Nella seduta del Consiglio comunale del 13 maggio scorso era prevista la trattazione del punto all’ordine del giorno “Approvazione del regolamento per l’istituzione e il funzionamento del Comitato per i gemellaggi e contestuale istituzione”. In realtà la discussione si è svolta sull’accordo con la città iraniana di Ardakan firmato dalla sindaca Sangiorgi nel mandato amministrativo precedente. La Giunta attuale lo ha rilanciato sui media a febbraio, nonostante essa sia il risultato di elezioni il cui esito ha premiato uno schieramento politico nettamente diverso.

Nel corso della discussione diversi consiglieri e consigliere di minoranza hanno rilevato come quell’accordo legittimi un Paese che discrimina le donne e nega i diritti civili, supportando le rispettive posizioni con abbondanza di dati. Hanno inoltre accusato la Commissione Pari Opportunità di non aver preso posizione in merito trattandosi di un argomento che riguarda anche il suo ambito di competenza. Un attacco pesante e strumentale teso di fatto a delegittimare la Commissione stessa, lasciando intendere che la mancata presa di posizione fosse dovuta al sostegno aprioristico alla maggioranza. In definitiva la si è tacciata di faziosità.

Ci sembra doveroso chiarire che la Commissione Pari Opportunità ha preso in esame il tema nella seduta del 28 aprile. In mancanza del testo dell’accordo, presentato come gemellaggio da alcune parti coinvolte senza rettifiche della stessa Giunta, ha ritenuto di procedere alla verifica della natura e del contenuto dell’atto. Gemellaggio e accordo non sono infatti sinonimi. Il primo implica formalmente un vincolo ben diverso da un accordo e sancisce rapporti di scambio e di amicizia tra due città di lunga durata. Abbiamo pertanto ritenuto, prima di esprimerci, di conoscere lo stato delle cose, secondo un criterio di serietà. Siamo venute in possesso del testo il 14 maggio, il giorno successivo al consiglio in questione. Questa è la ragione per la quale al momento della discussione non ci eravamo espresse. Del resto, l’ordine del giorno, come indicato sopra, non prevedeva la discussione su quell’accordo. Sono quindi state pretestuose le critiche di intempestività e latitanza.

La sensibilità della Commissione verso un tema sul quale il 28 aprile abbiamo posto l’attenzione è indubitabile. Per questo pensiamo che l’attacco da parte della minoranza sia stato strumentale, disonesto e pretestuoso. Tanto più che una delle consigliere era presente alla seduta del 28 aprile in qualità di invitata permanente. Era dunque a conoscenza delle ragioni del rinvio del parere da parte nostra.

Rileviamo inoltre come la presidenza del consiglio comunale abbia omesso di richiamare al tema iscritto all’ordine del giorno i consiglieri di minoranza, mancando di riportare la discussione nell’ambito della correttezza istituzionale. Rileviamo altresì il silenzio dei consiglieri e delle consigliere di maggioranza sull’attacco alla Commissione Pari Opportunità e la saltuaria partecipazione di queste agli incontri della Commissione pur essendo invitate permanenti. La Commissione è prevista dallo Statuto comunale come legittima sede istituzionale con funzione consultiva, che non partecipa alle sedute consiliari se non invitata. Un silenzio che ha dato spazio a una ripetuta azione di delegittimazione in contraddizione con gli impegni e le dichiarazioni espresse nel programma elettorale sulla base del quale è stata eletta. Un segnale politico. La Commissione è tuttavia disponibile per il Sindaco, la Giunta, i/le Consigliere/i comunali, proprio in funzione della sua origine costitutiva.

Sull’accordo

Riteniamo l’accordo con la città iraniana di Ardakan inopportuno e sbagliato. L’Iran, infatti, è uno Stato confessionale. Un Paese dove si negano i diritti civili, si discriminano le donne e si nega la libertà di espressione, tanto che il Consiglio Europeo ha prorogato fino al 2022 le misure restrittive adottate in risposta alle gravi violazioni dei diritti umani. È il Paese dove l’allenatrice della nazionale di sci non ha potuto partecipare ai mondiali di Cortina per il legittimo (secondo le leggi e le tradizioni iraniane) mancato assenso del marito, ad esempio. L’accordo, tratta in minima parte di scambi economici e si occupa per lo più di scambi culturali, cita con ipocrisia all’articolo 3 il rispetto della vita umana (vige la pena di morte) dei diritti della persona (che non applica) e all’articolo 4 unisce Imola e Ardakan dichiarandole appartenenti a culture simili (simili?). E all’articolo 12 si dice che ciascuna parte può porvi termine in qualsiasi momento.

Non comprendiamo dunque come una Città come Imola, medaglia d’oro della Resistenza, che ha fondato il proprio sviluppo territoriale e ispirato il proprio governo alla migliore tradizione democratica italiana dalla nascita della Repubblica, possa compromettersi e contraddirsi con un patto del genere. L’Amministrazione attuale può e dovrebbe revocare l’accordo, tanto più che non l’ha sottoscritto. Cosa le impedisce di farlo? Invece l’ha rilanciato spacciandolo come un’occasione preziosa di rilancio economico. Le imprese possono stringere gli accordi che ritengono opportuni per ragioni economiche. Altro significato è impegnare la città e il governo che la rappresenta a rapporti di amicizia con un Paese che esprime valori esattamente opposti.

Rappresentare la città significa rappresentarne i valori, la storia, la tradizione democratica.

(Commissione Pari Opportunità Comune di Imola)