Bologna. I risultati delle primarie per il candidato sindaco di centro-sinistra a Bologna si prestano a differenti interpretazioni, aspetto insito anche nel più freddo resoconto di cifre e dati. Per cominciare, l’affluenza: 26.369 voti validi, il doppio di quelli delle primarie-flop nella ben più grande Torino, e più della metà di quelli di Roma, grande sette volte tanto, ma comunque meno degli oltre 28 mila delle primarie che, esattamente dieci anni fa, designarono Merola come candidato sindaco sotto le Due Torri. In un periodo in cui questo tipo di consultazioni appare pesantemente in crisi, a Bologna, forse a causa del clima particolarmente acceso, si è notata un’inversione di tendenza che, tuttavia, non può far parlare di “boom”, come sostenuto da vari politici PD e riportato su più organi di informazione.

Il verdetto, ora. Ha vinto, fermandosi a poco meno del 60%, il candidato ufficiale del PD, Matteo Lepore, attuale assessore della Giunta Merola e ideale continuatore della linea politica del sindaco uscente. La Conti, però, ha perso fino a un certo punto, perché da outsider, presentata spesso in modo apodittico come “cavallo di Troia” di Renzi per spaccare il PD felsineo, e sostenuta oggettivamente da un numero molto inferiore di notabili di centro-sinistra, ha comunque superato il 40%, dimostrando un peso politico tutt’altro che irrilevante, di cui lo stesso vincitore dovrà tener conto.

Appaiono andare in questa direzione le prime dichiarazioni di Lepore da candidato sindaco, di tono particolarmente conciliante e votate ad un certo ecumenismo: già incassato da tempo il sostegno degli schieramenti più di sinistra, ora lo “splendido quarantenne” della politica bolognese punta ad ottenere l’appoggio dei Cinque Stelle e non chiude la porta neppure a Italia Viva, finora cannoneggiata, né ai centristi come Galletti o quello stesso Tonelli che voleva candidarsi in caso di sconfitta della Conti. “Parlerò con tutti”, promette, e sembra piuttosto sicuro di riuscire a convincerli. Sarà interessante vedere come. Il pentastellato Bugani, ad esempio, dopo aver esplicitato (come Di Maio) il suo appoggio a Lepore prima delle elezioni, è stato subito smentito da una nota del Movimento in cui si critica l’istituto delle primarie, e già si registrano le prime uscite, come Elena Foresti. La Conti, con molto fair play, ha assicurato il pieno appoggio a Lepore dopo l’esito del voto, ma occorrerà vedere se le ruggini di questi mesi, sfociate più volte in plateali accuse reciproche, verranno davvero messe da parte, e se davvero la sindaca di San Lazzaro tornerà ad assolvere il suo mandato, o se prevarrà invece l’istinto molto renziano di far valere, anche indirettamente, le proprie rendite di posizione. Quanto ai centristi, orfani della Conti e finora incapaci di riconoscersi nella sconsolante pochezza del centrodestra locale, il dilemma ora è se valutare l’opportunità di una candidatura civica (ma all’orizzonte non si intravede alcun candidato con vere chances di vittoria), oppure entrare in una maggioranza che, a quel punto, diverrebbe molto eterogenea e a forte rischio di litigiosità. “Adesso bisogna ricucire”, aggiunge Lepore, ma alcuni tipi di strappo sono particolarmente ostici, e spesso si vede comunque il segno della cucitura.

E il programma? Ormai è noto: creazione di sei nuovi parchi urbani metropolitani, uno per Quartiere; modifiche al Passante autostradale per mitigarne l’impatto ambientale; potenziamento del trasporto pubblico con bus gratis per i minorenni e completamento del Servizio Ferroviario Metropolitano; nuove piste ciclabili; consolidamento del bosco urbano ai Prati di Caprara; conferma dell’investimento per il restyling dello Stadio Dall’Ara, con altri 42 milioni di euro d’investimento sugli impianti sportivi di base; servizi educativi 0-6 gratuiti; potenziamento degli spazi di aggregazione sociale per ogni età; ipotesi del ritorno del pubblico nella gestione idrica; acquisizione di aree dismesse (in primis le caserme) per creare cinquemila nuove case popolari senza consumo di suolo. “Il manifesto”, forse non a torto, lo ha definito “un impegnativo libro dei sogni rosso-verde”, e i possibili futuri alleati probabilmente storceranno il naso di fronte ad un tale rafforzamento del ruolo del pubblico. Lepore, infine, ha presentato un piano per l’uguaglianza di genere e proposto di creare un assessorato alle Pari Opportunità con portafoglio, con una squadra composta per metà da donne. Per un sindaco donna ci sarà tempo: e sono già passati ventidue anni dalla sconfitta della Bartolini.

(Mainardo Colberti)