Bologna. Le primarie dello scorso 20 giugno per la votazione del candidato sindaco di centro-sinistra per il Comune di Bologna prevedevano, come per le altre città in cui si è votato, anche la possibilità di esprimere la propria preferenza on line, previa registrazione su un apposito portale tramite il sistema SPID, ossia l’identità digitale ormai sempre più richiesta per usufruire a distanza di un’ampia serie di servizi della Pubblica Amministrazione. Si tratta di un sistema comodo, rapido e tendenzialmente sicuro, fornito gratuitamente da un’ampia serie di provider, che però spesso si scontra con malfunzionamenti dei siti della PA o con le ataviche difficoltà di avere una connessione veloce e stabile nella nostra penisola.

A Bologna i voti validi pervenuti on line sono stati 4553 su 26.369, ossia il 17,3% del totale: più di un bolognese su sei ha dunque votato dal proprio PC. Una percentuale piuttosto elevata, probabilmente agevolata anche dal fatto che si poteva votare (e quindi ci si poteva preregistrare) dai sedici anni in su, con una certa attenzione verso le fasce d’età più giovani e “nativi digitali”.

Nemmeno per il voto on line sono mancate le polemiche tra i due candidati, con il comitato di Isabella Conti che ha richiesto di visionare in tempo reale lo spoglio dei voti online, a cui però il PD ha risposto picche: il calcolo informatico doveva restare di esclusiva competenza della piattaforma, senza altri accessi. Michele Cristoni, rappresentante della Conti al tavolo del comitato organizzatore, è andato giù pesante: “Appare inspiegabile, politicamente ed eticamente inaccettabile, il rifiuto da parte dei gruppi dirigenti del Pd, di negare ai rappresentanti della candidata Isabella Conti, sia l’originario elenco di chi si era registrato per il voto on line, prima delle operazioni di ammissione ed esclusione al voto, sia l’accesso al sistema che raccoglie e verifica i voti. […] Perché impedire ai rappresentanti di tutti i candidati di avere accesso al sistema ma limitarlo solo ai supporters di uno dei due? Se non c’è nulla da nascondere, se tutto avviene in trasparenza, perché rifiutare? […] Bisogna assicurare che le operazioni di voto ed il relativo scrutinio avvengano nella massima trasparenza”.

Altrettanto dura è stata la replica di Federica Mazzoni, rappresentante di Matteo Lepore: “Basta piagnistei: è arrivato il momento della responsabilità e del voto. Si rispetti il lavoro della Coalizione e dei volontari che stanno organizzando le primarie. I rappresentanti della Conti chiedono di cambiare le regole in corso continuamente: non è così che si rispettano gli elettori”. In particolare, la Mazzoni ha apprezzato l’eliminazione dalle liste dei preregistrati di esponenti della destra e di residenti fuori Bologna che hanno tentato di registrarsi. Vittorio Gualandi, tesoriere e rappresentante legale del PD, con delega agli aspetti legati all’espletamento del voto, ha precisato che “nessuno dei rappresentanti dei candidati può avere accesso ai dati durante le operazioni di voto, in quanto è necessario garantire l’anonimato più assoluto. Sarebbe strano e sbagliato il contrario. Quello che stupisce e che appare inaccettabile è la polemica sul nulla da parte del rappresentante della Conti”. Insomma, anche su questo aspetto il clima era arroventato.

Ma i timori della Conti erano fondati? I risultati dei soli voti online hanno visto 2495 voti per Lepore e 2058 per la Conti: rispettivamente il 54,8 e il 45,2%, ossia 5 punti in meno per Lepore e 5 in più per la Conti rispetto al totale complessivo. Anche in questo caso, quindi, si può parlare di “molto rumore per nulla”. Quanto allo strumento in sé, probabilmente occorrerà attendere una maggiore diffusione dello SPID e una più agevole possibilità di accedervi, anche tramite delega, da parte delle fasce di popolazione più svantaggiate (anziani, famiglie a basso reddito, immigrati), ma la strada tracciata sembra ormai quella: nei prossimi anni possiamo aspettarci una rapida crescita della quota di votanti online, sempre che la nostra banda larga raggiunga finalmente il livello di una potenza industriale mondiale. Questo, naturalmente, porrà in sempre maggiore evidenza la necessità di un controllo sulla regolarità del voto telematico. Ma, su questo, ci ha già pensato Rousseau a suonare l’allarme.

 

(Mainardo Colberti)