L’ultimo caso apparso recentemente sui media che riguarda il Vaticano è l’oscura vicenda del cardinale Becciu che sembra aver sottratto a proprio profitto oltre 500.000 euro alla chiesa di Roma quando egli poteva disporre di fondi riservati della Segretaria di Stato Vaticana a Londra, investimenti finanziari da lui usati per affari non a favore dei poveri e per le opere di carità di Papa Francesco, come ad esempio l’Obolo di San Pietro (da me sottoscritta) che è una delle tante forme di offerta da parte dei fedeli; una macchinazione, si è difeso Becciu, citando la “Fede” come sua miglior alleata in questa storia che rischia di diventare, come le altre sulla pedofilia, una sorta di anno zero per questo genere di reato con tanto di Segreteria di Stato come parte civile a lamentare le perdite finanziarie subite.

La trasparenza voluta da Bergoglio ha fatto sì che per la Santa Sede (a breve) ci sarà una prima volta per vescovi e cardinali, che potranno essere così processati da un tribunale ordinario composto da giudici laici, come a dire che accuse, processo e condanne (o assoluzioni) vedranno la luce fuori dai corridoi di piazza San Pietro, come sta succedendo a proposito i procedimenti sui casi di pedofilia di alcuni uomini della chiesa e in linea col principio ispirato dal Santo Padre: “…non ci saranno più figli di papà…”, a monito i sistemi predatori e lucrativi che hanno visto (ed eventualmente vedranno) coinvolti uomini della chiesa di Roma, porporati compresi.

Se guai chiamano guai ci ha sempre pensato la storia a ricordare i furbetti che hanno voluto occultare interessi e malefatte propri dietro “nobili” simboli, per questo il “papa degli ultimi” fin dall’inizio del suo pontificato ha puntato il dito contro eccessi e corruzioni, come ad esempio di quelli del capitalismo dei quali ne ha rimarcato più volte la nefandezza: “…che non distingue fra il bene e il male e diventa idolo e diavolo tentatore anche nei luoghi meno sospetti…” (come la chiesa); meno soldi e più Fede sembra aver voluto ricordare Bergoglio a chi è stato tentato in passato di aver fatto affari poco chiari in nome di Gesù, come a voler mettere in guardia sul rischio di un nuovo scisma se il Vaticano (ri) diventerà “Re di Denari” negli anni a venire, “attualizzando” così dicendo uno spettro di 500 anni fa quando Martin Lutero affisse sul portone del castello di Wittemberg le sue 95 tesi contro il Papa dando vita al protestantesimo.

I giudici che emetteranno la sentenza sul caso Becciu saranno certamente “degni arbitri” e non strumenti di un Disegno Superiore mirante, come in passato, a restituire la maestà di chi porta la croce come sacro simbolo massimo della religione cristiana perché se al cardinale imputato il malfatto verrà addebitato, a prescindere dalla condanna in aula, la sua etica di porporato sarà in questo caso stata simile a quella dei molti che “esibiscono” il crocifisso scambiando il verbo “portare” per “indossare”, alla stregua cioè di chi lo fa dondolare dai lobi, dalle narici o dalle sopracciglia oppure di chi lo fa ondeggiare su prosperosi seni o ancora pendolare da portachiavi e specchietti retrovisori oltre che tatuato sulla pelle; tanti di questi che esibiscono la croce di Cristo dichiarano sì la Sua Fede ma ne hanno frainteso la Parola: “Se uno vuol venire dietro di me , rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Matteo, 16,24), che non significa certamente “Croce” come simbolo benedetto nelle guerre di religione fra cristiani né come “Croce” col Sacro Cuore sovrapposto al tricolore repubblicano “protettrice” di eserciti di uomini in guerra fra loro.

(Giuseppe Vassura)