Mi è d’obbligo premettere che non possiedo sufficienti argomenti riguardo il progetto della variante stradale nella Pedagna ovest che mi permettano di esprimere anche solo un parziale giudizio al riguardo, quindi non lo farò. Circa questa mia posizione mi piace sottolineare che se ciascuno di noi, in assenza di approfondite cognizioni e conoscenze, optasse per il silenzio invece di sproloquiare godremmo di benefici e gradevoli lunghi silenzi …

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Come sopra, non entrerò nella disputa variante si, no, oppure, ma un’analisi dei commenti posti sotto l’articolo ritengo sia interessante.

Ho ancora davanti agli occhi la situazione che venne a crearsi in occasione di un incontro tra cittadini e autorità comunali in una piccola saletta in località viale Cappuccini: si discorreva (si fa per dire) riguardo alcuni interventi edilizi tanto per cambiare all’insegna del consumo di territorio uguale a zero: la discussione assunse toni accesi e, sul finire, nell’impossibilità evidente di raggiungere un equilibrio, un cittadino lasciò il proprio posto, si portò davanti al tavolo dove sedeva l’assessore e, agitandogli l’indice della propria mano destra fin troppo vicino al naso, ebbe a dire: “ … fate come volete, ma lì voi non costruite!”

Lasciata la sede del dibattito mi fermai a lungo dentro l’auto; sentivo il bisogno di riflettere: una parola, una parola sola mi aveva colpito. Quel “voi” rappresentava il vero fulcro della serata e disegnava, con estrema precisione, il distacco esistente tra il cittadino e il proprio comune. Quel voi definiva con estrema precisione la profonda lacerazione esistente tra amministrati e amministratori.

La storia la conosciamo: comitati su comitati, la linea dell’ascolto, i problemi di sempre, le nuove inascoltate esigenze, la catastrofe elettorale alle comunali, il sindaco causa principale della sconfitta che viene premiato con un seggio in Parlamento, la signora Sangiorgi primo cittadino, un assessore che se ne va dopo pochi giorni, lo sfacelo di un partito, la città senza guida, il ritorno alla normalità. Anche Dalla sosteneva che la vera lotta consisteva nell’essere normale, ma parlava di un’altra cosa!

Ebbene, i commenti posti da cittadini sotto l’articolo riguardante l’argomento “variante” mi riportano indietro nel tempo: Croc, Marco e Christian mi riportano indietro (e non di molto) nel tempo. Le solite clientele, i soliti amici degli amici, i cambi di casacca in sede di Consiglio comunale e la profonda tristezza che si riscontra in quelle parole, quelle parole che devono lasciare un segno: “La lezione ci è servita meno di quanto si sperava”. Anche il ricordo circa un ex sindaco e deputato sembra non coincidere con l’impressione di alcuni cittadini, che si augurano stia scontando qualcosa nell’aldilà.

Parole di rabbia, di disillusione, di tradimento, ma rappresentano l’eco del pensiero cittadino, di una parte dei cittadini. Quanta parte? Quello che è certo, e il tempo mi darà ragione, viene rappresentato dall’impellenza del cambiamento, del mutare profondo dei veri bisogni, delle esigenze dei cittadini (in modo particolare dei giovani cittadini), dell’evolversi, nel bene e nel male, del sentimento della società. Il primo nemico da combattere deve essere la conservazione, il ripetersi in assenza di nuove idee e visioni: non basta essere giovani per rappresentare il nuovo, occorre essere nuovi dentro!

(Mauro Magnani)