A Bologna è in pieno svolgimento la campagna delle primarie del centro-sinistra. L’impressione non è davvero di quelle convincenti e positive. Anzi. E dal mio modesto e forse insignificante punto di vista mette fortemente in dubbio la validità del metodo stesso delle primarie, molto spesso usato per incoronare un candidato sostanzialmente già scelto e di fatto indiscutibile (come, a suo tempo, Romano Prodi). Mi pare si manifestino tutti gli elementi che fanno dire che forse le primarie sono un metodo non adeguato e addirittura controproducente.

Intanto, hanno l’effetto di dividere il proprio campo, creando ostilità, malumori, polemiche che non aiutano certo a convincere gli elettori delle proprie buone capacità di governo. Se si corre per vincere è difficile mantenere un “aplomb” tale da evitare cadute di stile e contrapposizioni e non trasformare l’avversario delle primarie in un nemico da battere. Non bastano certo i sorrisi (ma ci sono davvero sotto le mascherine?) quando i contendenti si incontrano e le relative strette di mano virtuali.

In più i candidati anziché essere frutto di gruppi che si sono confrontati su programmi – quelli sì da sottoporre al confronto e alla valutazione dei cittadini, rimettendo al centro le cose da fare prima di chi le debba fare – sono il risultato di scelte e di pur legittime ambizioni personali con tutte le conseguente che questo comporta: cura dell’immagine e slalom tra i problemi più importanti con la tendenza a rinviare a quando “avrò vinto le elezioni”.

L’impressione, inoltre, è che la mobilitazione per le primarie non ne prepari una più ampia e significativa per le successive elezioni “vere”, quelle nelle quali ci si contrappone alla destra, ma fiacchi le proprie forze che dovrebbero restare in campo per lungo tempo (cosa che possono e vogliono fare solo gruppi ristretti), rimandi nel disimpegno chi nelle primarie ha sostenuto il candidato “sconfitto”, quindi riduca e non aumenti le forze disposte a dar battaglia.

Insomma, una bella idea, ma che deve fare i conti con una realtà ben diversa da quella teorizzata e che induce al disimpegno, già dalle primarie che proprio non convincono.

(Giovanni Rossi)