Faenza. Convincere i propri pazienti a non “gettare la spugna”, a non perdere le speranze riguardo le molteplici possibilità di trattamento e conseguente guarigione dai loro problemi articolari, ossei, muscolari: questo è lo scopo che si sono prefissi Matteo Camprini e Brian Lega, titolari di “Polistudio fisioterapico Camprini – Lega”, giovane realtà ambulatoriale faentina di via Giovanni Paolo II.

I titolari del Polistudio fisioterapico Brian Lega (sx) e Matteo Camprini

Entrambi giovani, ma dal solido background professionale, Matteo e Brian possiedono due lauree: una in Scienze motorie e una in Fisioterapia, entrambe ottenute con successo all’università di Bologna. Si sono conosciuti proprio mentre frequentavano nel 2008 la facoltà di Scienze motorie, entrambi amanti dello sport, ambito nel quale, nel corso degli anni, hanno avuto l’opportunità di costruire il loro “portfolio” lavorativo, mattone su mattone.

Dopo la laurea in Fisioterapia, hanno aggiunto poi un importante tassello alla loro formazione, ossia la frequentazione di un corso di specializzazione in terapia manuale che – oltre a fornire importanti spunti tecnici – ha permesso loro di integrare parecchio il lavoro con una parte che non solo prevede la manipolazione, ma anche l’esercizio fisico all’interno della seduta di trattamento. Ed è stato proprio durante la formazione che Matteo e Brian hanno trovato un locale adatto per l’apertura del loro (Poli)studio, e così poco dopo – più precisamente il 23 settembre 2017 – hanno realizzato il loro sogno.

“Diverse sono state le situazioni (apparentemente irrecuperabili) a cui si è riusciti a trovare un rimedio – racconta Matteo -; in particolare, ricordo il caso di due pazienti diversi ma con una storia simile, per certi versi: il primo è stato un ragazzo di 30 anni che a 25 si è rotto il legamento di un ginocchio, mentre la seconda una donna che all’età di 60 anni ha subito un intervento per protesi al ginocchio. In entrambi i casi, dopo diverso tempo, le ginocchia non si piegavano né si stendevano completamente. La causa della similitudine tra i due casi risiedeva proprio nella presenza di una ciste interna al ginocchio (primo caso) e di una cisti meniscale (secondo caso), entrambe operate e conseguentemente trattate da noi a seguito di diversi ‘pareri’ di figure sanitarie che non hanno più di tanto considerato il problema. Un problema che, grazie a un giusto trattamento da parte nostra, sono piano piano riusciti a risolvere”.

“E’ fondamentale nel nostro campo riuscire a mostrare ai pazienti che noi possiamo provare e riuscire a sistemare cose che da altri non vengono considerate e date per irrisolvibili, perché purtroppo sono tante le persone che ‘gettano la spugna’, convinte magari da altri professionisti del settore che non si possa fare niente. Non è mai così, qualcosa si può sempre fare, magari cercando di capire le cause di un problema e gli stati d’animo dei pazienti instaurando una certa empatia, fondamentale per una buona riuscita del nostro lavoro”, conclude Matteo.

(Annalaura Matatia)