Mi spiace, lei muore a causa del mercato. (Carlo Urbani)

Non è stato un errore umano.

Non è stato un mostro.

Non è un retaggio del passato.

Non è inspiegabile.

È solo orribile.

Terribilmente umano.

È l’altra faccia dell’homo economicus.

Da un lato l’intraprendenza, che produce ricchezza materiale, che da lavoro, che nobilita l’uomo.

Dall’altro l’avidità, che riduce l’uomo a fattore di produzione, a merce, che lo mobilità solamente, lo spoglia della dignità e a volte, in Italia più che altrove, lo uccide.

La logica è sempre quella, cambiano i modi, scriveva Galbraith, ma i pensieri e i comportamenti di chi vuol far soldi a tutti i costi non cambiano mai.

Parliamo di eterno ritorno ma forse la nostra cupidigia ancestrale, il nostro istinto di sopraffazione, non si sono mai mossi da dove erano.

Allo sviluppo della nostra capacità cognitiva, diceva Rita Levi Montalcini, non ha corrisposto una analoga evoluzione della capacità emotiva.

Solo le convenzioni sociali, le leggi, le lotte sono in grado di imbrigliare la selvaticità degli interessi.

Che si tratti di far ripartire comunque una funivia, di velocizzare comunque un appalto, di licenziare comunque un lavoratore, di avvelenare comunque la Terra, di carpire comunque la fiducia di un consumatore con un prodotto che costa poco e vale ancor meno.

L’idea che una pandemia ci avrebbe cambiato, che ne saremmo usciti diversi e migliori era pura illusione.

Forse non l’abbiamo mai desiderato davvero.

Di riconsiderare alla luce di questa esperienza i valori, i rapporti, le priorità, i criteri di giudizio, i comportamenti.

Individuali e collettivi.

Nella politica, nell’economia, nella vita di tutti i giorni.

Già così veloce, già così piena di ansie, di solitudine, e così vuota di sensibilità, di solidarietà.

Coi gesti e le parole che corrono più veloci dei pensieri, con le palestre del corpo che spopolano mentre quelle della mente avvizziscono.

Cosa me ne faccio di un corpo sano se non lo è anche la mente?

Se non la disintossichiamo dai pregiudizi, dalle cattive abitudini, dalle semplificazioni, per lasciar spazio a pensieri che contemplano la complessità e l’incertezza, che adottano l’accoglienza e la tolleranza, che rifuggono il dogma di un’economia immutabile e la riconciliano coi valori dell’equità, della solidarietà, della democrazia stessa.

Se non accompagniamo la nascita dolorosa di una nuova società-mondo con un ecologia della mente che colga la necessità, l’urgenza, il significato, come dice Raimon Panikkar, di “tornare ad amare la Terra, tornare ad amare gli uomini”.

Se non ci riappropriamo della libertà di scegliere e rifiutare, di vivere in un sistema consumista senza subirne la violenza dissipativa, di favorire lo sviluppo dell’uomo più che l’incessante moltiplicazione dei suoi bisogni.

Questo nuovo inizio sotto le mentite spoglie di un progetto per le prossime generazioni non scioglie i nodi che ci avviluppano.

Né forse lo si può fare con un colpo di spada ma solo con la tessitura tenace di un ordito complesso.

Il rischio è sempre quello, che i mulini macinino la farina talmente adagio che nel frattempo la gente muore di fame.

Per molti questa non è solo una metafora.

Brunetta annuncia un nuovo boom economico.

Solo degli sprovveduti o degli arruffa popoli potevano mettere in dubbio che dopo una lunga costrizione l’economia sarebbe ripartita.

Come ha sempre fatto dopo una guerra o una crisi profonda.

Anche senza Conte e Draghi.

Meglio senza Meloni, Salvini e compagnia catastrofeggiante.

Bastava aver l’intelligenza di capire che bisognava prima sconfiggere la pandemia.

E il coraggio della responsabilità.

Venezia risorgerà, l’Harrys bar si riempirà di nuovo e così si riprenderà, dopo questo anno penitenziale, la stragrande maggioranza degli esercizi commerciali, di cui era stata frettolosamente dichiarata la morte presunta.

Col nostro augurio e il nostro gaudente contributo.

Ben presto i non garantiti torneranno ad essere quelli di sempre, i disoccupati, i sommersi, i mal pagati, la plebe proletaria.

Per loro nessuno si straccerà le vesti, non ci saranno ristori nè sforamenti del debito.

Conterà solo ridurre i costi.

I lavoratori sono “piezz ’e core” quando si rivendicano contributi pubblici o riaperture intempestive.

Quando c’è da licenziare diventano “capitale umano”, che è la versione ingentilita di merce.

In esubero.

La logica del capitalismo planetario è questa.

Ci sono tanti imprenditori dal volto umano ma la razza padrona non è estinta.

Esiste ancora, tra le pieghe di un vecchio paternalismo o annidata dentro le impersonali logiche di un potente consiglio di amministrazione.

Non se cambiando le cose miglioreranno ma so che devono cambiare se vogliamo sperare che migliorino.

Quali sono i posti nuovi che dovrebbero compensare i licenziamenti?

Quali ammortizzatori sociali servono?

Una formazione diversa per fare cosa?

I lavoratori, scrive Noah Harari, hanno scoperto di non servire più.

Il principale pericolo nel XXI secolo è l’irrilevanza: cosa succede se non avranno più bisogno di me?

È molto più difficile combattere l’irrilevanza che lo sfruttamento.

Quando sei sfruttato almeno c’è qualcuno che ha bisogno di te, ma quando c’è una macchina che fa tutto meglio di te non hai potere.

L’unica certezza sul mercato del lavoro e sul mondo nel 2050 è che non ne sappiamo niente, che saranno imprevedibili.

E che dovremo insegnare ai giovani non solo come studiare ma come coltivare la loro flessibilità mentale.

Che a 40, a 50 anni, è difficile conservare.

Bisognerà stringere i denti.

E forse anche mostrarli.

“Bisogna sognare coi piedi per terra” diceva Carlo Urbani, presidente di Medici senza frontiere Italia, morto in Vietnam il 29 marzo 2003 sul fronte anti Sars.

Un eroe lo definì il Presidente Ciampi.

Aveva dedicato l’esistenza ai veri svantaggiati della Terra, alle persone per le quali la continuazione dell’esistenza o il destino di morte, allora come ora, è designato dalla nostra brama di profitto.

Sosteneva l’esigenza di adottare una norma che consentisse di produrre e rivendere a prezzi accessibili i farmaci nei Paesi poveri.

Il brevetto, diceva, rappresenta un diritto sacrosanto dell’industria per salvaguardare i suoi investimenti ma i farmaci non possiamo essere trattati alla stregua degli altri prodotti del mercato.

“I medici che operano in contesti del genere sono stanchi di dover pensare di fronte all’ennesima morte del loro paziente: mi spiace, lei muore a causa del mercato”. Intanto che ci pensiamo su, oggi, primo giugno 2021, a Toronto cade la neve e il Governo cinese, come tutte le altre autorità del mondo, chiede di fare più figli…

(Guido Tampieri)