Imola. E’ targata Bryo la prima comunità energetica del territorio imolese. L’azienda, costituita il 28 aprile 2010 per volontà di Con.Ami, Sacmi, Cti e Cefla, è da tempo impegnata nel settore energetico. Recentemente ha dato vita due importanti interventi di decarbonizzazione nella scuola Campanella di Imola e nella palestra di Palazzuolo sul Senio. Ed ora questo progetto, con il quale le imprese aderenti potranno produrre, consumare e vendere energia elettrica.

La situazione in Italia

Fino ad oggi in Italia era possibile produrre e consumare energia da un impianto posizionato sul proprio tetto, e la si poteva vendere al vicino nel momento in cui però le particelle catastali fossero contigue. In altre parole, non era possibile vendere l’energia a realtà anche solo dall’altro lato della strada. Grazie all’introduzione delle Comunità energetiche si superano questi limiti, con la regola che tutti gli aderenti che sono allacciati alla stessa cabina di media e bassa tensione possono usufruire di quella energia. Si supera così il concetto di povertà energetica.

“Il concetto di Comunità energetica, introdotto dalla Commissione Europea in questi anni, si intreccia profondamente con quelli che sono i temi dell’innovazione energetica, ma anche e soprattutto dell’innovazione territoriale che guarda allo sviluppo imprenditoriale e alla sostenibilità ambientale – afferma Davide Gavanelli, amministratore delegato di Bryo -. L’Italia ha recepito le direttive europee e ha introdotto un regime transitorio, incentivato dal GSE con un Conto energia applicato per i prossimi 20 anni, per favorire la possibilità per cittadini, imprese ed enti locali (per ora solo i Comuni) di produrre, consumare, immagazzinare e vendere energia ottenuta da fonti rinnovabili. Non è necessario che gli aderenti siano fisicamente vicini, ma il discrimine è che abbiano come riferimento una medesima cabina di bassa e media tensione”.

Davide Gavanelli, amministratore delegato di Bryo

La Comunità energetica imolese

“Si tratta di una innovazione molto importante, a Imola stiamo lavorando per dare vita a una Comunità energetica, abbiamo già definito lo statuto e il regolamento per chi aderisce – aggiunge Gavanelli -. Abbiamo individuato quattro imprese (la legge dice che ne servono almeno due, ndr) che si collocano geograficamente all’interno di una circonferenza con un raggio di circa 500 metri, che ha al suo centro la cabina di media e piccola tensione alla quale fanno riferimento. Sono loro che daranno sostanza alla comunità energetica, che si presenta sotto forma di Onlus, quindi senza scopo di lucro. Il suo obiettivo è quello di condividere energia prodotta da impianti di energia rinnovabile, con la possibilità che l’energia rimanente dall’autoconsumo, possa essere acquistata da qualsiasi azienda aderente che opera all’interno di quel raggio, pur non avendo un impianto fotovoltaico sul proprio tetto.

Siamo agli inizi di questo processo ed in Italia non sono tante le realtà in grado di operare a questo livello. Quindi Bryo si candida ad essere il portabandiera di questa innovazione, almeno per quel che riguarda il territorio dei Comuni facenti parte del ConAmi. “Il nostro obiettivo è fare una comunità energetica funzionante entro luglio 2021 anche perché ad agosto scade il regime transitorio previsto dalla legge – continua Gavanelli -. Il Recovery plan prevede circa 1 miliardo di euro per lo sviluppo e la crescita delle comunità energetiche. Il progetto pilota vede il coinvolgimento di aziende, ma nulla vieta, anzi sarebbe auspicabile, che si potesse estendere agli immobili di proprietà della pubblica amministrazione”.

Il presidente di ConAmi: “Investimenti da sostenere”

Sul tema entra anche il presidente del ConAmi, Fabio Bacchilega: “La lungimirante progettualità di Bryo, partecipata del nostro consorzio in un percorso condiviso con i soci Sacmi, Cefla e Cti, focalizza con decisione uno scenario sempre più caratterizzato dalla valorizzazione delle risorse e delle potenzialità territoriali. Elementi che alimentano una crescente sensibilità all’indirizzo del concetto di transizione ecologica puntando sulla qualità e sull’innovazione nel rispetto dei dettami normativi”. Non solo. “Investimenti che sosterremo con rinnovata spinta propulsiva sulla base della proficua operatività di Bryo sul territorio suggellata dai positivi dati di bilancio e da una spiccata visione progettuale. In tal senso, il ruolo di ConAmi potrà essere ancor più funzionale per il percorso di relazioni sinergiche con gli enti pubblici che rappresentano il capitale sociale del consorzio”.

Fabio Bacchilega, presidente del ConAmi

Il ruolo di Bryo

Bryo, azienda partecipata da ConAmi, ancora prima che la Commissione Europea introducesse con il Recovery plan il concetto di transizione ecologica, opera in questo contesto con elevati standard qualitativi. Ed oggi si pone all’avanguardia per progetti finalizzati alla realizzazione di Comunità energetiche.

Tenendo conto che la legge vieta ai gestori e fornitori di energia elettrica di fare parte di una comunità energetica e Bryo è tra questi, il ruolo che però può avere è quello di essere promotore, finanziatore, facilitatore di un progetto di comunità energetica. “Bryo si incarica di trovare le risorse, finanziare il progetto, realizzarlo e gestirlo. Di fatto le quattro aziende che hanno aderito non avranno costi d’investimento e risparmieranno circa il 20% sul costo dell’energia che, tutta o in parte, non dovranno più comprare dai fornitori tradizionali. Bryo sarà proprietaria dell’impianto che fa parte della Comunità, quindi incasserà materialmente i contributi del GSE, trascorso un tempo di convenzione, generalmente attorno ai 10, 12 anni, la Comunità energetica può diventare proprietaria degli impianti con una vita utile ancora di 15-20 anni. Si tratta inoltre di un sistema aperto, oggi a Imola partiamo con quattro realtà aderenti, ma altre si possono aggiungere liberamente, con l’unico limite di dovere fare riferimento alla stessa cabina di media e bassa tensione”.

Come funziona la distribuzione di energia

L’energia prodotta da questi impianti è contabilizzata: da una parte viene incentivata dal GSE, dall’altra parte viene somministrata ai vari aderenti alla comunità. Se queste quattro imprese hanno, ad esempio, quattro impianti da 50 kilowatt di energia prodotta, questa energia viene prioritariamente autoconsumata dalla impresa dove è collocato l’impianto, nel caso che abbia un consumo superiore alla produzione può prelevare energia dagli altri impianti, sempre che vi sia disponibilità dopo l’autoconsumo. In questo modo vi è uno scambio reale di energia fra tutti i componenti della comunità e se ne resta, ad esempio nei giorni festivi o nei periodi feriali, viene immessa in rete e pagata dal GSE. In pratica le imprese avranno un contatore che contabilizza l’energia acquistata dagli impianti della Comunità energetica e pagheranno ciò che consumano in maniera scontata rispetto al prezzo di mercato”.

Un vantaggio è immediato

Bryo offre, quindi, un’opportunità di innovazione energetica che si può trasformare in opportunità imprenditoriale. Le imprese, infatti, avranno una riduzione da subito dei costi energetici senza nessun tipo di investimento. “La nostra forza sta nel fatto che siamo in grado di offrire una parte di engineering privata di elevata professionalità, un installatore di impianti di qualità, una solidità societaria che mette al riparo da eventuali problemi di stabilità aziendale. Infine, avendo al nostro interno un socio pubblico come il ConAmi, riusciamo a coordinare meglio tutti gli aspetti normativi. Si tratta di un sistema facilmente replicabile in tutti i territori. Noi stiamo partendo da Imola con l’intenzione di coinvolgere tutti i Comuni aderenti al noto consorzio e siamo convinti che presto avremo richieste da tutta Italia, dopo dipenderà dalle scelte aziendali che saremo in grado di fare”, conclude Gavanelli.