Castel San Pietro Terme (BO). Wikipedia recita: “Nella simbologia cinese, il drago rappresenta lo spirito fecondo e creatore maschile”. E qui ci sta. Poi parla delle fattezze del drago: “Corpo di serpente, 4 zampe di pollo, testa di coccodrillo, baffi simili a quelli del pesce gatto, criniera, corna di cervo”. E qui non va più bene, eh no, perché io sto parlando di un “vecchio drago” di Castel S. Pietro e cioè di Leandro Pallozzi, della band “I vecchi draghi” (In realtà sono tutti ancora giovani) che lo accompagna, ed ecco risolto l’arcano.

Leandro Pallozzi

Perché ne parlo? Basta leggere…

Leandro buongiorno, possiamo raccontare la bella notizia subito? Dopo faremo una bella chiacchierata.
“D’accordo, a settembre parteciperò al ‘Festival della musica Rock’, al Teatro Ariston di Sanremo. Sì proprio il teatro del festival della canzone che di solito si svolge a febbraio. Non fa parte di quest’ultimo ma i partecipanti al ‘Festival del Rock’ vengono giudicati e selezionati dalla stessa direzione tecnica del Festival della canzone più noto.

I vecchi draghi

Naturalmente sarò accompagnato dalla band di cui sono fiero componente. Una band nata e cresciuta all’insegna della più forte amicizia con Davide Sani al basso, Alberto Landi alla batteria, Fabio Galamini alla chitarra, Andrea Vignoccheri alla fisarmonica. Io canto accompagnandomi a volte con la chitarra, altre volte con altri strumenti. Le selezioni regionali, finite da qualche giorno, si sono svolte a San Lazzaro di Savena e che dire… sono stato selezionato con altri concorrenti per partecipare a questo festival. Alla selezione erano presenti 8 gruppi rock e 8 gruppi trend. A questo proposito è doveroso segnalare, che l’anno scorso vinse questo festival un altro cantautore di Castel S. Pietro.
Le mie canzoni già in autoproduzione sono rivolte al tema della Diversità in tutte le sue sfaccettature, alcune si possono ascoltare su YouTube: Mino dagli occhi di ghiaccio narra di un signore anziano colpito dal covid. Un’altra è Ballerina e qui io canto con voce femminile”.

 Ora raccontiamo un po’ la sua storia in campo musicale, quando è iniziata la sua passione per la musica?
“Penso che molti fatti della vita avvengono probabilmente perché devono avvenire, inspiegabili e paradossali ma alla fine del processo ci si accorge che le cose stanno così. Non so dire di preciso quando è iniziata, ho sempre avuto la passione per la musica, suono diversi strumenti ma solo da poco tempo mi sono scoperto cantautore. Ho scritto vari testi di canzoni, ho composto musica e arrangiamenti. Per queste ultime, nella stesura dei testi mi ha aiutato Francesca, la mia ragazza, ottima scrittrice. E poi.. .c’è sempre la band de ‘I vecchi draghi‘ ai quali sono legato da eterna amicizia, che non lascerò mai, che mi segue e mi supporta in questa mia nuova veste, ambizioso progetto rivolto alla nostra realtà di vita, già individualistica, che il coronavirus ha contribuito enormemente ad accentuare. E’ bello avere degli amici coi quali trovarsi in sintonia e accordo totale.
Voglio continuare a suonare, a cantare, a comporre fino a 90 anni perché ciò mi rende appagato e felice. Poco importa se si vince o si perde un festival, l’importante è trovare il tempo per fare ciò che piace e in piena sintonia con il gruppo.
Nella vita faccio ben altro, sono occupato presso una multinazionale in qualità di amministratore delegato, amo il mio lavoro e ne sono soddisfatto, ma ciò non toglie che anche a queste condizioni, ci sia spazio per coltivare altri interessi con i quali passare un po’ di tempo divertendosi”.

Leandro Pallozzi e “I vecchi draghi”

E’ stato bello intervistare Leandro Pallozzi, laureato in Scienze politiche e tutt’ora studia Filosofia, abbiamo toccato vari argomenti, avrei voluto continuare ancora, sentire l’entusiasmo e la voglia di fare di Leandro, ma tutto sommato è meglio che seguiamo “I vecchi draghi” nelle loro performance così potremo restare aggiornati e di volta in volta stupirci e rallegrarci del loro evolversi. Buon proseguimento!

Certo che oggi a Castel S. Pietro Terme si respira arte e cultura. Abbiamo già saputo che è stata nominata “Città che legge” e ora possiamo anche chiamarla “Città della musica”. Anzi, “Città della musica e della letteratura”. Non male.

(Lina Cremonini)