Nell’impossibilità del paragone attualizzata all’oggi, la mission di questo “passo” della “Canzona di Bacco” di Lorenzo dè Medici detto il Magnifico può valere quanto ciò che il governo ha deciso sull’eliminazione del coprifuoco nelle regioni in fascia gialla, con l’obiettivo di fare Pil (ri) aprendo attività economiche e sociali perché il virus stiamo per sconfiggerlo, con stili diversi: la protezione degli anziani, vaccinando il maggior numero di persone possibile, ciò perché in un solo anno abbiamo avuto vaccini che funzionano. Il “doman non v’è certezza” non fa paura malgrado i dubbi sulla campagna vaccinale che dovrà continuare spedita, l’efficienza dei “centri” che in certe zone del Paese resta tutta da verificare ed infine sulla “tenuta” del sistema immunitario dei vaccinati e per quanto tempo questo resterà invulnerabile alla patologia in modo da arrivare il prima possibile all’immunità di gregge.

Vaccinazione (Foto di Wilfried Pohnke da Pixabay)

“Di doman non v’è certezza”, ma qualche epidemiologo (ottimista) stima in 3-5 anni il tempo necessario per declassare il “rating” della pericolosità della malattia Covid-19 a livello degli altri “cugini” Coronavirus, quelli del comune raffreddore; nubi all’orizzonte invece per ciò che concerne i contagi della gente che vive in piccole comunità con condizioni alimentari e igienico-sanitarie precarie in Africa, Asia e America Latina, là purtroppo la pandemia continuerà a colpire duro perché isolamento, arretratezza e non conoscenza dei rischi creeranno pregiudizi che freneranno la consapevolezza della necessità di una vaccinazione di massa.

La banalizzazione e la sottovalutazione del “rischio contagio” è capitata d’altronde anche a tanti di noi fin dalla notizia del primo tampone positivo del 20 febbraio 2020, a poco sono valse le drammatiche news quotidiane di quei giorni a seguire sull’escalation dei ricoveri e della gente che moriva, e nemmeno ciò apparso in Tv il 27 febbraio 2020 inerente la goffaggine del gesto del governatore milanese Fontana con la mascherina, che (colpevolmente) non tutti di noi ha da subito compreso pienamente.

Se il trend riguardante l’incidenza dei contagi, il tasso di ospedalizzazione e quello della saturazione delle terapie intensive continuerà a virare verso il “sereno” si ripartirà, così che il mese di giugno vedrà l’eliminazione totale del coprifuoco in modo graduale da giorno 7 al giorno 21, dove grazie ai “green pass” ci si potrà spostare senza più vincoli; le riaperture della primavera-estate 2020 provocarono un’ondata di contagi ad agosto che quest’anno (forse) verrà evitata grazie anche alla messa in sicurezza delle fasce di età più a rischio con la massiccia copertura vaccinale già da qualche mese in corso dei 70enni e over 80, con questi ultimi giunti all’oggi alla soglia di quasi il 90% di persone che ha conseguito almeno una dose.

Del futuro i media parlano con prudenza perché la sperimentazione di nuove cure è in atto e perché la fine della pandemia sarà opera di tante strategie a cominciare da ciò che è stato detto fin dall’inizio: distanziamento-mascherina-igiene personale; ciò che dovrà funzionare a differenza del passato sarà invece focalizzato all’attenzione sulla cura contro Covid-19 che dovrà iniziare fin dai sintomi ossia quando il virus ha già infettato l’organismo senza che ce ne rendiamo conto, un periodo stimato in una decina di giorni dove dovrà essere fermato in tempo prima che vada in circolo, ciò grazie a terapie a domicilio immediate così da ridurre dell’80% la necessità di ricorrere all’ospedalizzazione, addirittura non rischiare nemmeno il ricovero al fine di aver salvala vita.

(Giuseppe Vassura)