Ci troviamo in un mondo sempre più competitivo, in perenne trasformazione, nel quale avere capacità di guidare i processi di cambiamento diventa fondamentale, per vincere le sfide che si presentano davanti a noi. In questa situazione le capacità di chi guida questi processi sono fondamentali per avere successo, ma soprattutto per mettere il percorso su una strada che faccia crescere tutta la comunità.

Emblematico, in questo contesto, è il terremoto che sta attraversando un po’ tutti i partiti italiani dopo la fine del Governo Conte II e l’avvento di Mario Draghi alla premiership.

Ecco allora che riflettere sulla leadership diventa fondamentale. Cosa dovrebbe fare un leader?

Innanzi tutto non deve avere tutte le risposte: è meglio che sappia costruire il contesto per cui si generino quelle giuste. La complessità e la velocità dei cambiamenti di oggi fanno sempre più emergere il bisogno di una leadership diffusa, capace non solo di lanciare una visione, ma di costruire le condizioni per una effettiva condivisione della responsabilità. In questo modo si potrà permettere alle persone di porre in circolo il proprio talento e generare valore.

Nelle crisi emerge ancora più forte l’evidenza che è impossibile che uno solo abbia risposte per tutti gli altri, e il leader ha l’occasione di conquistare un’altra, più profonda dimensione di impatto, che può veramente fare la differenza per le persone. Mettendo in evidenza tre qualità fondamentali della leadership capace di costruire futuro: la pazienza, la gentilezza e l’umiltà.

La pazienza ha a che fare con la capacità di fermarsi e riconoscere gli altri, decidendo di dar loro priorità, andando a cercare le occasioni di confronto, allenando a capacità di rendere costruttive le relazioni.

La gentilezza è la capacità di aver cura delle persone investendo in relazioni forti. La leadership deve infatti saper creare contesti in cui le persone sentano di potersi esprimere e possano muoversi in sicurezza, riconoscendosi nella squadra e diventando snodi fondamentali di quella prospettiva che contribuisce a generare intelligenza collettiva.

Ma entrambe, pazienza e gentilezza, diventano abilità generative della leadership solo se c’è umiltà. L’umiltà permette infatti di creare lo spazio in cui consentire agli altri di mettere in circolo il proprio talento. La leadership non deve risolvere i problemi e le fragilità del singolo; deve invece saper dare gli strumenti alle persone perché siano in grado di risolverli da sé. L’esperienza ha infatti poco da insegnare se non viene vissuta con umiltà. Ed è proprio l’umiltà l’arma potente della leadership, perché costruisce il collante della fiducia, rafforza il senso di lealtà nei confronti del gruppo di appartenenza e favorisce il gioco di squadra.

La parola “umiltà” prende il suo significato dal latino humus ovvero terra. E questo richiamo alla terra è proprio il fondamento etimologico che definisce la leadership capace di generare positività. Che genera, esattamente come la “madre terra”.

Seminare e poi raccogliere. Questo è il senso della leadership. Sapendo lavorare sulle proprie vulnerabilità e guidando il gruppo a risolvere le proprie. Seguendo la legge del raccolto: raccogliamo sempre quello che avremo seminato e in relazione alla cura della nostra seminagione, nei giorni in cui il raccolto sarà pronto.

Immanuel Kant ci ricordava che la pazienza è la forza del debole, l’impazienza la debolezza del forte.

Buona leadership a tutti!

(Tiziano Conti)