Due pensionati, ormai stanchi di fare solo gli “Umarells”, come si dice da noi a Bologna, ma ormai è un termine presente anche sul dizionario Treccani (che li descrive così: “Pensionato che si aggira, per lo più con le mani dietro la schiena, presso i cantieri di lavoro, controllando, facendo domande, dando suggerimenti o criticando le attività che vi si svolgono”), si ritrovano sconfortati su una panchina dei Giardini Margherita a rimuginare sulle loro vite di poveri vecchietti e sulle cose negative che li circondano, come la solitudine, la mancanza della famiglia e la perdita di quell’importanza che una volta, in gioventù, avevano.

Osvaldo – sessantanove anni – racconta all’amico, la sua gioventù, di quando era bello e le ragazze di Melendugno, stravedevano per lui. Era il re del suo quartiere all’epoca e, anche oggi, tentava di comportarsi così. Anche Antonio – detto Nino – aveva settanta anni e veniva dalla Puglia, precisamente dalla Manduria. Conobbe Osvaldo davanti al cantiere per il ripristino della Chiusa di Casalecchio lato Via Strazzacappe.

Lui era quello che aveva studiato di più tra i due perché era stato bocciato tre volte poi, a sedici anni, i suoi genitori lo mandarono a fare il manovale a Ferrara nella ditta di suo zio. Fu il primo della famiglia ad intraprendere il lungo viaggio verso il Nord. Era proprio perché ai suoi tempi aveva lavorato nell’edilizia, che voleva dare consigli ai dipendenti della ditta Mapei, comportandosi come se fosse lui il capomastro. Voleva che gli operai capissero che quella mazzetta proprio non era adatta per quel lavoro, che la malta usata era troppo liquida, e che la dovevano smettere di stare sempre al cellulare. Al terzo commento però, Dragan, l’operaio più vicino ai due e l’unico che capiva bene l’italiano, stanco di sentire il costante disappunto, li fece allontanare con parolacce e insulti alzando proprio quella mazzetta, tanto sbagliata, in segno di minaccia verso Nino.

Feriti nell’orgoglio, i due amici brontolando, e mal volentieri ripiegarono sul centro commerciale incrociando Luigi davanti al banco dei latticini. Borbottava da solo sul costo – per lui esagerato – di un pezzo di Grana Padano. Ma siamo matti? Non lo sanno quanto abbiamo di pensione? O mangio o pago le bollette. Disse ad alta voce, cercando una spalla per poter continuare con tutte le sue lamentele. Osvaldo abboccò dicendo che i prezzi sono proprio alti. Ricordò che quando era giovane non c’erano tutti questi disagi perché andava a rubare frutta e verdura negli orti o nei campi vicino a casa, qualche volta riusciva persino a prendere qualche gallina.

“Potremmo riprendere a farlo.” Sussurrò Nino abbracciando le spalle di entrambi con uno strano luccichio negli occhi. Luigi si infilò subito sotto il cappotto il pezzo di grana da 36 mesi. “Mettilo giù, non farti fregare per così poco!” sibilò Nino tirandoli verso di sé.

“Guardate la cassiera, è nuova, è giovane e troppo inesperta. Dovremmo colpire lei. Oggi è anche giorno di mercato.”

“Ma che dici, avrà meno soldi di noi nel suo portafoglio” lo rimbeccò Osvaldo cercando di scrollarselo dalla spalla.

Incurante di questa frase Nino li prese entrambi sottobraccio portandoli, casualmente, al reparto giochi. Prese una pistola giocattolo, gli tolse il tappino rosso e arrivarono davanti a Lia – la cassiera – con i baveri della giacca alzati. In quel momento c’erano poche persone in fila nelle varie casse, quindi le intimarono di consegnare tutto il suo incasso.

Il furto andò bene, Lia era talmente agitata che svenne dopo avergli consegnato i soldi. Uscirono di corsa, per modo di dire, ma quando furono abbastanza lontani, la voce di Luigi interruppe la fuga “Si ma quagnoni cheu nu haggiu pigliatu lu stozzu meo de formaggiu,( Sì, ma ragazzi io non ho preso il mio pezzo di formaggio).” Allora Nino, mettendo una mano nella borsa piena di soldi e sventolandoglieli sotto il naso rispose “Cu quisti te poi ccattare na vacca sana (Con questi ti puoi comprare tutta una mucca intera!)” Poi scoppiarono tutti e tre a ridere.

Questo fu il primo di una lunga serie di furti tutti orchestrati a regola d’arte da Nino, sembrava che avesse fatto sempre il ladro nella sua vita.

Il tempo passava, le giornate si allungavano e i centri commerciali erano sempre più pieni di contanti; del resto i tre Umarells passavano inosservati da tutti con quelle facce che attiravano solo per quel senso di tenerezza che si riserva ai nonni. In fondo, tutti quegli anni sulle spalle dovranno pur servire a qualcosa.

(Francesca Zanotti)