Bologna. Tutti gli indicatori economici, anche l’ultimo report di Bankitalia lo precisa, indicano che le aziende dove si pratica la sostenibilità ambientale e sociale sono quelle che vanno meglio anche sul piano finanziario.

Per questo, ci preoccupa come Fim il progressivo  indebolimento delle relazioni industriali che stiamo registrando  in una delle aziende più importanti del settore metalmeccanico di Bologna la G.D. Spa. Un’azienda che aveva fatto delle relazioni industriali un assets importante  della gestione dell’azienda, tanto da parlare di  “l’università delle relazioni sindacali” e che aveva fatto della G.D. un modello di innovazione e sostenibilità.

Registriamo però da qualche tempo, come  questo modello, stia regredendo e peggiorando progressivamente. E questo nonostante la crisi pandemica che  in altri contesti industriali ha rafforzato le relazioni industriali, attraverso modelli condivisi di gestione della crisi sanitaria. In G.D. è successo l’esatto contrario. Un atteggiamento che pare si sia consolidato in questa prima parte dell’anno con un approccio comunicativo notarile improntato all’informativa piuttosto che alla condivisione dei diversi temi.

In particolare registriamo tre episodi che hanno segnato il consolidamento di questo approccio: un  questionario interno sullo smart working, che nonostante il grande impegno del sindacato a livello nazionale con la sottoscrizione di accordi, e le novità introdotte nel nuovo CCNL firmato a febbraio scorso,  è stato fatto in maniera completamente autonoma dall’azienda, come fosse una cosa in cui il sindacato non dovesse mettere bocca; l’informativa sull’hub vaccinale,  un tema quest’ultimo importante sul piano della sicurezza dei lavoratori, ma su cui l’azienda ha preferito muoversi in autonomia e in contrasto anche con le normative regionali;  per non parlare poi della  e la richiesta di informativa industriale, che rappresenta tra l’altro un obbligo contrattuale e a cui è stato dato seguito con due mesi di ritardo.

 

È evidente che come Fim registriamo in queste modalità un calo della qualità delle relazioni industriali. Il fatto che l’azienda comunica alla Rsu le decisioni già prese in altre sedi, senza condivisione e senza dare la possibilità ai rappresentanti dei lavoratori di poter apportare considerazioni e miglioramenti alle diverse tematiche che impattano direttamente sulla vita dei colleghi che li hanno votati e scelti per rappresentarli, è sintomo che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.

Anche perché, se G.D. pensa di supplire a questa carenza di relazioni sindacali con la comunicazione rivolta all’esterno, sbaglia. La comunicazione di un’azienda non è a compartimenti stagni ma integrale e riguarda, come ho detto all’inzio anche  la sostenibilità sociale, dentro cui le relazioni industriali sono un’asse portante e integrale con la  contrattazione.

Pensare di sostituire le relazioni industriali e la contrattazione con un “modello diretto azienda lavoratore”, di matrice padronale ante litteram, come ci ha dimostrato la crisi pandemica, non funziona. Ci si salva insieme e non soli. Ma pare che alla G.D. questa crisi non abbia insegnato nulla. Anzi l’abbia fatta regredire al secolo scorso,  dentro un provincialismo culturale delle relazioni industriali che rischia di essere estremamente pericoloso, per l’azienda e per i lavoratori. Ci aspettiamo che l’azienda rifletta e ragioni, riportando a “normalità” le relazioni industriali, perché solo attraverso un sano e proficuo confronto e condivisione di obiettivi e visione, si fa il bene dell’impresa e dei lavoratori. E questo non lo diciamo noi, perché siamo dei romantici inguaribili ma sono gli indicatori economici a sostenerlo. Se l’azienda non inverte la rotta ripristinando delle relazioni industriali coerenti con la contrattazione aziendale vigente, non solo non sta rispettando il sindacato e i lavoratori e su questo reagiremo, ma sta soprattutto mettendo a rischio se stessa e il suo futuro.

( Roberta Castronuovo è segretario della Fim Cisl area metropolitana bolognese)