Per noi residenti a Bologna, le elezioni comunali sono ormai da anni foriere di clamorosi colpi di scena, con candidati a sorpresa, faide interne agli stessi partiti e una certa riluttanza verso l’establishment locale. Dalla conquista dell’ex roccaforte rossa da parte di Guazzaloca nel 1999, con il suicidio perfetto della sinistra bolognese, alla candidatura e successiva elezione dei lombardi Cofferati e Delbono, al commissariamento dopo le dimissioni di quest’ultimo dopo appena un anno, fino al dietrofront del mai abbastanza rimpianto Cevenini che ha spianato la strada a Merola (con l’ex leghista, poi centrista, Bernardini e la turboleghista, ora sottosegretaria alla Cultura, Borgonzoni, a tentare invano di opporsi), non c’è mai stato da annoiarsi.

Quest’anno, dopo un secondo mandato che il sindaco uscente ha guidato col pilota automatico o poco più (sia pure con l’alzata d’ingegno del ripristino del tram dopo 60 anni), sembrava che le cose fossero ormai definite. Il candidato del PD, anzi Candidato, con la C maiuscola, doveva essere l’attuale assessore alla cultura, Matteo Lepore, giovane e piacente, molto presente sui social, che porta in dote un notevole incremento della presenza turistica in città negli ultimi anni. A dire il vero c’era un altro candidato, l’assessore al commercio e alla sicurezza Alberto Aitini, di poche parole ma piuttosto attivo, che però non è mai stato preso davvero in considerazione dal PD come sfidante credibile a Lepore. Ne è conseguita qualche scaramuccia: il 18 marzo Aitini non si è presentato alla Segreteria PD lamentando una mancanza di democrazia, Merola ha sbroccato di brutto (gli è capitato spesso, ultimamente) accusando i non-leporiani di slealtà. Ma le cose sembravano ormai andare nella direzione di una sfida tra i due assessori, quindi in continuità con l’attuale giunta, visto anche il nulla cosmico offerto dal centro-destra, indeciso e diviso dopo i soliti cinque anni a criticare, ma senza mai proporre alternative serie. Questo fino al 19 aprile.

Il giorno dell’uragano Isabella

Quel giorno, nello stanco rituale prima descritto ha fatto irruzione l’attuale sindaca di San Lazzaro di Savena, comune non piccolo (oltre 30 mila abitanti) ormai tutt’uno con Bologna. Anche lei giovane e di bell’aspetto, donna (un bel problema, per il PD locale), rieletta solo due anni fa con percentuali quasi bulgare, salita agli onori delle cronache come “nemica delle coop rosse” per aver fermato uno scriteriato progetto immobiliare nella frazione di Idice, una delle più verdi del comune: Isabella Conti ha improvvisamente scombussolato tutto. Renziana della prima ora e “suggerita” dallo stesso leader di Italia Viva, dopo qualche riflessione il 19 aprile la Conti ha sciolto ogni riserva, candidandosi alle primarie del centro-sinistra come indipendente (nei giorni successivi ha lasciato gli incarichi in IV).

Le reazioni non si sono fatte attendere, in primis l’attacco scomposto, decisamente sopra le righe, dello stesso Lepore, il quale ha dimostrato di averla presa benissimo: “Abbiamo fermato Salvini, fermeremo anche Renzi!”. E, con un effetto valanga, a Bologna il PD ha avuto una crisi di nervi, spaccandosi in due fazioni: con la Conti si sono schierati lo stesso Aitini, l’europarlamentare Gualmini e un componente di spicco della Giunta Merola, ossia l’assessore al lavoro Marco Lombardo. Lepore, dal canto suo, ha ricevuto (ma solo il 13 maggio) l’endorsment “pesante” del Presidente della Regione Bonaccini, il quale, pur lodandoli entrambi, ha espresso la propria preferenza per il candidato “ufficiale” del PD.

Nel frattempo sono accadute altre cose tanto incomprensibili quanto divertenti, come il candidato Giancarlo Tonelli di Bologna Civica, associazione di orientamento centrista, il quale ha detto che andrà a votare la Conti, sostenendola e ritirando la propria candidatura in caso di successo, salvo poi ricandidarsi se invece dovesse prevalere Lepore. Una coerenza granitica.

Insomma, dall’irruzione della Conti il PD bolognese è tornato, come da prassi, a litigare su tutto, chiedendo di depennare dalle firme di sostegno alla candidatura della Conti quelle di esponenti dichiaratamente di destra (e non ne mancano), fino all’immancabile scontro sulle regole del gioco: così, mentre la data delle primarie è stata trovata abbastanza rapidamente (si voterà il 20 giugno, versando i canonici due euro), per le modalità di voto ci si è accapigliati sulla pre-registrazione e sulla possibilità di votare online, salvo poi ripiegare sui più classici gazebo. Sarà un bellissimo esercizio di democrazia, diranno tutti alla fine. Ma i silenzi di molti padri nobili del centrosinistra locale, Prodi in primis, tradiscono un palpabile imbarazzo. Insomma, il 20 del prossimo mese andrò alle primarie con l’unico sollievo che, stavolta, non vi è alcun Guazzaloca all’orizzonte. Ma non vi nascondo che rivedere il PD bolognese ricadere nei soliti vecchi vizi, come se la lezione del ’99 non fosse stata mai metabolizzata, è preoccupante.

E il programma elettorale?

Due o tre cosette ci sarebbero. Il ripensamento di FICO dopo il suo fallimento, il Tecnopolo e il Cinema Modernissimo in grande ritardo, il Servizio Ferroviario Metropolitano monco, le ex caserme e la ex Casaralta senza un minimo di prospettiva, il degrado intorno a Trilogia Navile (che da quartiere modello è diventato l’epitaffio dell’edilizia), il cantiere interminabile al Lazzaretto, i mille progetti abortiti per l’ex Staveco, i sottopassi ferroviari finiti ma non ancora inaugurati, le inefficaci alzate di voce sui ritardi del People Mover, il confronto sul tram solo dopo la decisione di realizzarlo, il tempo perso sullo Stadio (che alla fine resterà dov’è), il Cierrebi – fiore all’occhiello dello sport bolognese – lasciato al degrado, la manutenzione del Pontelungo rinviata alle calende greche, il boom incontrollato di “cibifici” a danno di altre attività commerciali, i dubbi infiniti sul Passante di Mezzo, la governance di Hera.

Finora entrambi i candidati hanno ascoltato molto, ma proposto poco. In compenso l’altro ieri la Conti e Aitini si sono fatti fotografare mentre riverniciavano un muro del centro pieno di graffiti. Sarà una fine primavera bellissima. E queste sono solo le primarie.

(p. m.)