Le lacrime di Mancini e Vialli sono le nostre lacrime, la felicità del presidente Sergio Mattarella è la nostra felicità. Lottando e soffrendo, conquistiamo il secondo Europeo della nostra storia, dopo il successo del 1968, la nazionale di Zoff e capitan Facchetti, di Riva e Anastasi, superando, a Wembley, l’Inghilterra ai rigori: 4-3, dopo l’1-1 dei tempi regolamentari e supplementari.

Decisivo è stato Donnarumma che ha respinto due rigori: ad alzare la coppa è il capitano Giorgio Chiellini, uno dei tanti eroi di questo “Euro 2020”.

Nel primo tempo abbiamo subito, al 2’, il gol degli inglesi: Shaw, dimenticato dalla nostra difesa, al volo di sinistro fulminava Donnarumma, con l’aiuto del palo. Siamo andati subito in crisi, incapaci, soprattutto a centrocampo, di mettere ordine alle idee, al gioco. Immobile, Insigne e Barella erano in chiaro affanno, anche perché gli inglesi giocano un calcio molto “fisico”. Ma siamo riusciti a limitare i danni, sfiorando persino il pareggio. Nella ripresa, la musica è cambiata. Siamo tornati a dominare da un punto di vista tecnico, tattico ed emotivo, grazie a una difesa superba, con Chiellini e Bonucci baluardi insuperabili, alla regia di Jorginho (possibile Pallone d’Oro 2021), alle incursioni sulla fascia sinistra di Emerson, il bravo sostituto di Spinazzola. E a metà secondo tempo arriva il pari con il tocco ravvicinato di Bonucci.

Davvero un’altra Italia, ma gli inglesi riuscivano a resistere, fino al termine dei 120 minuti.

Sono i rigori, proprio come contro la Spagna, che ci regalano il titolo di campioni. Donnarumma e Pickford, il portiere british anche con quel volto di eterno ragazzo, ne parano due a testa, ma l’Inghilterra colpisce un palo fatale con Rashford. Per noi gli errori di Belotti e, da non credere, di Jorginho.

Roberto Mancini ha riportato la nostra nazionale al centro dell’universo calcistico, dopo la mancata partecipazione del 2018 al Mondiale in Russia. In questi ultimi anni, 34 partite consecutive senza sconfitte, abbiamo recuperato dignità e orgoglio, offrendo un football all’insegna del bel gioco e dello spettacolo. E in questi Europei tutta una nazione (dopo 16 mesi vissuti in apnea per l’ombra lunga della pandemia) ha ritrovato sorrisi ed entusiasmo, la voglia di stare insieme, di risentire l’ebbrezza di un abbraccio.

È stato un mese lungo, denso di emozioni, vittorie, gol, meraviglie, sacrifici.

Ma abbiamo vinto, mostrando il volto di una squadra capace di farsi gruppo, all’insegna del tutti per uno e uno per tutti. È stato, questo, il capolavoro del Mancio: in tutto c’è stata bellezza.

“Stasera si è chiuso un cerchio, ma la felicità è per tutti gli italiani, che a casa stanno festeggiando”. Roberto Mancini in lacrime è in difficoltà a parlare. Prima abbraccia sul campo di Wembley il l’amico di sempre Gianluca Vialli, in lacrime anche lui, poi pensa al significato di una notte indimenticabile. “Non ho parole per questi ragazzi, dico semplicemente che sono meravigliosi”.

“Intanto godiamoci questa festa – ricorda Mancini – Qui sul campo di Wembley Vialli ed io non eravamo stati fortunati, ma stasera ci siamo ripresi quel che ci era mancato, e si è chiuso un cerchio”, ricordando la finale di Coppa dei Campioni 1992 persa agli ultimi minuti dei supplementari con la loro Sampdoria contro il Barcellona.

E’ sempre l’11 luglio, la stessa data di quando 39 anni fa, nel 1982, l’Italia trionfò nel Mundial in Spagna.

E permettetemi un ricordo personale: a mezzanotte passata, quando ci consegnano la Coppa è già il 12 luglio, sarebbe stato il compleanno di mio padre.

Il tempo vola, ma il ricordo resta vivo nel profondo del cuore.