Castel San Pietro Terme (BO). La proposta di questa settimana della libreria Atlantide spazia tra vari angoli del Pianeta e ci propone diversi suggerimenti per andare alla scoperta di nuovi autori e di “vecchie” certezze.

Libreria Atlantide

Voci di scrittori arabi di oggi e domani, a cura di Isabella Camera D’Afflitto (Bompiani)

Dopo “Voci di scrittori arabi di ieri e di oggi”, volume che ha presentato al pubblico italiano le opere dei maestri della letteratura araba del Novecento, questa nuova antologia ci apre una finestra sulla produzione contemporanea in quella lingua, fornendoci una panoramica sulla creazione letteraria di questo inizio di XXI secolo attraverso le voci di autori provenienti da Maghreb e Mashreq, dalle coste meridionali del Mediterraneo e dal Vicino Oriente. Questi racconti, all’insegna della sperimentazione di generi e forme, ci raccontano di un mondo in trasformazione di cui la letteratura, come sempre vero e proprio sismografo della società, rende testimonianza.

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Bérengère Cournut, Di pietra e d’osso (Neri Pozza). Traduzione a cura di Margherita Botto

Documentatissimo e affascinante il romanzo di Bérengère Cournut, capace di coinvolgere appieno il lettore nelle peripezie della sua protagonista, intenta a confrontarsi con una sfida difficilissima, sopravvivere nelle durissime condizioni ambientali della Groenlandia, trovando dentro di sé la forza per resistere, confidando nella sua forza d’animo, negli insegnamenti dei genitori, e nell’assistenza degli spiriti e delle leggende…

Mentre cammina sul ghiaccio Uqsuralik avverte un boato in lontananza. Potrebbe gridare, ma non servirebbe a niente: la banchisa si sta spaccando a pochi passi da lei, il suo iglú è al di là della fenditura, e cosí anche la slitta e i cani. L’enorme scricchiolio ha svegliato suo padre, che fa appena in tempo a gettarle un involto pesante, una pelle d’orso strettamente arrotolata, prima che la fenditura si trasformi in canale e la sua famiglia scompaia nella foschia. Lasciata a sé stessa nell’oscurità e nel freddo polare, Uqsuralik sa che la sua unica possibilità di sopravvivere è raggiungere un lembo di terra, una delle montagne in lontananza. Sperando che la luna resti in cielo abbastanza a lungo per illuminarle la via, la giovane donna si mette in cammino senza voltarsi indietro.

Ha inizio cosí un viaggio che la porterà a confrontarsi non solo con le condizioni estreme dell’ambiente che la circonda, ma anche con sé stessa. Ispirandosi alle tradizioni della Groenlandia orientale e dell’Artico canadese, e intrecciando tra di loro animismo, sciamanesimo e folclore, Bérengère Cournut racconta una straordinaria storia di formazione che, attraverso il vagabondaggio nell’immenso bianco di una giovane donna, diventa anche un viaggio indimenticabile nel ricchissimo universo del popolo inuit.

Bérengère Cournut è una scrittrice francese. Ha pubblicato il suo primo romanzo, L’Écorcobaliseur, nel 2008. Nel 2016 ha pubblicato Née contente à Oraibi, ispirato a un viaggio fatto sugli altipiani dell’Arizona per incontrare la tribú dei nativi americani Hopi. Nel 2019 ha ricevuto il premio Fnac per Di pietra e d’osso.

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Katherine Johnson, Selvaggi (Jimenez Editore) – Traduzione di Gianluca Testani

Basato su una storia vera, Selvaggi ci fa viaggiare dall’Australia coloniale al cuore dell’Europa nel biennio 1882-83, quando tre giovani aborigeni furono fatti esibire – in lotte, danze e lancio del boomerang – davanti a un pubblico di massa nei cosiddetti “zoo umani”, spettacoli etnici molto diffusi all’epoca. Bonny, Jurano e Dorondera non furono certo i soli: si stima che, tra il 1800 e il 1958, oltre 35.000 “performer esotici” furono ammirati da un miliardo di spettatori sulle due sponde dell’Atlantico. Ma in questo romanzo, per la prima volta, l’autrice predilige il punto di vista dei presunti “selvaggi”, storicamente esclusi dai resoconti ufficiali di quanto avveniva nei giardini botanici, nei parchi pubblici e nelle esposizioni universali. Pur non potendo contare sulle testimonianze dirette dei tre giovani aborigeni prelevati dall’Isola di Fraser (la meravigliosa e incontaminata “isola dei dingo”), Katherine Johnson immagina la loro storia facendo interagire personaggi reali.

Katherine Johnson nata nel Queensland, in Australia, e cresciuta lungo il fiume Brisbane, ha lavorato come giornalista scientifica. È autrice dei romanzi Pescador’s Wake (2009), The Better Son (2016) e Matryoshka (2018), oltre a Selvaggi (Paris Savages, 2019), basato su accurate ricerche effettuate in Australia, Francia e Germania e selezionato nel 2020 per l’Australian Book Industry Awards (ABIA). Oggi vive in Tasmania con il marito e due figli.

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Ingrid Persaud, Love after love (E.O) – Traduzione a cura di Paola D’Accardi

Nell’isola caraibica di Trinidad, abitata da una popolazione mista di discendenza indiana e africana, Betty Ramdin, da poco vedova con un bambino di cinque anni, prende in affitto in casa Mr Chetan. Questi è una persona davvero perbene che presto diventa suo amico e anche una figura paterna per il bambino. Mr Chetan è omosessuale in un’isola dove è impossibile dichiararlo apertamente. I tre si stringono sempre più in un legame famigliare che li conforta e li protegge dalle asprezze della vita sull’isola. Presto però sulle loro teste si addenseranno nubi minacciose.

Ingrid Persaud è nata a Trinidad, vive fra Barbados e Londra. Dopo la laurea in legge e una lunga carriera accademica al King’s College di Londra, si è dedicata allo studio delle belle arti ed è infine approdata alla scrittura debuttando con il romanzo If I never went home (2014), cui è seguito il racconto The sweet sop, che le è valso il Commonwealth Short Story Prize nel 2017 e il BBC National Short Story Award nel 2018.

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Peter Hopkirk, Avanzando nell’oriente in fiamme (Mimesis) – Traduzione a cura di Aannalisa Sanson

“L’Oriente” proclamava Lenin “ci aiuterà a conquistare l’Occidente”. Quando fu ormai chiaro che la rivoluzione tanto attesa in Europa non si sarebbe potuta concretizzare, il leader bolscevico virò il suo sguardo verso est, guardando oltre le città carovaniere della Via della Seta, gli aspri deserti dell’Asia centrale, le alte catene montuose del Karakorum, fino al più ricco di tutti i possedimenti imperiali: l’India.

In questo libro, il grande giornalista e storico Peter Hopkirk racconta per la prima volta il tentativo bolscevico di incendiare l’Oriente con la nuova inebriante dottrina del marxismo. Il progetto di Lenin prevedeva come primo passo l’innesco di un’insurrezione nell’India britannica, che avrebbe mostrato i limiti del dominio imperialista inglese creando i presupposti per una rivoluzione anche in Gran Bretagna. Spie britanniche, rivoluzionari comunisti, teorizzatori musulmani e signori della guerra cinesi, perfino un barone sanguinario che bruciava vivi i prigionieri bolscevichi, danno origine a eventi talmente straordinari che a stento si crede possano essere realmente accaduti. Un saggio storico più avvincente di un romanzo di spionaggio, ambientato in Asia centrale durante gli anni turbolenti che seguirono la Rivoluzione d’Ottobre, nel punto di incontro fra tre grandi imperi – britannico, russo e cinese – e campo di battaglia del nuovo Grande Gioco: “Un intreccio di macchinazione e tradimento, barbarie e terrore e, a volte, di vera e propria farsa”.

Peter Hopkirk (Nottingham, 1930 – Londra, 2014) è stato un giornalista britannico. Ha lavorato come reporter per l’Independent Television News, nonché come corrispondente da New York per il “Daily Express” e dal Medio Oriente e dall’Asia per il “Times”. Per molti anni ha viaggiato e vissuto nelle regioni che costituiscono l’ambientazione dei suoi libri: Russia, Asia centrale, Caucaso, Cina, India, Pakistan, Iran e Turchia orientale. Le sue opere sono state tradotte in diverse lingue. In Italia sono stati pubblicati: Il Grande Gioco (2004), Diavoli stranieri sulla Via della Seta (2006), Alla conquista di Lhasa (2008), Sulle tracce di Kim (2021).