Spett. redazione,
per l’Italia, l’Iran, almeno in epoca pre covid, era “solo” il miglior cliente per la vendita di petrolio e suo primo partner commerciale in Europa. Per arrivare a quel primato il nostro paese arrivò persino a coprire le statue di Palazzo Chigi durante la visita del presidente Rohuani nel 2016 (Presidente Renzi, ministro della Cultura Franceschini), un gesto sinistro, spacciato per “forma di rispetto” ma vergognosa ed incomprensibile.

Il Piano d’azione congiunto globale siglato con l’Iran nel 2015 contro la proliferazione atomica, aveva dato il via libera a proficui scambi commerciali, almeno fino a quando, nel 2018, gli Usa ne sono usciti ripristinando pesanti sanzioni nei confronti della Repubblica Islamica. Risultato? Un vantaggio enorme nei rapporti commerciali con l’Iran per i paesi asiatici, uno svantaggio per quelli “Europei”, Italia compresa.

Mentre con grande fatica la diplomazia Europea è alla continua ricerca di una soluzione per uscire dalle difficoltà politiche ed economiche derivanti dalle sanzioni Usa e dalle solite tensioni tra Iran ed Israele, mentre Cina ed altri paesi asiatici rubano fette di mercato ai paesi europei, il consiglio comunale imolese si appresta a dibattere in merito all’ opportunità di gemellarsi o meno con Ardakan, città dell’Iran.

Mentre sull’utilità dei gemellaggi, bisognerebbe chiedere un parere alla Corte dei Conti, sulle potenzialità degli scambi culturali, magari infarciti di interessi commerciali incentivati dal favore dell’amministrazione, bisogna necessariamente affidarsi al giudizio degli imprenditori.

Nell’epoca dei mercati e della globalizzazione, sostenuti in Italia tra gli altri dal Partito democratico, nel mondo utopico “peace and love” delle multinazionali e del surplus commerciale, il dibattito sui “diritti” è a dir poco stucchevole, converrebbe, per chi scrive, concentrarsi invece sul mancato rispetto dei diritti civili degli Stati confinanti al nostro (Vaticano) prima di dedicarsi a battaglie morali con paesi lontani anni luce. Perchè queste battaglie altrimenti, hanno solo quell’intenso sapore di “ipocrisia democratica”.

(Roberto Vuilleumier, Rinascita socialdemocratica Imola)