L’aria era afosa in quella estate del 1997, il condizionatore non funzionava, eravamo stranamente agitati e per cercare un po’ di fresco decidemmo di uscire a fare una passeggiata.

Alcuni punti di vista divergenti avevano fatto nascere una discussione; mentre cercavamo di chiarirci decidemmo di andare a sederci nel parco. Le persone, a quell’ora, probabilmente erano o a mangiare o davanti al televisore poiché per strada non c’era nessuno.

La nostra discussione continuò ancora, non ricordo più per cosa, ma c’era un motivo serio per cui ci eravamo appartati. Seduti su una panchina, con la testa abbassata e pensierosa gettai lo sguardo al cielo: “Ma che cos’è quello strano bagliore?”.

Istintivamente anche lui si voltò da quella parte che fra l’altro io neppure gli avevo indicato. Un fascio di luce in quella limpida notte di stelle, brillava più di tutte.

Ci guardammo negli occhi e increduli focalizzammo nuovamente lo sguardo e in un attimo, un secondo, il fascio di luce allargò la sua circonferenza, restò immobile alcuni secondi ci guardò, ci incantò e in un nano secondo sparì nell’infinito a una velocità supersonica.

Dipinto di Sandra Pasquali

Restammo basiti e sospesi in un “senza tempo”. Non ricordammo più neppure di cosa stavamo discutendo, incantati da quel fascio di luce e dalla velocità con cui era scomparso, nella speranza mista a paura, che quella esplosione di luce potesse riapparire. Nulla, tutto finito. Nel cielo continuavano a brillare milioni di stelle. L’esperienza comunque ci aveva lasciati felici ed emozionati. Certo non era cosa da raccontare! Ci avrebbero presi per matti visionari.

Un fenomeno insolito, inspiegabile era accaduto. Magari in quei secondi eravamo stati esaminati da una specie interstellare oppure teletrasportati nello spazio temporale chissà dove! Era ancora tutto così irreale, di certo eravamo pervasi da una strana calma, non so se per l’emozione o per la fifa.

Anche nel parco c’era un silenzio ovattato come se per un attimo tutto fosse rimasto sospeso. Cercavamo una spiegazione per non cedere alla fantasia: “Forse era un aereo” ci dicemmo “oppure un missile, allora sicuramente un satellite, anzi un meteorite… no! Perché sarebbe caduto e non sparito verso l’alto”. “Sparito capisci”!

Se ne era andato a una tale velocità che l’occhio umano non era riuscito a seguirlo; se ne era andato bucando il cielo. Ma cos’era allora? La nostra mente rifiutava di pensare a strani oggetti misteriosi, ma nello stesso tempo, convincerci di aver assistito a un insolito fenomeno, ci faceva stare meglio ed eravamo pieni di adrenalina.

Per molto tempo abbiamo preferito non parlare dell’accaduto. Una sera a cena un comune amico ci confessò che pochi mesi prima, mentre si trovava in barca con alcuni amici al largo di Ancona, era stato testimone di un avvistamento in cielo. Uno sguardo d’ intesa, la data coincideva, quindi non eravamo i soli ad aver assistito a quell’evento. Condividemmo con l’amico quell’esperienza rafforzandoci e fantasticammo sull’accaduto, non potendo scientificamente sostenere altro.

Ancora oggi ci capita di osservare il cielo non più per contare le stelle, ammirare la luna ma, con il naso all’insù, scrutiamo gli infiniti orizzonti cosmici, nella speranza di poter rivivere quella breve insolita avventura che, a ben pensarci forse non era stata solo fantasia…

… pensare di non essere soli in questo universo infinito ci apre nuovi orizzonti.

(Sandra Pasquali)