Di tutte le cose del mondo alcune hanno un prezzo altre una dignità.  (Kant)

Salvini riconosce graziosamente al Papa il diritto di parlare di cose italiane.

Dice che le posizioni del Santo Padre sono uguali alle proprie.

Che non può esser vero nemmeno se lo fosse.

Per “la ragione che nol consente” direbbe Dante.

Francesco è uomo che frequenta la misericordia.

Si tratti di migranti ( fratelli da accogliere) o di omosessuali (chi sono io per giudicare?).

La sensibilità per i diritti civili prima ancora che nelle leggi vive nella coscienza dei popoli e degli individui.

Se non c’è si capisce.

Nel caso del capo della Lega lo abbiamo capito da tempo.

Il suo goffo tentativo di attribuirsi i pensieri del Pontefice ( già parlare del Vaticano, l’abbiamo visto, è un’altra cosa) fa il paio solo col la pretesa grottesca di rappresentare le azioni più abbiette e discriminatorie, anche l’omissione dei soccorsi in mare, come atti di sollecitudine per la sorte, fisica e morale, dei bambini.

Neanche fosse il Presidente di Telefono Azzurro.

Una roba sconsigliata ai deboli di stomaco.

Meglio parlare di cose serie.

Il calcio lo è.

Visto che desta l’interesse e tocca i sentimenti di milioni di persone.

Che hanno un’alta considerazione dei loro beniamini, sono attenti a quel che dicono e fanno anche senza un pallone fra i piedi.

La decisione dei calciatori italiani di non prendere parte alla protesta simbolica contro il razzismo è stata la prima e speriamo l’ultima sconfitta della nostra nazionale ai campionati europei.

Non c’è motivo di dubitare del sentimento civile delle persone, testimoniato, a nome di tutti, dal capitano Bonucci: “Siamo contro il razzismo e contro ogni forma di discriminazione”.

A maggior ragione quel ritrarsi da una manifestazione pubblica della loro sensibilità, in una occasione di così rilevante impatto mediatico, rappresenta una opportunità perduta per dare a questa battaglia di civiltà che si gioca dentro e fuori dagli stadi di tutto il mondo, un contributo fattivo.

Piccolo e convenzionale quanto volete ma importante.

Anche il mare è fatto di gocce.

Quando Rosa Parks a Mongomery, Alabama, rifiutò di cedere il suo posto in autobus a un bianco sapeva di esserlo.

Non glielo aveva chiesto nessuno nè si chiese se l’avrebbero fatto anche gli austriaci.

Qui non si tratta di tenere lo sport fuori dalla politica per lasciar campo alla pura bellezza, come sostiene l’incredibile Renzi, ma di non estraniarlo dalla società.

Visto che a praticarlo sono degli uomini e delle donne che vivono nel mondo e non dei bambini che dobbiamo proteggere dalle sue insidie.

Tutto ciò che facciamo è politica.

Anche cantare l’inno nazionale all’inizio di una partita.

Cos’altro è la stupida, calcolata decisione dell’UEFA di vietare l’illuminazione arcobaleno dello stadio di Monaco?

Perfino quel gesto di allontanare da sè le bottiglie di Coca-Cola compiuto da Ronaldo è, a suo modo, un atto politico.

Poteva lasciarle lì, senza commento, bevendo acqua come ha sempre fatto.

Ha preferito dire : Io non la voglio.

È così anche per il veleno razzista, si può non berlo, che è già una buona cosa, ma si può anche compiere un atto per dire : Questo è veleno, vedete? Noi non lo vogliamo sul nostro tavolo.

Nè questo né altri veleni che discriminano le persone.

Se inginocchiarvi, che è sempre un gran bel gesto, per qualche sconosciuta ragione non vi va bene, trovate voi un altro modo per dirlo.

Che male non fa.

Attendiamo fiduciosi.

Continuando a volervi bene.

Non ce ne vogliate se ne vogliamo ancor di più a Lebron James.

(Guido Tampieri)