Era seduta al tavolo difronte a me, il suo aspetto rappresentava proprio il mio ideale di nonna. Una figurina minuta, un viso rotondo quasi da bambina, dolcissimo, ricoperto da mille fittissime rughette, portamento aristocratico, già alla prima occhiata ispirava simpatia.

Mani (Foto di Sabine van Erp da Pixabay)

Appunto… alla prima occhiata. Dopo, prevalse una grande pena.

Il signore che sedeva al suo stesso tavolo, seppi più avanti essere il figlio. Sulla quarantina, pizzetto molto curato, un fare signorile, retaggio evidente della madre, cercava di leggere il giornale, nonostante le continue interruzioni della donna. Solitamente non mi occupo di coloro che siedono ai tavoli di un ristorante, ma quella volta, non potevo evitare di guardarli e di sentirli. Erano lì proprio davanti a me a mezzo metro di distanza e il tono di voce della signora, in netto contrasto con il suo aspetto fisico, non era dei più cordiali:

“Allora, viene il cameriere o no? Dove mi hai portato? In un posto di infimo ordine mi hai portato! D’altra parte non potevo aspettarmi nulla di diverso da te”.
“Vedrai mamma, ora viene il cameriere così puoi ordinare e ti assicuro che questo è il migliore ristorante della zona. Fanno degli ottimi tortellini”.
“L’importante è che tu ne sia convinto”.

“Prego signori, desiderano?”
“Quello che vuole mio figlio non lo so, per me tortellini in brodo di gallina, e porti il parmigiano, per cortesia, nei ristoranti di solito sta sul tavolo, ma qui non c’è”.
“Certamente signora”.
“Staremo a vedere”.

Seguì l’ordinazione del figlio, che a dire il vero mi passò inosservata, tanto attanagliavano la mia attenzione le parole della signora. Facevo appello alla mia buona educazione, ma anche se evitavo di guardare come si conviene, non potevo evitare di sentire.

Il figlio con voce pacata, riprese la madre: “Non essere aggressiva con il cameriere, è una brava persona, vedrai, sarai contenta”.
“A sì, io sarei aggressiva? Tu e tua moglie invece? Non lo siete nei miei confronti?”

La signora si girò improvvisamente verso la sedia vuota alla sua sinistra e come rivolgendosi ad una persona realmente presente ricominciò: “Tu dovresti proprio smettere di aggredirmi, non sei nemmeno mia figlia! Peggio per chi ti ha sposato! Stai cercando di farmi passare per quella che non sono! Sei proprio il massimo della pena! E’ meglio che stai zitta!”.

Su quella sedia non c’era nessuno. Poverina! E pensare che era così una bella vecchina!
Ero in catalessi, tanto che mio marito si sentì in dovere di scuotermi dicendomi:
“Ignorala, non fissarla così”.
Ma era proprio impossibile non guardarla e non ascoltare.

Ogni tanto si toccava la collana di perle e sembrava guardarsi attorno, finché, come fosse una bimba di 3 anni, prese in mano con decisione la formaggiera che il cameriere nel frattempo aveva portato e alzato il piccolo coperchio vi affondò il cucchiaino. Prese una cucchiaiata di parmigiano e lo se lo mise velocemente in bocca. Poi altrettanto velocemente una seconda.
“Mamma ti prego non fare così! Non sta bene lo sai!”
“Perché cosa sto facendo? Ho fame, i tortellini non li portano mai e io mangio il parmigiano!”
“Basta mamma su da brava”. “A io dovrei fare la brava? Meglio che lo dici a tua moglie” E guardando ancora la sedia vuota, si rivolse a chi solo lei sapeva: “Taci un po’, tu che chiacchieri sempre e a vanvera per giunta, hai una bella faccia tosta!”

In quella arrivò il cameriere con i tortellini e a lui il figlio della signora rivolse queste parole: “Per cortesia, ci perdoni, può cambiare formaggiera e cucchiaino? Grazie”.
“Certo signore, subito, non si preoccupi”.

La situazione poteva sembrare grottesca, una nonnina che parlava alle ombre. Il sangue freddo e la compostezza del cameriere e del figlio, nel cercare di salvare il salvabile, erano davvero ammirevoli. Ma il pensiero che come età ero più vicina alla signora che non ad altri, mi diede quasi il riverbero di un prossimo futuro. Ero impietrita, le mani mi si ghiacciarono.

Da quella situazione imbarazzante, per la signora, per il figlio, e per tutti noi vicini di tavolo, mi salvò mio marito chiedendo il conto al cameriere.
Io avrei voluto sedermi accanto alla nonnina prenderle la mano e farmi raccontare tutto il suo dolore.

(Lina Cremonini)