Il Covid-19 ha cambiato le nostre abitudini ma non la voglia di “muoversi” perché questi due anni, facendo di necessità virtù, abbiamo “organizzato” (alla meglio) soggiorni, garage e ingressi allo scopo di fare home fitness così da mantenere una buona forma fisica; spazio perciò a tapis roulant, panche per gli esercizi a corpo libero e bici (meglio se in due) per “faticare” connessi digitalmente attraverso smatphone a piattaforme per allenamenti personalizzati.

Parallelamente al fitness del dopo Covid ma molto più importante dal punto di vista etico sarà stare in forma a tavola, dieta appunto e soprattutto quella mediterranea, che è un altro modello cui ispirarsi ed in grado di garantire buona salute psico-fisica e longevità; se la palestra dentro casa, quella aziendale o quella tradizionale è utile a star bene e sviluppa l’economia grazie anche ad una filiera di prodotti e servizi legati a questo tipo di benessere, la sana alimentazione spazia a progetti di sistema per il food nazionale soprattutto quello sostenibile.

Non è un caso che la rivista Nature abbia da tempo puntato il dito su quello che mangiamo e il modo in cui lo produciamo per limitare le emissioni di gas serra responsabili dell’aumento delle temperature, le Nazioni Unite non sono state da meno perché già da tempo dalla parte della dieta made in Italy dove ad abbondare sono ortaggi, frutta e legumi, limitando la carne rossa del bestiame il quale produce metano con un effetto serra 21 volte superiore alla anidride carbonica prodotta da trasporti e infrastrutture.

D’altronde è risaputo che se l’inquinamento in Lombardia non è calato durante i mesi di lockdown, con strade deserte e camion fermi, è proprio perché il numero di capi di bestiame negli allevamenti è rimasto vivo e vegeto a liberare metano durante la digestione, ed anche da qui le stime della Fao sono perentorie a denunciare la responsabilità “globale” di mucche, capre e pecore che nel loro insieme producono gas serra pari più o meno alle emissioni della totalità dei veicoli a motore navi comprese; danni questi causati senza rendercene conto in nome di un qualcosa di consolidato, forte e potente come in una favola ecologica che ancor oggi colpevolmente continua a perpetuarsi e che mette in contrapposizione l’azione degli esseri umani e la natura, spesso indifesa.

Prima di Covid andavamo di fretta e siamo stati costretti a rallentare, avevamo abitudini, non tutte buone e abbiamo dovuto abbandonarle, ma ora nel post pandemia è impellente avere più coscienza ambientale e mettere in pratica ciò che abbiamo imparato da termini sconosciuti come “spillover” e “mercati umidi”, evitando perciò in primis di disboscare foreste che distruggono habitat naturali per far posto a pascoli solo per avere la bistecca a tavola, che non è poi così salutare e non ci fa vivere meglio.

(Giuseppe Vassura)