Spett. redazione,
nella nostra attività quotidiana, l’incontro con ogni donna poggia sull’intendimento politico di scardinare le basi patriarcali della nostra società che determinano ogni disparità di potere tra donne e uomini. Su tale intenzione si declina la metodologia di accoglienza, che vede nella relazione tra donne una pratica di tutela, che pone continua attenzione anche a tutti quei contesti istituzionali e mediatici, che si pongono esplicitamente contro principi femministi o che veicolano un utilizzo improprio delle parole e del linguaggio, reiterando pregiudizi e stereotipi di genere, esponendo le donne a forme di violenza socialmente condivise.

Le ultime vicende interne all’associazione PerLeDonne ci hanno dimostrato che questo pensiero non è accolto all’unanimità dalle socie: risale a dicembre 2020 una lettera ricevuta dalla responsabile del Centro, in cui le si contesta l’appellativo “femminista”, per identificare l’associazione; è di maggio 2021 l’inserimento dell’associazione in un progetto accanto ad associazioni pro vita, dalle quali tutto ci divide e con le quali nulla vuole e deve avere a che fare un Centro Antiviolenza; e ancora, è di maggio l’ascesa del nuovo organo di amministrazione, che nel proprio programma dichiara di voler modificare il regolamento interno del Centro Antiviolenza, di voler sottrarre l’autonomia funzionale del Centro (peraltro riconosciuta e regolamentata dallo statuto), un direttivo che definisce il Centro Antiviolenza come “presidio socio sanitario”, dimostrando definitivamente di non conoscere le istanze su cui poggiano i Centri Antiviolenza e quali ruoli essi ricoprano all’interno delle comunità.

Per tutto quanto sopra esposto, per le oltre 500 donne accolte in questi anni e per le donne che in futuro accoglieremo, l’equipe che conduce il Centro Antiviolenza ha deciso all’unanimità di presentare richiesta di scissione all’associazione, al fine di una serena prosecuzione delle attività. Sappiamo riconoscere quando è il momento di battersi, per affermare una visione e cambiare le cose dall’interno e quando, invece, arriva quello di lasciare che ciascuna delle parti prosegua il proprio cammino in autonomia.

(Centro Antiviolenza)