Bologna. “Voglio partire da una riflessione dello strumento ‘primarie’. Ancora una volta mio avviso dobbiamo constatare che si tratta di un modello di importazione che non è mai diventato parte profonda del sistema di selezione dei/delle candidati/e. E’ un meccanismo americano che fuori da lì non ha mai attecchito nel Vecchio Continente. Il caso di Bologna né è la prova ulteriore. Sono primarie di coalizione ma non c’è ancora la coalizione, le diverse anime del Pd danno indicazioni contraddittorie e, ma non è l’elemento meno importante, non hanno definito il perimetro dei partecipanti per cui gli esterni sono liberi di muoversi come meglio credono. E allora abbiamo Tonelli che tifa Conti (nominalmente di centrosinistra) ma è pronto a scivolare a destra se la sua candidata perde dall’altra parte abbiamo i 5S che sostengono Lepore e al contempo dicono mai con la Conte. Insomma un pasticcio che conferma l’urgenza di trovare nuovi canali per individuare i candidati.”

E che dire dei due contendenti, Matteo Lepore e Isabella Conti?
“Sappiamo che Isabella Conti ha alle spalle una importante esperienza amministrativa che proprio da una vicenda urbanistica è nato il caso che l’ha spinta verso Renzi ed è storia recente il fatto che sia stata confermata sindaca con una larghissima maggioranza.

Paolo Soglia (a sinistra) e Nicola Tagliavini (Il Tosco)

Matteo Lepore ha ormai una lunga esperienza amministrativa ( 10 anni da assessore con Virginio Merola) e conosce perfettamente la macchina comunale. Due esperienze in parte simili quel che manca a mio avviso è il dibattito politico, l’orizzonte  entro il quale innestare  le scelte per la città. Ma va anche aggiunto che è un problema anche per i partiti.”

( a cura di m.z.)