Diversi studi individuano la nascita dello scrittore Esopo nel 620 a. C., altri lo fanno provenire dall’Africa e altri ancora dalla penisola Calcidica: poco importa. Le sue favole sono immortali e ci elargiscono un insegnamento immortale per quanto riguarda l’uomo: ciò che accadeva due millenni e mezzo fa, accade a tutt’oggi. La sua favola del re Travicello è, e sarà, per sempre immortale.

Me ne sono ricordato ascoltando le varie e difformi dichiarazioni dei nostri rappresentanti politici all’indomani della (forse) soluzione della diatriba politica riguardante la riforma del Sistema giudiziario italiano. L’immagine del piccolo tronco che viene lanciato nel bel mezzo dello stagno e il fuggi fuggi delle gracchianti rane calza alla perfezione con l’attuale vicenda. Una volta chetate le acque, il gracidare riprende anche più forte di prima e ogni esemplare cerca di gracidare ancora più forte. Ovviamente tutti si attribuiscono la maggior parte del merito delle modifiche apportate e alcuni arrivano ad affermare che in assenza del loro disinteressato contributo nulla avrebbe potuto concludersi con una soluzione. I più rumorosi arrivano a fare nomi e cognomi, a specificare precise casistiche sulle quali si è intervenuti e chi più ne ha più ne metta. Fra i più rumorosi un vistoso gruppo di ranocchie che grida alla cancellazione di alcune norme, da loro stessi proposte solo alcuni mesi fa, con l’attenta supervisione di uno che generalmente riesce a gracidare più forte di tutti… Un altro gruppetto gracida in disparte la sua cantilena di sempre: tutto sbagliato e solo noi potremo …

Poco lontano un ben più grande acquitrino, stracolmo di ranocchie, se ne sta in disparte e quasi assente, dimentico che la corretta applicazione della giustizia rappresenta l’essenza della democrazia, dove la certezza della pena e la ricerca della verità rappresentano la sola garanzia del vivere civile. L’acqua di questo grande acquitrino si è quasi completamente prosciugata e, ai bordi, qualche vistosa crepa di siccità inizia a presentarsi. Il gracidare procede ad ondate, a seconda del vento e c’è chi ancora crede in un definitivo e curativo ulteriore grande Re Travicello che giunga finalmente a mettere ordine nel gracidio che sta assumendo proporzioni devastanti.

La favola termina con un tronco (perchè quello era) inerme e immobile nel suo solitario galleggiamento poi venne inviato un altro Re che iniziò a divorarsi le ranocchie. Le stupide ranocchie. Le poche rimaste gracidano ancora alla luce della luna: una luce pallida, fioca, che disegna al suolo ombre appena visibili.

(Mauro Magnani)