Paolo Bolognesi è l’instancabile motore che ha permesso, fra l’altro, l’apertura del processo ai mandanti della strage del 2 agosto e oggi, 41 anni dopo può anche citare i passi in avanti che stanno avvenendo verso la completa verità. “Qualche giorno fa abbiamo assistito ad un fatto eccezionale, la ex moglie di Bellini (accusato di essere uno degli esecutori della strage), ha riconosciuto l’ex marito in un  filmato amatoriale girato nei momenti successivi all’esplosione della bomba che lo coglieva alla stazione, luogo nel quale aveva sempre negato di essere.
Ha anche aggiunto che l’alibi che aveva protetto Bellini in questi anni era falso e venne costruito su indicazione del padre di Bellini.

A questo punto credo che sarà molto difficile per l’imputato costruire una nuova narrazione degli eventi. Inoltre abbiamo la conferma del fatto che i servizi segreti erano parte attiva nell’azione di depistaggio delle indagini e di protezione di alcuni imputati. Ma un conto è l’accusa di depistaggio, altro è essere chiamati a rispondere di responsabilità dirette nell’attentato.

Quel che è emerso fino ad ora dal processo è che i terroristi neofascisti avevano ottenuto l’appoggio dei servizi e solo così fu possibile arrivare all’attentato.

In passato si pensava ad eventuali responsabilità del mondo della P2 e dei servizi; oggi sono emerse, udienza dopo udienza le prove di quei collegamenti.”

Abbiamo anche imparato che l’appartamento di via Gradoli do c’erano le Br ai temi del sequestro Moro era nella disponibilità dei servizi, che anzi lo affittarono anche ai terroristi nei.

“E questo ci fa capire quanto sia ancora da scavare per arrivare a prime verità sulla stagione del terrorismo.

Però voglio anche osservare che di questo processo si parla poco a livello nazionale, sembra diventato per il mondo dell’informazione un problema locale.”

(m.z.)