Nel maggio 2009 il conselicese Nerio Cocchi (scomparso lo scorso 19 giugno dopo una breve malattia) lasciava il Consiglio Comunale dopo 49 anni, dei quali ben 31 lo avevano visto assoluto protagonista come Sindaco. In quei giorni il notiziario locale del PD ospitava questa sua riflessione:

Alcuni giorni fa in due occasioni diverse ho incontrato una giovane candidata alle Primarie del PD ed un giovane, che (…) mi hanno fatto una domanda semplice: “Cocchi, tu che sei stato tante volte in Consiglio Comunale, noi ce la faremo? Cosa bisogna studiare? È difficile?”

Li ho rassicurati che certamente saranno capaci di svolgere il mandato che gli elettori gli affideranno, che mi faceva molto piacere vedere dei giovani impegnarsi in politica e che, certamente, tutte le volte che avessero avuto bisogno di confrontarsi su dei problemi sarei stato disponibile, anche solo per trasmettere una memoria storica della vicenda amministrativa della comunità conselicese.

Per gran parte di coloro – compreso il sottoscritto – che hanno abbracciato l’impegno politico in un piccolo Comune della bassa romagnola come Conselice, a cavallo degli anni ‘90/2000, la figura di Cocchi non poteva che essere un punto di riferimento, avendo accompagnato le vicende paesane fin da quando ne avevamo memoria, mentre per forza di cose i protagonisti dell’immediato dopoguerra e della ricostruzione, usciti dalla lotta di liberazione, venivano a mancare uno dopo l’altro. Nel citato articolo del 2009, così proseguiva:

Li ho anche rassicurati in quanto si trovano nella stessa condizione in cui mi sono trovato io poco più che ventenne, quando l’allora Sindaco Loris Pasotti mi propose, nel 1960, di entrare nella lista del PCI – PSI per governare il Comune.

Anche io ero preoccupato, in quel tempo bisognava costruire la rete di servizi civili per la nostra comunità: l’acquedotto, la luce nelle campagne, il metano nelle case, la costruzione della scuola media del capoluogo, questi erano i problemi di allora.

Formatosi nell’ambito della cooperazione bracciantile (che non abbandonerà mai fino alla pensione) Cocchi già nel 1961 diventa Assessore.

Il mio ruolo nella cooperativa bracciantile mi aveva fatto comprendere che questo territorio non doveva restare fermo all’agricoltura, bisognava favorire insediamenti industriali legati in primo luogo al ciclo della trasformazione agricola e alla filiera alimentare. (…) Dovevamo rilanciare le nostre piccole industrie metalmeccaniche (…) perché la mia cooperativa pur disponendo, allora, di 1.500 ettari di terra non avrebbe mai potuto soddisfare le esigenze economiche di oltre 1.500 soci (intervista ad Onide Donati, in “Care compagne e cari compagni”, 2021).

Cocchi diventa Sindaco nel 1973, in una temperie politica complessa, che lo portava a stigmatizzare, celebrando l’anno dopo il 30° della lotta di Liberazione, “i disegni eversivi e le trame oscure delle forze anticostituzionali interne ed esterne al nostro Paese”, auspicando di “ricostruire attorno al cemento unitario rappresentato dall’ideologia antifascista, un nuovo Patto costituzionale in un clima di tolleranza e di convivenza civile”.

Gli anni successivi vedranno il potenziamento dei servizi sociali e dei trasporti, ma soprattutto si avvierà nel concreto lo sviluppo industriale che cambierà gli assetti produttivi ed occupazionali di Conselice, che passerà in pochi anni da un’economia prettamente agricola (con un forte presenza dell’attività edilizia) ad un assetto produttivo basato sull’industria metalmeccanica, chimica ed agroalimentare, il tutto con scelte anche molto combattute (si pensi allo spostamento di una realtà fortemente impattante come Unigrà dal centro abitato della frazione di Lavezzola all’attuale sede nel forese, con il numero degli addetti  decuplicato nel giro di trent’anni); nel 1995 gli addetti all’industria supereranno quelli dell’agricoltura e Conselice, che era al 17° posto sui 18 Comuni della provincia per reddito pro capite e depositi bancari, passerà al 5° posto.

Proprio nel 1995, alle prime amministrative con l’elezione diretta del Sindaco, a Conselice dagli auspici del compromesso storico di vent’anni prima si arriva ad una lista civica unitaria che anticipa di un anno l’Ulivo: la vittoria elettorale è netta, e per Cocchi inizia una nuova stagione politica. Così ricorderà quella fase, nel 2009, in un intervento al Convegno nazionale di Roma del Movimento dei Focolari:

Quando si sceglie questo percorso comunitario, la pratica del dialogo diventa concreta ed è più facile ascoltarsi: al suo interno si consolida una nuova tolleranza, che scaturisce in un’azione di governo che non si pone contro qualcosa, contro le opposizioni o contro qualcuno in genere. Il senso sta tutto dentro allo sforzo di non sentirsi solo espressione di una maggioranza.

Ed è con questo spirito che ho ricercato al di là dei vecchi steccati ideologici e nel rispetto delle culture, l’incontro con i giovani che provenivano dalla parrocchia di San Martino, con le figure più significative della cooperazione cattolica. L’ho fatto partendo dall’essere io stesso un cooperatore, dal sentirmi un amministratore non solo di una parte della mia comunità e questa pratica ci ha contaminato.

Negli ultimi anni come Sindaco (nel 2004 “passerà il testimone” a Maurizio Filipucci) alle direttrici dell’impegno di Cocchi si aggiungerà la difesa del processo di autonomia e decentramento amministrativo avviatosi con l’elezione diretta dei sindaci e proseguito con la Legge Bassanini del 1997, processo più volte messo in discussione dai Governi Berlusconi negli anni Zero. Commentando negativamente la bozza della Legge Finanziaria 2002, nell’ottobre 2001 Cocchi così scriveva sul quindicinale “Centomila”:

In questi ultimi dieci anni le Amministrazioni locali hanno fatto la loro parte per il risanamento della finanza pubblica, mettendo sotto controllo la spesa dei nostri Enti. Questa è stata un’opera decisiva che ci ha portato in Europa ed oggi il rischio di fare paurosi passi indietro è veramente concreto e non solo sul versante della sanità e delle pensioni, ma per l’insieme dei servizi che vanno sotto il nome di protezione sociale.

Se l’aver lasciato vuoto il grande edificio dell’ex Ospedale è stato l’unico rimpianto dichiarato dei suoi ultimi anni da Sindaco, Cocchi ha sempre ricordato con soddisfazione il definitivo rilancio del Teatro Comunale di Conselice, affidato per la direzione artistica ad Ivano Marescotti, una direzione che andrà avanti per ben sedici anni. E proprio Marescotti, nel 2004, lo convincerà ad esordire sul palco per perorare le ragioni dell’umile ranocchio nello spettacolo “Caro porco, ti voglio bene!”.

Negli anni successivi, pur continuando ad intervenire nel contesto politico locale (dove nel 2014 a Filipucci succederà l’attuale Sindaca Paola Pula), Cocchi dedicherà gran parte del suo impegno all’associazionismo conselicese, e soprattutto al rilancio del “Gabbiano”, struttura polivalente nata come sala da ballo negli anni ‘60 col significativo nome di “Capannone” e gestita da volontari PD. Così ne parlava, commentando i risultati della struttura in un discorso del 2010:

Il Gabbiano è un’associazione autonoma di persone che si uniscono, volontariamente, per soddisfare bisogni della nostra popolazione attraverso la gestione di una moderna struttura di proprietà comune e democraticamente controllata. La nostra attività cammina su un binario fatto di democrazia e solidarietà. E la struttura del “Gabbiano” possiamo vederla come un treno puntuale e sicuro, dove salgono e scendono persone diverse a seconda dei momenti, ma il treno continua il suo viaggio, perché è un treno speciale: più gente sale, più posto c’è!

Naturalmente rimase costante la sua attenzione al dibattito politico nazionale, confrontandosi inevitabilmente con il senso di sfiducia verso partiti e istituzioni, diffuso in una parte crescente dell’opinione pubblica. Così scriveva nel 2009:

Oggi è in voga dichiararsi “impolitico” e questo annuncio equivale a riproporsi come il cittadino migliore seguendo una traccia manichea che si fonda ancora una volta nella divisione. Quel “io sono meglio di te” non riconosce le differenze, ma le esclude. Si comprende, allora, come ricercare le ragioni della politica, metterle al servizio della comunità, dei più deboli, cercare di dare soluzioni alle sofferenze della gente sia ancora un’essenza che dà profumo alla politica. E soprattutto ci unisce e ci rappresenta insieme.

(…) La fase storica che stiamo attraversando che evidenzia la contemporaneità di quattro fenomeni di crisi tra loro profondamente interconnessi: economico-finanziaria, energetica, ambientale ed alimentare. Tuttavia, la gravità della crisi e i rischi di declino ad essa legati, possono costituire anche una nuova opportunità: l’occasione, cioè, per ripensare le priorità e le modalità dello sviluppo economico e sociale. Si tratta, in sostanza, di ricreare uno spazio pubblico di negoziazione tra bisogni e interessi individuali e bene comune, riportando al centro la persona, in quanto portatrice, oltre che di bisogni, anche di valori ed espressione di cultura.

Intervistato da Onide Donati (cit.) in occasione dei cento anni dalla nascita del Partito Comunista Italiano, in quello che rimane il suo ultimo intervento pubblico Cocchi ripercorre la propria vicenda di amministratore e uomo politico, intrecciandola con le più ampie vicende della comunità conselicese e non rinunciando a riflettere criticamente sull’oggi e sulle prospettive future:

Più dei numeri del centrosinistra, che pure non sono granché in riferimento al consenso di 10-15 anni fa, mi interessano le difficoltà del nostro campo ad essere in sintonia con la società.

Vedo una politica che ha scordato la sua missione e un PD che non avverte più cosa succede nel mondo reale. (…) Se posso esprimere un consiglio, non richiesto, direi che il centrosinistra dovrebbe prendere esempio dalla cooperazione: cambiare, innovare, modernizzarsi, riformarsi continuamente.

(Fausta De Salvia)