispensabili per ottenere un buon “passaporto immunitario”, per lasciarci alle spalle i giorni terribili della pandemia e allontanarci dall’incubo di questi ultimi mesi.

(Giuseppe Vassura)