Ad affiancare il romano Matteo Berrettini nella poco edificante lista di chi ha scelto paradisi fiscali sono finiti altri due giovani tennisti, Lorenzo Musetti e l’astro nascente Jannik Sinner, tutti e tre “allergici” a sentirsi contribuenti italiani, smaniosi però nel voler vestire la maglia azzurra in occasione delle prossime Olimpiadi di Tokio, a tal punto spinti più da “obblighi” contrattuali da parte degli sponsor che da attaccamento al tricolore, anche se per un motivo e per l’altro Berrettini e Sinner hanno rinunciato.

Matteo Berrettini (Foto di si.robi da Pixabay)

Comunque la vicenda ha scatenato critiche feroci verso chi di dovere, Fit (Federazione italiana tennis) in primis, ma cha a cascata sta scuotendo in questi giorni anche le “stanze dei bottoni” della politica soprattutto da quando il “monegasco” Matteo è stato ripreso assieme agli azzurri della nazionale di calcio neo campione d’Europa alla sfilata di festa sull’autobus scoperto per le vie di Roma, condividendone così onori e gloria.

E’ risaputa la maldestra abitudine che hanno numerosi nostri connazionali di pagare le tasse all’estero pur abitando in Italia, ed il detto “dopo i confetti si vedono i difetti” è stato ricordato laddove i doverosi elogi “sul campo” hanno lasciato spazio a feroci critiche su maldestri comportamenti “fuori campo”, riferiti all’uomo del momento dell’Italtennis, il bel tenebroso Matteo, fresco finalista a Wimbledon e pupillo di “mamma” Fit, dall’alto del ranking mondiale Atp che lo vede stabilmente entro i primi 10 migliori giocatori al mondo già da tempo.

Atleti di altre discipline sportive contano sulla “tolleranza” del fisco italiano fra chi fa il proprio dovere pagando le tasse in patria e chi invece si ingegna per truffare la comunità di un paese come il nostro che, in effetti, mostra dati dell’ultimo decennio volti a tollerare (anche troppo), numeri per cui un terzo degli abitanti evade parzialmente o totalmente le tasse e meno di 100.000 contribuenti con reddito superiore a 150.000 euro l’anno, oltre ad avere una criminalità organizzata sempre più “finanziaria”, ed è (anche) da qui che purtroppo nasce l’abitudine a considerare questi “furbetti” come mariuoli fiscali furbi e da imitare, e i cittadini onesti che pagano le tasse come “fessi” da compatire.

Il vizio comunque molto diffuso di escogitare artifizi per pagare poche tasse, fatta eccezione per il lavoro dipendente, è sempre stato una consolidata (cattiva) abitudine che ha attraversato trasversalmente tanto i ceti sociali quanto le nazionalità, colpa di chi ha mai fatto capire che pagare le tasse è un dovere civile, previsto dalle leggi e dall’organizzazione sociale dello Stato (che poi siamo tutti noi) e non una virtù o una buona azione semmai da premiare, in definitiva è un modo di garantire l’equità ovvero pagare tutti in modo che tutti possano (anche) pagare di meno.

(Giuseppe Vassura)