Imola. Un anno e mezzo fa, a gennaio 2020, prima che il mondo intero fosse colpito da un’inaspettata e terribile pandemia, siamo scesi in piazza in una grande manifestazione a Ferrara, per protestare contro la crisi del settore. “Il nostro slogan era ed è attualissimo: ‘il tempo è finito’. È finito il tempo dell’agricoltura come “Cenerentola” della nostra economia ed è arrivato quello delle grandi riforme strutturali: o si fanno ora o non si faranno mai più”,  spiega Giordano Zambrini, presidente di Cia-Agricoltori Italiani Imola, osservando i dati diffusi dall’Istat sull’andamento dell’economia agricola.

Secondo l’Istituto di Statistica l’agricoltura, già colpita da una lunga crisi e da molte difficoltà produttive e di mercato, ha pagato a caro prezzo gli affetti della pandemia che ha dato il “colpo di grazia” soprattutto ad alcuni comparti. Se i volumi produttivi si sono ridotti solo, si fa per dire, del 3,2%, per il settore agrituristico c’è stato un crollo del 60,8%. Hanno subito danni anche le attività di sistemazione di parchi e giardini (-25%), e ovviamente il florovivaismo, che ha perso l’8,4% con il blocco quasi ininterrotto delle cerimonie.

“Nell’imolese – continua Zambrini – l’anno e mezzo di pandemia ha messo a dura prova le attività legate alla multifunzionalità agricola – dagli agriturismi alle fattorie didattiche – ma anche i floricoltori che esportano i loro prodotti o lavorano per i numerosi eventi e cerimonie che animano la Riviera durante la stagione estiva e poi i produttori ortofrutticoli che hanno perso, con la chiusura prolungata dei ristoranti e degli hotel, uno sbocco essenziale come quello del canale Ho.re.Ca. A questo si aggiungono naturalmente le abituali difficoltà produttive e di mercato: penso, in particolare, alle gelate primaverili che hanno provocato danni enormi alla produzione frutticola, penso in particolare alle albicocche nella Valle del Santerno. Una situazione di difficoltà generalizzata che riassumo in una frase: le nostre aziende non ce la fanno più. Per questo chiediamo, e Cia Nazionale sta lavorando molto in questo senso, una politica di crescita coraggiosa legata soprattutto ai fondi del Recovery Plan.  Ci aspettiamo l’estensione delle misure di Industria 4.0 anche al settore agricolo per garantirne la competitività; provvedimenti mirati sulla gestione del rischio per proteggere le nostre aziende dai danni, ormai ciclici, dovuti ai cambiamenti climatici; la possibilità di cedere il credito d’imposta che adesso ci è preclusa. Serve una vera e propria scossa – conclude il presidente di Cia Imola -, un processo innovativo urgente che passi anche per l’ammodernamento delle infrastrutture e del parco macchine, da una migliore movimentazione delle merci e dalla non più rinviabile digitalizzazione del sistema burocratico. Solo con queste riforme, più liquidità e incentivi e si può pensare a un settore agricolo che “rinasce” più forte e competitivo”.

(a cura di m.z.)