Dopo lunghi negoziati e molteplici compromessi, a fine giugno Parlamento europeo, ministri dell’Agricoltura degli stati membri e Commissione europea hanno finalmente trovato un accordo sulla nuova politica agricola comune (PAC). Ho partecipato direttamente alle trattative in quanto responsabile per l’agricoltura del Partito Popolare Europeo in Parlamento e sono convinto che l’intesa raggiunta rappresenti un’occasione significativa per la nostra regione.

Circa 387 miliardi di euro verranno distribuiti al settore agricolo europeo nel periodo 2023-2027, una cifra che equivale al 33 per cento del bilancio complessivo dell’Unione europea. Di questi, 34 miliardi andranno all’Italia.
In termini generali, la nuova riforma è più attenta alle aziende a conduzione familiare, dà maggiori competenze alle regioni e pone l’accento sulla condizionalità ambientale. L’Europa è infatti impegnata in uno sforzo complessivo per salvaguardare la biodiversità e lottare contro il cambiamento climatico – l’obiettivo è di ridurre le emissioni di CO2 di almeno il 55 per cento entro il 2030. Gli agricoltori svolgono un ruolo centrale in questa strategia, in quanto custodi del nostro territorio.

Per questo, con la nuova programmazione un quarto dei fondi disponibili rientrerà negli eco-schemi, che rappresentano un’opportunità nuova per stati membri e regioni di migliorare le prestazioni ambientali e climatiche in base alle esigenze e alle condizioni locali. Si tratta di una sfida significativa, di cui gli agricoltori devono essere consci.

Inoltre, con il cosiddetto new delivery model, gli stati membri e le regioni avranno più competenze. Su quest’ultimo punto mi sono molto impegnato durante i negoziati, affinché le regioni, nel nostro caso le Province Autonome, che in Italia sono responsabili per lo sviluppo rurale, abbiano un ruolo importante nella stesura del Piano strategico.
La nuova PAC introduce anche un importante elemento di equità. Il 10 per cento delle risorse che fino a oggi erano allocate alle grandi aziende sarà redistribuito a quelle di medie e piccole dimensioni, notizia particolarmente positiva per le aziende di montagna come le nostre. Inoltre, gli stati membri dovranno continuare il processo di convergenza interna dei pagamenti diretti a partire dal 2023, in modo che, al più tardi entro il 2026, tutti gli agricoltori possano avere almeno un valore dei titoli pari all’85 per cento del valore medio nazionale.

In questa cornice s’inseriscono anche gli obiettivi di condizionalità sociale, secondo la quale è stato introdotto un nuovo meccanismo, che collega la piena ricezione dei pagamenti al rispetto da parte dei beneficiari delle norme relative alle condizioni di occupazione dei lavoratori agricoli e alla sicurezza e salute sul lavoro.
In termini generali, ho insistito affinché la competitività dell’agricoltura europea non sia messa in discussione dalle nuove esigenze. Se da un lato si chiede agli agricoltori di fare di più, dall’altro va dato loro di più, per sostenerli in questo impegno aggiuntivo. La nuova PAC riprende questa logica, ma uno sforzo maggiore va richiesto ora ai consumatori, che devono abituarsi al fatto che maggiori richieste in termini di qualità dei prodotti comporteranno un prezzo corrispondente al lavoro fatto per coltivarli.

È con questo spirito che sto cercando di orientare la discussione sulla strategia “Farm to Fork” della quale sono relatore. Questa iniziativa, nota in italiano come “dal produttore al consumatore,”, mira a riformare il nostro sistema agroalimentare, rendendolo più sano e rispettoso dell’ambiente. Entro il 2023, ci si attende che la Commissione europea avanzi una proposta legislativa a riguardo. Al momento, tra le tematiche in discussione ci sono il calo nell’impiego dei prodotti fitosanitari, l’aumento dell’agricoltura biologica e il miglioramento del benessere animale.
Si tratta di obiettivi estremamente ambiziosi, che potranno essere raggiunti solo se perseguiti in maniera pragmatica, attraverso un consistente investimento in ricerca e sviluppo e un’apertura alle tecniche di miglioramento genetico di nuova generazione e ai prodotti antiparassitari a basso rischio. Non sarà facile, perché in Parlamento siedono anche forze politiche che hanno la tendenza ad affrontare il dibattito in maniera demagogica.

I consumatori vanno resi consci che le nuove politiche produrranno dei cambiamenti anche in termini di prezzo. Ciò significa affrontare il concetto di sostenibilità da una prospettiva non solo ecologica ma anche economica. È una sfida molto complessa, che va oltre i nostri confini, perché l’Europa gioca un ruolo decisivo nella lotta alla fame del mondo.

Non si tratta quindi solo di produrre meglio, ma anche e soprattutto di consumare meglio. Da quest’ultimo punto di vista, la priorità deve essere innanzitutto ridurre gli sprechi alimentari.
Di fronte ai grandi cambiamenti che abbiamo davanti, gli agricoltori della nostra regione sono ben equipaggiati per affrontare la sfida. Ma bisogna preparasi a fare di più e, per questo, è fondamentale che le nuove risorse vengano investite con la piena consapevolezza delle trasformazioni che ho citato. Se ben gestita, questa può essere una grande opportunità per la nostra economia e il nostro territorio.

(Herbert Dorfmann, eurodeputato del PPE)