Imola. Tradurre in pratica il concetto di transizione ecologica. E’ quello che sta facendo Bryo. La scuola comunale “Campanella” a Imola e la palestra comunale di Palazzuolo sul Senio sono due esempi di come riqualificare dal punto di vista energetico un edificio con il duplice obiettivo di ridurre i consumi, in un’ottica di sostenibilità ambientale, e di creare luoghi più confortevoli e piacevoli. E ora il prossimo progetto riguarda la Residenza per anziani di via Venturini.

La palestra di Palazzuolo sul Senio

“Si tratta di interventi nati tra il 2016 e 2017 nell’ambito di un progetto di decarbonizzazione degli edifici a uso scolastico – racconta Davide Gavanelli, amministratore delegato di Bryo -, ma ora l’obiettivo è quello di allargarlo ad altre strutture pubbliche. Il prossimo intervento riguarda la Casa residenza anziani (Rsa) ‘Baroncini’ a Imola. Nel giro di due mesi partirà il cantiere che prevede una serie di lavori, definiti in collaborazione con l’Asp (Azienda servizi alla persona) di Imola, tesi a ridurre le emissioni in atmosfera di CO2, derivanti dall’utilizzo di combustibili di origine fossile per il riscaldamento o il raffrescamento degli edifici”.

Davide Gavanelli, amministratore delegato di Bryo

Parliamo di una sorta di modello che Bryo sta mettendo in campo a disposizione di tutti gli enti pubblici, a partire da quelli aderenti al ConAmi.

“Un percorso virtuoso e lungimirante che il Consorzio sostiene e segue da vicino con grande interesse, attraverso la partecipata Bryo, in quella visione sinergica condivisa con altre importanti realtà territoriali come Sacmi, Cefla e Cti – commenta Fabio Bacchilega, presidente di ConAmi -. Una progettualità che abbraccia, sull’ampia area geografica di pertinenza della nostra realtà, una serie di temi vincolanti nell’operatività e nelle finalità di benessere collettivo alimentate dal consorzio. L’innovazione tecnologica con vocazione ai sistemi alternativi, il rispetto e la tutela dell’ambiente, la riduzione dei consumi, la salvaguardia e la rigenerazione di edifici pubblici che spesso ospitano attività strategiche per la nostra comunità e per il nostro futuro come le scuole”.

Fabio Bacchilega, presidente del ConAmi

Entra nei dettagli tecnici, Gavanelli: “Come società abbiamo già fatto una serie di valutazioni su edifici di natura scolastica o comunque pubblica – anticipa -, immobili storici spesso in condizioni non ottimali dal punto di vista energetico e strutturale. Interventi a volte anche complessi ma necessari per sostituire dei sistemi alimentati a combustibili fossili, non allacciati al teleriscaldamento, con altri ad energia rinnovabile, in gran parte fotovoltaico. Ci riferiamo a processi di decarbonizzazione che ci permettono di modificare gli impianti di produzione e consumo dell’energia per emettere meno CO2 in atmosfera e per ridurre i consumi efficientando la struttura energetica dell’edificio”.

In un intervento unico vengono decarbonizzati gli impianti e migliorate le performance energetiche con opere murarie (realizzazione cappotti, sostituzione infissi, ecc.) rendendo più efficiente l’involucro, riducendo, quindi, l’energia necessaria per riscaldare o rinfrescare. “Alla fine del percorso vi è un triplice vantaggio per la comunità. Dalla riduzione delle emissioni inquinanti a quella dei consumi con conseguente, per quanto riguarda l’ente pubblico, ridimensionamento della spesa corrente. Una modalità utile per destinare l’eventuale risparmio ad altri capitoli di spese. Infine, lo sviluppo di un’economia prevalentemente locale con la possibilità di creare nuovi posti di lavoro”.

L’esempio della scuola “Campanella”

“L’esempio più lampante viene dalla scuola “Campanella” di Imola. Prima vi era un consumo di 18mila litri di gasolio all’anno, dopo l’intervento siamo passati a seimila metri cubi di gas metano con caldaia a condensazione, quindi una decarbonizzazione ad alti livelli. Il tutto con un investimento di 330 mila euro a costo zero per l’ente pubblico. Certo, si paga un canone, ma minore del precedente e con un edificio energeticamente molto efficiente”, prosegue la dettagliata analisi di Gavanelli.

Scuola Campanella di Imola

Cosa fa Bryo in tutto questo?

“Bryo è sviluppatore, investitore e realizzatore – afferma Gavanelli -. Si parte da un’analisi tecnica preliminare che, una volta convalidata dalla parte pubblica assieme agli uffici tecnici competenti, dà vita al progetto da cui nasce il bando pubblico. Se ce lo aggiudichiamo a quel punto realizziamo i lavori cercando altresì di raccogliere ulteriori finanziamenti dal conto termico, dal Fondo nazionale efficienza energetica o da altri canali esistenti. Alla fine del percorso per la comunità non vi sono costi di investimento e vi è una riduzione delle spese energetiche. Faccio un esempio: per effettuare un determinato intervento Bryo vince un bando che gli concede un determinato contributo per potere innescare l’intervento. Per la parte di costi non coperti da questo finanziamento si definisce con l’ente pubblico un canone che però risulta già minore di quello che era il costo precedente dell’energia grazie al ridotto consumo dovuto allo stesso efficientamento realizzato. In pratica l’ente pubblico ha un edificio decarbonizzato a costo zero, spende meno e la struttura super efficiente gli consentirà nel tempo ulteriori risparmi”.

Rsa di via Venturini a Imola

La capacità di Bryo è stata quella di cogliere in anticipo un vento che l’Europa ha reso esplicito nell’ambito del Recovery plan. “Teniamo conto che i costi energetici degli edifici pubblici, quindi ciò che i Comuni pagano per le scuole, le case di riposo o altre strutture simili, sono molto elevati – sottolinea Gavanelli -. Una strada per risparmiare è quella di agire sul costo delle materie prime, non facile da percorrere, l’altra è quella di ridurre i consumi efficientando gli edifici. Con investimenti relativamente bassi, avremo meno inquinamento, minori costi e una qualità della vita all’interno di questi ambienti molto migliore. Da parte nostra occorre un dialogo diretto con le amministrazioni pubbliche che, a loro volta, devono mettere in campo tutta la volontà politica per andare in questa direzione. D’altra parte anche nei nostri territori c’è una forte richiesta da parte dei genitori di bambini per procedere a una riqualificazione degli spazi scolastici. È evidente che servirebbe un salto culturale da parte di tutti non solo nella ricerca della miglior qualità rispetto ai servizi che ci riguardano direttamente, ma anche nell’ottica del bene complessivo di tutta la comunità”.

Tutto questo con la convinzione che si tratta di “un sistema che permetterebbe di fare lavorare aziende locali con un aumento dell’occupazione. Una strada da percorrere, per gli enti pubblici, nell’ottica di un deciso rilancio dell’economia e delle professionalità territoriali anche in previsione dell’arrivo di nuove risorse dall’Europa”, conclude Gavanelli.