Manca ai migliori ogni convincimento, mentre i peggiori sono pieni di appassionata intensità (William Butler Yeats).

La frase del poeta Yeats fotografa il momento.

Con una sinistra intimidita che mette i titoli giusti alle sue battaglie ( covid, ius soli, diritti civili, progressività fiscale, contrasto all’evasione, giustizia, in attesa di idee forti sul lavoro e l’ecologia, che nessuno possiede) ma è come trattenuta dal combatterle con la radicalità necessaria.

E una destra reazionaria che aggredisce ogni questione con tracotante baldanza.

Al punto che sembra quasi aver ragione.

Anche se di rado ce l’ha.

Smarrendo a volte la strada dell’etica.

Sfidando perfino le leggi della logica.

Pur di trarre un utile politico.

“L’idea di utilizzare il Green Pass è raggelante, è l’ultimo passo verso una società orwelliana, una follia anticostituzionale – ha sussurrato con la consueta cautela Giorgia Meloni – per noi la libertà individuale è sacra e inviolabile”.

Anche quella di diffondere un’epidemia, vien da pensare.

La sorella di Orban sembra confondere la libertà con l’arbitrio, con la licenza di ledere la libertà degli altri e l’interesse della comunità.

Strana concezione per chi si vorrebbe paladina della legge e dell’ordine.

In questa confusa stagione di passaggio ad un futuro dai contorni più temuti che sperati l’immaginario della destra sovran populista si popola di figure e riferimenti culturali i più vari, contraddittori, spesso consapevolmente o inconsapevolmente storpiati.

Non c’è racconto più divertente di quello di un Salvini ( con maggior frequenza) e di una Meloni ( con qualche comprensibile difficoltà in più) che si inventano liberali.

Leggi qualcosa di Stuart Mill, di Hobbes, di Berlin, di Dahrendrf e ti viene il dubbio che sappiano di cosa parlano.

I rapporti confidenziali con Casa Pound lo dileguano rapidamente.

Che questa destra oscurantista cerchi di fermare il DDL Zan e qualsiasi altra norma che si sia proposta negli anni di rimuovere ogni manifestazione discriminatoria dalla nostra vita sociale si può ben capire.

È il portato di una storia di pregiudizi, “quel l’espressione, pederasti, così squisitamente fascista” ha scritto Bobbio.

Una storia che ha perduto la virulenza originaria ma non ha ancora finito di indulgere alla tolleranza verso quel che non è tollerabile.

Froci, busoni, finocchi, culi rotti non è un dolce stil vecchio, non può essere annoverato alla voce libertà di espressione.

Sanzionarne l’uso non è oppressione, è civiltà.

Anche l’avversione ai migranti, la compiacenza verso gli evasori, la copertura politica quando non l’adesione esplicita ai pestaggi di Stato nei confronti di un carcerato, del povero Cucchi o degli inermi cittadini torturati alla Scuola Diaz ( è di ieri la sentenza della Corte di giustizia europea che rigetta la pretesa violazione dei diritti di alcuni degli aguzzini condannati dal Tribunale di Genova) non destano sorpresa, rientrano nell’ortodossia ideologica di una destra illiberale.

Ma sul contrasto al covid?

Da dove saltano fuori le teorizzazioni, le ambiguità, le contraddizioni che hanno contraddistinto fin dall’inizio l’atteggiamento dei Salvini, dei Bolzonaro, dei Trump, degli Orban, delle Meloni?

Col rischio di favorire la diffusione del virus, di non ingabbiarlo fin dove è possibile, di generare, per conseguenza, un brodo di coltura permanente nel quale varianti sempre più aggressive sono libere di svilupparsi ( l’Oms giudica questa possibilità “molto probabile”).

Dove sta scritto che fra qualche tempo, forse domani, il covid si accontenterà di pascersi delle carni flaccide di noi vecchi?

Chi garantisce i nostri nipoti?

Giorgia?

I suoi fratelli?

I dubbi sull’esistenza stessa di una minaccia reale, comprensibili solo nello stadio iniziale della pandemia, poi quelli sui vaccini, gli ostacoli ai lockdown, lo scetticismo sul distanziamento e le mascherine, l’ostilità all’app che doveva tracciare i percorsi della malattia, ora quella al pass, che non ridurrebbe ma amplierebbe gli spazi di libertà e di sicurezza.

Anche dei ristoratori.

Un confuso trameschio di parole e di gesti, variamente conditi, esibiti e poi negati.

Pervicacemente.

Dove vince solo il covid.

E ad essere sconfitta è la ragione, l’unico contenitore nel quale possiamo sperare di trovare le risposte ai problemi della sicurezza e dell’economia.

La sorgente di tanta dissennatezza forse è l’ideologizzazione degli egoismi, eretti a fondamento sociale, babbo e mamma di quasi tutti i problemi del mondo.

Il cinismo fa il resto: l’impressione è che non ci si chieda cosa è appropriato fare ma cosa è conveniente.

È ovvio che dobbiamo convivere con questo virus.

Il problema è come.

Si può farlo con prudenza, che un tempo era una virtù cristiana, o con avventatezza, che è una prerogativa degli sciocchi.

Si può ricorrere all’intelligenza o abbandonarsi al conforto dell’ignoranza.

In campo medico come in quello ambientale.

Dimenticando che senza la scienza la politica è cieca.

E noi siamo dei pulcini implumi.

Tanto più che non sembriamo coltivare granché le virtù umanistiche.

Senza vaccini sarebbe impossibile progettare il futuro.

Ma anche coi vaccini il cerchio non si chiude.

Gran parte del mondo non vi ha accesso.

La metà di chi può non lo fa.

In Italia i non vaccinati sono ancora 17 milioni.

Altrove è anche peggio.

In queste condizioni come si faccia a fermare l’incrudire delle varianti senza la piena collaborazione delle persone, sopra e sotto i quarant’anni, è un mistero.

Non è solo un problema di comunicazione, come siamo soliti dire per salvarci l’anima.

Capire qual’é la cosa giusta, dopo due anni, non è difficile.

È per farla che serve più razionalità, e più coscienza.

Sono processi culturali che richiedono tempo.

Che però non c’è.

Dove non arrivano etica e intelligenza dei singoli deve arrivare la responsabilità delle Istituzioni.

Con la forza della persuasione e, se occorre, della coercizione.

La società si deve poter difendere.

Da un ladruncolo come da un diffusore di malattie.

La formula di rito dei complici del covid “ siamo tutti adulti responsabili” è una penosa diserzione dalla battaglia.

Non volete parlare di obblighi?

Parliamo allora di diritti, e di doveri.

Sedersi al chiuso senza vaccino e senza mascherina accanto a una persona vulnerabile non è un diritto indisponibile.

Non sono due libertà uguali.

Quando non possono convivere una deve affievolire per tutelare l’altra.

Il diritto alla salute e alla vita viene prima della libertà di contagiare.

Il Governo adotti i criteri di calcolo che più gli aggradano, ma cerchi di fare le cose per bene.

Prima che si riempiano di nuovo gli ospedali.

In questa gara col covid non possiamo sempre inseguire.

Fino all’arrivo della variante SPQT, quella irraggiungibile, quando su Saturno commenteranno: sono pazzi questi terrestri.

(Guido Tampieri)