Quando guardiamo al futuro dell’agricoltura viene ormai scontato, sebbene non lo sia, far riferimento all’esigenza di investimenti in innovazione, ricerca e sostenibilità, sui cui serve un’accelerazione senza precedenti. “Corriamo il rischio, però, nonostante il dibattito acceso, di continuare a lasciare indietro una riflessione nuova sul reddito degli agricoltori, perché l’obiettivo di un’agricoltura più sostenibile, riguarda l’ambiente, ma anche la sfera economica e sociale, delle imprese e del Paese – sottolinea Stefano Francia, presidente nazionale Agia-Cia. L’agricoltura dovrebbe poter tenere il passo anche su questo fronte e, quindi, avere l’opportunità di contare su approccio e strumenti di gestione del rischio, per esempio, più adeguati al periodo che stiamo vivendo segnato dagli effetti dell’imprevedibile pandemia, ma anche dai cambiamenti climatici. In realtà, invece, non facciamo altro che registrare da parte delle imprese l’evidenza di un gap di valore lungo le filiere e la mancanza di equa remunerazione per i produttori”.

Agia-Cia ricorda l’impegno di Cia-Agricoltori Italiani in questo senso. Da mesi è tornata a parlarne più puntualmente sia a livello nazionale che territoriale, proprio per sottolineare la necessità di un equilibrio lungo la catena del valore per garantire reddito e competitività alle imprese agricole, asset fondamentali per investire e agire da protagoniste nell’ambito della transizione verde europea.  “Torna cruciale il tema dell’aggregazione e della capacità di fare rete per non scaricare tutto il rischio d’impresa sulla produzione. Quello che occorre è un’patto di sistema’ anche con la distribuzione, così come evidenziato da Cia nel webinar ‘Il valore nell’ortofrutta, dalla filiera al sistema’, primo di due appuntamenti dedicati al settore per supportare l’Anno Internazionale della Frutta e della Verdura 2021 promosso dalla FAO”.

Il caso dell’ortofrutta italiana è, infatti, esemplificativo. Rappresenta il 25,5% della produzione agricola nazionale per un valore di 15 miliardi, interessa una superficie di 1,2 milioni di ettari, coinvolge circa 300 mila aziende, durante il lockdown ha raggiunto picchi di vendite del +13% e acquisti sostanzialmente stabili lungo tutto il 2020. “Eppure, per frutta e ortaggi freschi, su 100 euro spesi dal consumatore, al produttore rimangano in tasca solo tra i 6 e gli 8 euro netti. Ancora meno nel caso dei prodotti trasformati, dove il margine in campo all’imprenditore agricolo è inferiore ai 2 euro. E’ necessario stimolare processi di aggregazione tra i produttori e costruire relazioni più equilibrate, innovative tra tutti i soggetti del sistema ortofrutticolo, compresa la distribuzione”, afferma Francia.

La valorizzazione e promozione del Made in Italy, “deve passare anche per una maggiore condivisione con il consumatore dei processi, per trasparenza sul ciclo di vita dei prodotti tra eventi climatici avversi, problemi fitosanitari e pressione competitiva globale. Etica ed equità devono governare la catena del valore per un patto di onesta anche con i cittadini che con l’emergenza Covid, hanno recuperato e consolidato un rapporto fiduciario importante con il mondo agricolo italiano”, conclude il presidente presidente nazionale Agia-Cia.