Non sono bastati i referendum ad allontanare lo spettro della privatizzazione dell’acqua. A lanciare l’allarme è il “Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua“.

“Il ‘governo dei migliori’ non si smentisce e muove i primi passi per rilanciare fortemente i processi di privatizzazione del servizio idrico”, si legge nel comunicato.

Già nelle settimane scorse il Forum aveva denunciare come il Piano nazionale di ripresa e resilienza, inviato dal Governo Draghi alla Commissione Europea, tramite la cosiddetta ‘riforma’ nel settore idrico, preveda un sostanziale obbligo alla privatizzazione nel sud Italia puntando alla costruzione di grandi gestori, sul modello delle multiutility quotate in Borsa, che si ammantino della capacità di rafforzare il processo di industrializzazione e subordinando l’erogazione dei fondi all’affidamento della gestione a questa tipologia di società.

Ora però “Il ministero della Transizione ecologica, guidato da Roberto Cingolani, non è stato a guardare e punta a diventare il primo della classe nell’attacco ai beni comuni. In questi giorni, infatti, ha preparato una bozza del nuovo decreto ‘semplificazioni’ intitolata ‘Disposizioni urgenti in materia di transizione ecologica’, di fatto una delle prime norme attuative del Pnrr, in cui all’art. 19 si propone di cancellare la possibilità di gestione autonoma da parte dei Comuni che rispettano alcuni presupposti di legge come l’approvvigionamento idrico da fonti qualitativamente pregiate, sorgenti ricadenti in parchi naturali e l’utilizzo efficiente e la tutela della risorsa idrica. Quella che si sta provando ad abrogare è una norma di buon senso che nulla toglie all’obiettivo di superare l’eccessiva frammentazione orizzontale nella gestione del servizio idrico e alla proficua collaborazione e cooperazione tra Enti Locali appartenenti a uno stesso bacino idrografico e territorio. In realtà, sembra evidente come si provi a fare dei comuni un capro espiatorio per rilanciare la privatizzazione e nascondere il fallimento e le reali responsabilità di un sistema di gestione improntato esclusivamente a logiche di mercato e di profitto. Si tratta di un fatto di assoluta gravità perché con un tratto di penna si mira a sopprimere tante esperienze virtuose ed efficienti che hanno visto i comuni, quali Enti Locali di prossimità, prendersi cura, difendere, tutelare una risorsa fondamentale alla vita come l’acqua e garantire un servizio di qualità alla collettività”.

Il Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua si schiera al fianco di tutti i sindaci, di tutti i comuni e di tutte quelle realtà che intendono opporsi a questa norma e mettere in campo iniziative volte alla sua esclusione da questo decreto.

In riferimento alla vicenda qualcosa si sta muovendo anche nel Comune di Imola dove la consigliera della Lega, Rebecca Chiarini, ha presentato un’interrogazione al sindaco e alla giunta comunale. ” Il Servizio idrico integrato è affidato, per il Comune di Imola, come per gli altri comuni della Città metropolitana di Bologna, al gestore Hera Sèa in base ad una convenzione che scadrà il 19 dicembre 2021. Visto il referendum del 12-13 giugno 2011 dove il 54% degli elettori ha votato contro la privatizzazione del sistema idrico e rilevato che il 1° febbraio 2021 si è tenuta un’audizione della Commissione Bilancio del Comune di Bologna per discutere la predisposizione di uno studio di fattibilità, in modo partecipativo, volto alla ripubblicizzazione del servizio idrico a Bologna, chiediamo al sindaco e alla giunta comunale di Imola quale sia la posizione che si intende assumere verso l’ipotesi di ‘ri-pubblicizzazione’ del Servizio idrico e se, in caso di risposta positiva, si ritenga opportuna la convocazione di una Commissione Bilancio analoga a quella di Bologna per poi unirsi attivamente al progetto”.