È’ una giornata stupenda: nel cielo senza nuvole il sole scalda come si deve nel mese di luglio, ma i due magnifici pini che mi sovrastano mi omaggiano di un’ombra quasi fresca. Me ne sto semisdraiato a leggere una delle mie autrice preferite: Ilaria Tuti, friulana. Mi colpisce in modo particolare il suo tratteggio nei dialoghi, che illustrano, senza riserve, il carattere dei personaggi all’interno delle sue trame.

Proprio ora ho appoggiato il volume sulle gambe, riposto gli occhiali da lettura e tratteggio, nel pensiero, lo spigoloso carattere della Teresa Battaglia, donna in assenza di mezzi termini, diretta, a senso unico: esattamente come piace a me.

Foto di Markus Distelrath da Pixabay

Nella via lastricata che divide le piazzole del campeggio e ne consente l’accesso, due ragazzotti sui quindici o sedici anni stanno ingannando il tempo producendosi in acrobazie il primo su uno skate e l’altro utilizzando un monopattino. È davvero incredibile quello che riescono a fare! Quello sullo skate sta cercando di piroettare facendo perno sull’estremità del mezzo in modo da rovesciarne il verso e cercando di ricaderci sopra in assetto di partenza: sta tentando da almeno dieci minuti, forse più, senza successo.
L’altro, per non essere da meno, prende una forte rincorsa sul mezzo poi, all’improvviso, sterza bruscamente, cercando di controllare l’immancabile impennata con scarsi risultati: un paio di volte è finito disteso, ma la cosa sembra non turbarlo.

Ogni tanto una breve pausa di commenti sprezzanti vicendevoli, qualche lazzo, finte scazzottate e ripresa dell’attività. Il fracasso prodotto dalle loro piroette non mi disturba più di tanto e poi, un po’ di tolleranza non guasta anche se sarebbe l’ora della penichella.

Ma ecco, in fondo alla strada, spuntare una ragazza che con passo deciso viene verso di loro e quindi anche verso di me. Ad un primo esame è coetanea dei due saltimbanchi improvvisati ma il suo comportamento appare estremamente misurato. Indossa un due pezzi che deve essere costato pochissimo: non più di cinque decimetri quadrati di stoffa per confezionarlo, una piccola fibbia e alcuni centimetri di elastico. Forse un po’ meno dell’indispensabile …

Avanza decisa ma lentamente, con una cadenza misurata ad hoc per l’armonia del tutto e la sua figura slanciata ne guadagna non poco. Le gambe sono perfettamente tornite è decisamente lunghe, come lunghi i capelli correttamente spettinati, con noncuranza, di un biondo ramato che a tratti parzialmente nascondono un viso perfetto con un nasino forse un poco impertinente. Quando riesco a distinguere il colore degli occhi riscontro la perfezione: due perle verdi come l’ombra dell’acqua del mare.

Sì, lo so che sto passando per guardone, ma visto che mi rimane solo quello …
La strada di separazione è forse larga oltre quattro metri, ma lei, con noncuranza a lungo studiata, quando passa accanto ai due (al momento in una pausa di riflessione e piccolo alterco) quasi li sfiora: il gesto appare fortemente provocatorio, decisamente voluto ed eseguito ad arte. L’onda del suo profumo arriva fino alle mie narici e sa di giovinezza, di bellezza appena sbocciata, di scoperta della propria femminilità. Riesco a guardarla, per poco, mentre si allontana camminando verso il fondo della strada: ecco, mi risulta difficile descrivere il due pezzi nella parte posteriore, per il semplice fatto che non esiste. Una sottilissima striscia appena sotto le ascelle e … proprio nulla nella parte restante. Deve essere costato davvero poco …

Per qualche istante i due restano immobili, quasi statuari, quasi fosse accaduto qualcosa di molto oltre la propria capacità di comprensione: non un gesto, non il minimo segno di intesa, nulla. Poi, improvvisamente, il primo molla un calcio allo skate che finisce a rotolare sull’erba della piazzola di fianco e, come da intesa, l’altro lascia semplicemente cadere a terra il monopattino mollando la presa. Con perfetto sincronismo si precipitano di corsa verso il fondo della strada dove è sparita la ragazzina, un attimo prima riprendono il passo e proseguono con andatura svagata nell’inseguimento.

Ricordate la magistrale scena creata dal grande Zeffirelli nel suo “Giulietta e Romeo”, quando lui le prende la mano facendo sussultare la giovane ragazza che non riesce a trattenere un’esclamazione di sorpresa? E ricordate le parole della ballata che tratteggia la scena con imparabile maestria: “Ai giochi addio puoi dire ormai …”.

Io ho ripreso la lettura del romanzo e per loro, beh, per loro inizia la vita. Quella vera. O sarà solo un altro gioco?

(Mauro Magnani)