Albeggiava e, nella scuderia della tenuta, Marvin si chiedeva a quali servizi di traino sarebbe stato adibito quel giorno. Nel box accanto, Turbo era già pronto per l’allenamento quotidiano; mancava poco alla corsa e, per battere Flash, il cavallo con il miglior tempo in prova, doveva mettercela tutta.

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Dopo i giri di riscaldamento, il fantino spinse Turbo in velocità, mentre a bordo pista gli allenatori cronometravano e registravano i tempi nei vari tratti di ogni giro. Trainando un carro carico di fieno, Marvin ammirava la sagoma del compagno di scuderia sfrecciare nel percorso, ma non provava invidia: in fondo trainare carri o altre attrezzature agricole, come erpici e aratri, non gli dispiaceva e lo riteneva molto più utile che correre nei circuiti.

“Complimenti! – disse all’amico quella sera – Sembrava che volassi!”;
“Grazie, – gli rispose Turbo – ma devo ancora migliorare parecchio se voglio battere Flash”.

Fu così: il cavallo era sempre più veloce nella corsa ed i tempi miglioravano costantemente; il giorno prima della gara vennero registrate le prestazioni migliori. Nulla da dire: il concorrente era pronto e Flash avrebbe dovuto guardarsi bene le spalle, certezza salutata da tutti con un grande applauso; purtroppo, però, come è noto, la sfortuna è sempre dietro l’angolo e colpisce da un momento all’altro: mentre veniva riaccompagnato in scuderia, Turbo finì con una zampa in un avvallamento del terreno e subito si impennò emettendo un acuto nitrito. Giunse nel suo box dolorante, zoppicando vistosamente.

Fu di urgenza chiamato il veterinario, che, dopo aver visitato l’animale, sentenziò: “Brutta storta e l’articolazione è compromessa, temo che non potrà correre per lungo tempo”.

Tutti erano costernati: che fare? Non partecipare alla corsa del giorno dopo avrebbe comportato, tra l’altro, il dover risarcire gli sponsor che avevano patrocinato la tenuta per la gara. Ad un tratto gli sguardi dei presenti si posero su un mezzadro che, sciolto un cavallo da un ranghinatore, lo riportava in stalla ed un lampo di intesa balenò tra loro.

La mattina seguente Marvin fu caricato sul mezzo di Trasporto cavalli e ciò lo lasciò sconcertato. Continuava a chiedersi dove lo stessero portando durante un tragitto che gli sembrò infinito; l’avevano venduto, o peggio? In fondo aveva sempre servito bene i suoi padroni. Il viaggio terminò e fu fatto scendere; poco dopo fu sellato e bardato con paramenti da corsa.

Che ci faceva lì, al posto di Turbo? Non poteva certo esserne un valido sostituto, si disse. Poco dopo, comunque, si trovò sulla griglia di partenza e quando i cancelli si aprirono fu spronato in avanti. Si sentiva mancare il fiato, mentre cercava di non perdere terreno rispetto agli altri cavalli da corsa, certamente allenati come lui non lo era mai stato. Poi ad un tratto prese coraggio, immaginando di trainare un carico che doveva arrivare con urgenza a destinazione, aumentò la velocità di andatura e si ritrovò in testa alla corsa al pari di Flash. Acquistando sempre più fiducia, strinse i denti e alla fine la spuntò: aveva vinto. Dopo la cerimonia di premiazione gli furono tolti i paramenti da gara e fu caricato nel Trasporto cavalli per il ritorno.

Anche alla tenuta era stata una giornata frenetica: un carro botte, finendo in un fosso, aveva travolto ed intrappolato il nipote del fattore, che era andato a tagliare alcuni vinchi. I coloni avevano provato in tutti i modi di riportare il carro sulla cavedagna per liberare il ragazzo, ma era stato tutto inutile. Era rimasta solo un’ultima speranza; andarono quindi a prendere Turbo, rimasto in scuderia a riposare, affinché trainasse fuori dal fosso il carro botte. L’animale giunse sul posto zoppicante e dolorante, ma, una volta aggiogato al carro, tirò con tutta la forza che aveva e riuscì nell’intento. Il giovane fu soccorso e se la cavò senza troppe conseguenze.

Quella sera, dai rispettivi box, Marvin e Turbo si congratularono a vicenda per le loro inaspettate imprese.

(Marco Martelli)